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Racconto che ne fui profeta / Così morì Airbnb

Airbnb ebbe vita breve. Pochi anni dopo la sua creazione fui testimone, mio malgrado, del suo lento e inesorabile declino. Ritrovati dei ricordi in un vecchio computer, ho deciso d’impiantarli su Triplozero.   John Baldessari, Goya Series, 1997   Attorno al focolare domestico   Nel centro pedonale di un paesino svizzero, la padrona di casa affittava la camera del primogenito, partito a lavorare altrove. Mi accolse calorosamente, facendomi fare il giro dell’appartamento che si sviluppava su due livelli. Bastava dormire sul materasso e nella stanza del figlio per essere trattato con un occhio di riguardo. La sera m’intrattenni a lungo con i due bambini, seduto attorno al focolare e sorseggiando l’acidula kombucha fatta in casa di cui la signora mi lasciò la ricetta, non senza decantarne esageratamente le proprietà benefiche. Parlammo di viaggi in India, di trekking sulle montagne svizzere, di libri che l’altro avrebbe dovuto assolutamente leggere. Prima di andare a letto, i bambini mi diedero il bacio della buonanotte e quando partii la più piccola mi regalò un disegno: se il mio naso era gigante, più grande del corpo, in compenso indossavo un bellissimo vestito...

Che tipo di casa siamo? Il nuovo libro di Luca Molinari / La casa senza radici

Campagna inglese. Un luogo del nostro immaginario, dove tutto appare perfetto: pecore e greggi disposte armoniosamente, il cielo con le sue grandi nubi e i tagli improvvisi di luce, prati verdissimi e ogni stelo d’erba che sembra essere stato pettinato con cura di prima mattina. Ma interviene un elemento del tutto dissonante a ricordarci che non viviamo in un quadro di Constable, bensí nel XXI secolo: uno strano edificio, rivestito con losanghe di acciaio lucido in mezzo alla boscaglia. La forma è quella di una capanna, elementare e arcaica nella sua purezza volumetrica, che per metà della lunghezza è sospesa sul vuoto della vallata sottostante. Sembra quasi che questo piccolo edificio sia scivolato silenzioso sul prato fino a fermarsi in pericoloso equilibrio, ma non è cosí perché proprio sotto la pancia di questa casa di campagna 2.0 è agganciata un’altalena che ci riporta in maniera impudica ad Alice nel Paese delle Meraviglie e a un mondo a testa in giú.    La residenza, realizzata nel Suffolk nel 2010 dallo studio olandese MVRDV, veri e propri nipotini colti e dispettosi della fine postmoderna del secolo scorso, non a caso è stata chiamata Balancing Barn. Pare che l...

Il clamore del vuoto

Pieno. Questo è l’aggettivo che dice in me il paese dell’infanzia e della giovinezza. Il paese era pieno, di uomini, donne e animali. Nei bassi ormai vuoti e cadenti si stipavano famiglie di dieci e più persone. C’era il pieno delle strade, delle campagne, delle processioni, delle feste, delle riunioni, dei comizi. Delle casupole adibite a scuole e delle mandre che seguivamo in campagna. Il pieno delle voci. Il pieno della miseria, dei bambini scalzi e con in mano una fetta di pane, delle favole e dei pettegolezzi, degli abbracci e dei litigi.   Arrivò il pieno delle macchine che partivano, famiglie che piangevano come le persone che restavano. C’era il pieno di chi salutava e diceva arrivederci sapendo che mentiva. C’era il pieno nel mio paese di Toronto, dove c’era mio padre e i padri dei miei amici. E quel pieno svuotava il paese e creava altri luoghi, palazzi e città. Le case chiudevano ma si pensava al ritorno. La ruga era piena. Adesso la via è piena di ricordi e di rimpianti. Sarebbero tornati un giorno i miei amici e i loro genitori. Noi partivamo per le città e le università,...