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Dibattito

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Il Sessantotto. La fascinazione dell'inizio

Milano, inverno e primavera 1968   Acerba intimità con l’impossibile.   Una pioggia di volti lungo il giorno, le strade solidali con il grido. Era cielo, era carne il desiderio.   Prosodia della rivolta, Vietnam, Praga, la lontananza ferita era nei passi, nei pensieri.                                          Stava ognuno dentro il respiro della moltitudine.   Il sogno divorava l’orizzonte.   Qualche tempo fa, ripensando al Sessantotto, mi è accaduto che invece di pensieri ordinati in una riflessione e in un’analisi, mi si accampassero piano piano nella mente e sulla pagina alcuni versi.  Succede che la lingua scelga qualche volta la sua forma un po’ imperiosamente. Quei versi ora possono fare da apertura, e come da esergo, ad alcune considerazioni.   Ho sempre avvertito una sorta di artificiosa dissolvenza e di forzatura storiografica nelle letture che estendono il Sessantotto a un’epoca, a un arco di anni, facendo di  quei pochi mesi una radice, un fondamento, un inizio responsabile di successivi accadimenti. Il grido parigino Ce n’est...

Questioni di gender, questioni di etica?

Il dibattito piuttosto triste e banale che anima in questi ultimi tempi l’arengo delle questioni relative  all’identità sessuale e di genere ha – bipartisanamente – una caratteristica comune. Che scaturisca dalla parte più baciapile e ideologica di una certa chiesa cattolica o che venga dall’empireo del post-femminismo bagnato nelle acque queer, la parola etica abbonda e deborda. Sembra che non si possa parlare di queste faccende senza mettere in campo la morale. L’idea che gli omosessuali siano più etici degli eterosessuali, basandosi sul fatto che tra “eguali” c’è più equità farebbe rizzare le carni ad Aristotele. Nell’Etica a Nicomaco il nostro si spende ampiamente per dimostrare che l’amicizia perfetta non è quella tra eguali e che ci possono essere molte altre forme di amicizia che presuppongono la differenza. Quello che il nostro però non sopporterebbe è la riduzione dell’etica a morale che “prescrive” e giudica”. Altrove – ma evidentemente in Italia è inutile scrivere libri sul gender – su Modi bruschi. Antropologia del maschio (Elèuthera) e Il punto G dell’uomo (Nottetempo) ho detto, a partire dall’esperienza che le discipline antropologiche con la vasta gamma di...

Omnia vincit social

L’unica famiglia naturale è quella composta da due Marò arcobaleno   Mentre scrivo queste righe, il pomeriggio di sabato 27 giugno 2015, la mia homepage di Facebook è tappezzata di bande colorate: rosso, arancio, giallo, verde, blu e viola. Oggi, in molte città italiane, inclusa quella in cui vivo, Torino, si svolge la parata del Gay Pride, di cui la bandiera arcobaleno è il simbolo dalla fine degli anni Settanta. Ma il motivo di questa euforia cromatica socializzata, pure legata strettamente al movimento LGBT, è diverso ed esula dalla annuale ritualità legata alla manifestazione.   Ieri, 26 giugno, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito l’inalienabilità del diritto al matrimonio per tutti i cittadini che vivono sul territorio americano, conferendo pari dignità, come titola l’apertura del New York Times (“Equal Dignity”), al matrimonio eterosessuale e a quello omosessuale. Si tratta di una sentenza storica, che il social network più popolare non ha perso l’occasione di festeggiare: sulla pagina Let’s Celebrate Pride è possibile...