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flaneur

(9 risultati)

La virtù del giorno dopo / Etica e estetica della sobrietà

Diciamolo subito, non tutte le virtù sono alla portata di tutti, o meglio possono costituire un modello comportamentale, una indicazione da seguire al fine di ottenere uno stato di grazia o di benessere, sia esso fisico oppure spirituale (etico e/o morale). Questa considerazione vale, sotto molti aspetti, in particolar modo per la sobrietà, la virtù del giorno dopo, a cui il saggio di Manlio Brusatin, Stile sobrio. Breve storia di un’utile virtù. Marsilio, Venezia 2016, dedica una colta e raffinata digressione. La caratteristica principale del testo, a mio avviso, non è costituita dalla trattazione diacronica, dall’evoluzione storica del concetto di sobrietà, quanto dai continui e intriganti attraversamenti di ambiti molto differenti tra loro che l’autore compie per descriverci le diverse declinazioni morali, sociali, culturali, progettuali ed estetiche che, di volta in volta, questa virtù esplica.   Da sempre, e tuttora, la maggioranza dei popoli vive in condizioni economiche e sociali di umiliante indigenza, per la quale lo stato di povertà è una condizione che esclude di fatto la possibilità di concepire e perseguire una tale virtù. Là dove mancano le risorse primarie di...

Martone. Il giovane favoloso

Scrive Pietro Citati che Leopardi “possedeva un'immensa vitalità”. Egli non sopportava “la noiosa esistenza quotidiana, nella quale i minuti si susseguono ai minuti”; desiderava invece “un tempo più rapido, più intenso, vertiginoso, in cui ogni istante fosse vivo e infinito”. “La vita, per Leopardi, non era altro che questo”, conclude Citati: “L'insaziabile movimento, la metamorfosi infinita di esseri minimi, appena visibili, che durano un attimo con un'intensità quasi intollerabile”.     Chissà se Mario Martone ha mai letto queste righe. Forse sì. Certo è che la sua (ri)lettura di Leopardi è proprio così: intensamente vitalistica, concreta, “fisica”. Giacomo che corre a perdifiato per le strade di Recanati. Giacomo che si rannicchia sfinito all'ombra degli alberi. Giacomo che osserva dalla finestra – è un'immagine ricorrente – il grande spettacolo dell'umanità, rinchiuso com'è nell'ordine razionalista (e reazionario) di quell'altro mondo, quello di carta, l'amata/odiata biblioteca del parimenti amato/odiato genitore. “Io sono tenuto quello che sono, un vero e pretto ragazzo”, scrive a Pietro Giordani, “e i più ci aggiungono i titoli di saccentuzzo di filosofo d'eremita...

Una zebra al Salone del Mobile

Quando da via Conte Rosso ho svoltato per via Ventura, ho sentito la voce di Simonetta che mi chiamava. Mi sono avvicinato e mi ha detto: “Guarda che cosa ho comprato”. Era una custodia per Iphone zebrata. È stato il primo oggetto con cui sono entrato in contatto al Salone del Mobile. Poi ho visto una specie di grande cabina armadio, fatta come una specie di grande vagina color amarena.   In quanto profano, cieco, intellettualmente inerme di fronte a ciò che genericamente chiamo design, devo ricorrere a perifrasi vaghe e unappealing: "una specie di cabina armadio". Del resto io non so niente. Non sono titolare di nessun sapere specifico. Semplicemente da fantasma passo attraverso l'informazione. Come tutti o quasi tutti. La conoscenza si muove da un punto all'altro come polline nel mondo on line e off line del dopo Gutenberg. Senza sosta. E ci attraversa. E allo stesso modo io mi sposto per Milano, flâneur da un quartiere all'altro della Design Week. Cammino fra cloud umane di visitatori – con le loro grandi barbe hipster disegnate a carboncino, le scarpe forellate, le labbra tinte di rossetto sotto gli occhiali...

Lo sguardo matematico

La matematica è scienza del visibile o dell’invisibile? La matematica dimostra con metodo e rigore fatti che già si sono resi manifesti, oppure porta alla luce verità che altrimenti rimarrebbero nascoste? È una colossale tautologia o una titanica opera di decifrazione? Narra Plutarco che Archimede fu trucidato dalla soldataglia romana mentre era intento a tracciare figure geometriche sulla sabbia. La realtà storica fu probabilmente diversa, ma l’aneddoto ha il pregio di mettere in evidenza il carattere eminentemente geometrico della matematica greca classica: la maggior parte dei risultati e dei problemi sono formulati ricorrendo a opportune costruzioni. Basti pensare alle proprietà dei numeri figurati studiate dalla scuola pitagorica, all’enunciato del teorema di Pitagora, o ai problemi della duplicazione del cubo e della trisezione dell’angolo.     Negli Elementi di Euclide – mediante un procedimento deduttivo che in una qualche misura è un raffinamento di quell’arte maieutica di cui Socrate fa sfoggio nel Menone – i teoremi sono ricavati dai postulati (aité...

Da Benjamin a Baudelaire, sulle rovine della Storia

“Ci sono libri che hanno un destino assai prima che essi esistano come libri” scriveva  Rolf Tiedeman introducendo l’edizione del 1982 del Passagen Werk (I «passages» di Parigi) presso l’editore Suhrkamp. Il lavoro su Baudelaire, progettato inizialmente come quinto capitolo dell’opera, e successivamente come un libro indipendente, non vide mai la luce e il suo ‘destino’ fu oscurato da quello dell’opera maggiore. I suoi frammenti finirono così per disperdersi nel mare magnum del grande libro incompiuto sui passaggi parigini. Un’incompiutezza nell’incompiutezza. A questa esigenza di ricostruzione, filologica e insieme ermeneutica, del progetto Baudelaire, risponde ora un’impresa colossale, a cui si sono  dedicati con tenace acribia Giorgio Agamben, Barbara Chitussi e Clemens-Carl Härle: sotto il titolo Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato (Neri Pozza, 927 pp. €23) i curatori pubblicano per la prima volta in un’edizione “storico-genetica” l’intera massa di documenti oggi disponibili, ivi compresi i manoscritti...

Franz Hessel. L’arte di andare a passeggio

Se già è straordinario che il testo di un ultranovantenne sia diventato il libro simbolo della rivolta giovanile globale, è forse ancor più apprezzabile che tutta questa attenzione attorno a Stéphane Hessel, partigiano e diplomatico francese di lungo corso, autore di Indignez-vous, abbia finito per ridare voce e spazio proprio al padre di Stéphane, Franz Hessel. Scrittore e saggista tra i più rilevanti nella vita parigina d’inizio secolo e fautore con Henri-Pierre Roché ed Helend Grund del ménage à trois per eccellenza, immortalato al cinema da François Truffaut con Jules e Jim, Franz Hessel ritorna disponibile per i lettori italiani dopo vent’anni di assenza in una nuova antologia, L’arte di andare a passeggio (Elliot, Roma 2011) che raccoglie una scelta dei suoi testi per la cura attenta e rigorosa di Eva Banchelli.   Amico di Walter Benjamin, con cui tradurrà in tedesco due volumi della Recherche, Hessel è forse colui che più di tutti ha dato vita alla figura dello scrittore flâneur, dissipatore di tempo e di passioni, camminatore metropolitano,...

Camminare a testa in su

Il mio rapporto col camminare è alquanto strano. Perché io non cammino, io guardo. Nel mio quotidiano spostarmi verso nuovi ma sempre uguali luoghi, non uso le gambe ma gli occhi. Provo a spiegarmi. Ho la fortuna di avere degli arti che fanno il proprio dovere in modo autonomo, così posso dedicare la mia attenzione a un’altra parte del corpo, gli occhi appunto.     Perché io uso il camminare per osservare. Scruto ogni cosa mentre cammino, non mi perdo nulla, persone, cose, case, oggetti, animali. Mi smarrisco dapprima negli altri, nel loro buffo modo di incedere a testa in giù e sempre di corsa, come se qualcuno li stesse inseguendo, poi passo ai palazzi. Mi piace esaminarne l’architettura, il colore, la linea. Nessuno presta mai attenzione ai palazzi. Eppure sono oggetti così ingombranti e così importanti nella vita di ognuno. Ci circondano, ci accolgono, possono ripararci o toglierci l’aria. Quante cose possono fare questi enormi rettangoli tridimensionali! Ma la gente non li vede, neanche si accorge della loro esistenza. E sapete perché? Perché nessuno alza mai gli occhi al...

Milano mare e monti

Il passo di questo brano è un passo svelto, contrario al racconto. Non è infatti un racconto ma una visione o una sensazione. Per la città mi muovo sempre velocemente. Non passeggio. Ho l'andatura di chi ha fretta di arrivare al lavoro o a un appuntamento, di chi ha degli impegni da sbrigare. Il contrario del flâneur, che non ha niente da fare, almeno per alcune ore, e si guarda intorno, si sofferma sui particolari, sorride alle cose o si abbandona ai suoi pensieri. Il flâneur è una figura anacronistica nelle nostre metropoli, il suo corrispettivo potrebbe essere l'homeless, che è però il più delle volte un flâneur forzato, degradato e irrequieto, un flâneur ansieggiato da innumerevoli problemi, anche lui diverso nella sostanza dall'artista stile Baudelaire, un privilegiato anche se ribelle. Queste immagini di Milano sono colte con un colpo d'occhio e subito archiviate come cose interessanti su cui tornare a riflettere in un secondo momento. Attimi sottratti al tempo che scorre precipitosamente e alla realtà presente in cui mi trovo, tuttavia prive di rielaborazione ulteriore:...

Camminare insieme

Fino a poco tempo fa, collegavo l’atto di camminare al pensiero e alla scrittura. Del resto, non c’è movimento umano più intellettuale, e tutta la letteratura intorno a questo tema lo dimostra. Il tuo passo rivela il tipo di curiosità che hai per il mondo, ai tuoi piedi non puoi mentire. Io, per esempio, sono un flâneur, anzi una flâneuse, e mi riconosco in una precisa tradizione. Non sono ambiziosa, le mete non mi interessano, preferisco perdermi per arrivare al dunque, scoprire una strada nuova per caso, distrarmi per emozionare la mia attenzione. Ma ultimamente mi sono accorta che questa metafora si può allargare. Non è mica necessario viverla in termini così solitari. Camminare insieme, per esempio, è un dialogo. Come ogni dialogo muto, come ogni dialogo puramente fisico, ti mette di fronte a una verità anche quando non vuoi. Se ci fai caso, il tuo modo di camminare insieme a qualcuno dice tutto sulla relazione che hai con l’altro. C’è chi è troppo nevrotico e tende a stare sempre qualche metro davanti a te, anche se tu gli corri dietro. Chi si stanca e si ferma e si...