Categorie

Elenco articoli con tag:

futuro

(40 risultati)

Linda Lê. Lettera al figlio che non avrò

Fare i conti con il proprio futuro prima ancora che con il proprio passato è forse il primo accorgimento necessario per chi oggi oltre la soglia dei trent’anni è obbligato a gestire con adeguata calma le nevrosi e i disequilibri emotivi dati da un ambiente sociale decadente e restio al ricambio generazionale.   Linda Lê è una delle autrici più interessanti del panorama francese degli ultimi anni. Con Lettera al figlio che non avrò (Barbès editore, pp. 96, € 12. Traduzione di Tommaso Gurrrieri) del 2011 ha saputo sintetizzare e dare forma al principale fantasma di una generazione obbligata alla precarietà diffusa da un sistema che prima ancora che espellerla non ha mai contemplato la possibilità di un suo ingresso. L’assenza è la vera protagonista di un libro che ha certamente nella maternità il suo cuore, ma che, nel delineare l’esistenza come un insieme di scelte a priori piuttosto che come una serie di possibilità se non di preferenze, definisce l’amara e angosciante quotidianità delle nuove generazioni indotte a sostituire il futuro con un eterno...

Piazza degli studenti

A Roma, Milano, Torino, Bologna, Palermo le recenti manifestazioni degli studenti contro le politiche del governo e contro i tagli alla spesa sociale hanno confermato quella tendenza alla radicalizzazione del conflitto, con scontri anche violenti con le forze dell’ordine in cui sono coinvolti minorenni, già vista negli ultimi anni.   Da un lato gli studenti delle scuole superiori si sono mossi “contro questo Governo e contro l’Unione Europea, che assieme privano milioni di giovani del diritto all’istruzione, al lavoro e al futuro” su una piattaforma ideale che può essere riassunta così: “No al ddl Profumo, fuori banche e aziende dalle scuole, saperi per tutti, privilegi per nessuno”. Dall’altra le forze di polizia, con una certa continuità istituzionale, non hanno esitato di fronte all’uso spropositato della violenza nei confronti di ragazzi. Si sono viste scene di guerriglia urbana anticapitalista ed effigi date alle fiamme che ricordano altri contesti, dalla Grecia al mondo arabo, ma che sono inequivocabili segnali di rabbia e frustrazione contro un futuro negato e un presente di...

Scuola, ignorare il futuro?

In questi giorni i ragazzi tornano a scuola. Non sarà un inizio d’anno come gli altri. La crisi ha coinvolto molte famiglie. I padri di alcuni di loro hanno perduto il posto di lavoro; molti hanno dovuto ridurre il tempo e i consumi delle vacanze. A tutti è giunta notizia che il governo e il parlamento stanno occupandosi del loro futuro perché la crisi potrebbe compromettere la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Il futuro dell’intera Europa è incerto. E la scuola cosa dirà? Parlerà di ciò che sta succedendo? Li aiuterà a capire e a studiare i possibili scenari futuri?   I giovani attuali, a conclusione del periodo di formazione, si inseriranno in una società chiamata ad assumere decisioni cruciali per la salvezza non solo dell’economia ma dell’intero pianeta. Sta diventando cruciale la diffusione della consapevolezza che i grandi problemi della condizione umana (il degrado ambientale, il caos climatico, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e le malattie, i dilemmi bioetici, il confronto fra politiche e religioni, la ricerca di una nuova qualità...

Cos’è la cultura di destra?

Cos’è, oggi, la cultura di destra? La domanda non è poi peregrina. Quando Furio Jesi, nel 1979, compilava il suo Cultura di destra (ripubblicato dall’editore Nottetempo in un’edizione ottimamente curata da Andrea Cavalletti), poteva rispondere indicando un panthéon di scrittori, filosofi e intellettuali di riferimento che avevano declinato questa cultura.   Oggi invece avremmo qualche problema in più. Allora erano vivi e vegeti alcuni valori, gridati ad alta voce e scritti con l’iniziale maiuscola: Tradizione, Cultura, Giustizia, Rivoluzione, Libertà. Come disse lo stesso Jesi in uno dei testi acclusi alla nuova edizione, “una cultura, insomma, fatta di autorità, di sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire”. Esser di destra significava poter contare sul passato, sulla sua autorità – che è poi autorità del Padre. Oggi invece pare essersi compiuto l’omicidio rituale di quel padre: al Passato si è sostituito il Futuro. La cultura di destra non è più tradizionale, conservatrice,...

Mogadiscio. Passati dimenticati e futuri lontani

L’International Architecture & Design Showcase propone una serie di manifestazioni a Londra tra giugno e agosto 2012, su iniziativa del British Council. Tra i cinque paesi africani rappresentati, la Somalia fa sentire una voce aspettata e rinascente. Questa partecipazione è l’eco culturale di una risurrezione politica che ha avuto nella conferenza di Londradi febbraio l’elemento fondamentale. La capitale accoglie una parte essenziale della comunità somala in Inghilterra, la più importante di tutta la diaspora. Il suo dinamismo assume un ruolo motore nella costruzione di una nuova identità: tra i suoi esponenti c’era fino al 2010 Mohamed Nur, adesso sindaco di Mogadiscio. In tutto il paese, la popolazione somala comprende, a seconda delle fonti, tra 80.000 e 400.000persone. Durante l’inaugurazione della mostra, ho incontrato qualche esponente della giovane élite laureata. Qualcuno di loro pensa ormai a un possibile ritorno.   34 anni, giacca scura, camicia chiusa senza cravatta, occhialini rotondi con montatura di plastica, Rashid Ali ha la voce chiara e determinata. Lo sento incitaregli impiegati...

Futile

Please allow me to introduce myself I’m a man of wealth and taste … Pleased to meet you Hope you guessed my name, But what’s puzzling you Is the nature of my game … Rolling Stones, Sympathy for the Devil   Certo non inventava niente Walter Siti nel teorizzare, e ampiamente praticare, un “io sperimentale” quale narratore, punto di vista focalizzante e protagonista indiscusso dei suoi primi romanzi. Si ricorderà come già Italo Svevo, a proposito del suo Zeno, scrivesse a un ammirato Montale: “pensi ch’è un’autobiografia e non la mia”. Ma, se si avvicina al vero quanto sostiene (esagerando) il Daniele Giglioli di Senza trauma (Quodlibet 2011) – che proprio quella che è invalso definire autofiction, insieme al noir “politico”, sia il genere egemone della narrativa italiana degli ultimi anni – ciò si deve principalmente a lui. All’esemplarità cioè che – presso i narratori più giovani, unico termometro fededegno d’autorevolezza quando i media guardano solo alle classifiche di vendita – s’...

Speciale adolescenza | Futuro

Lo slogan “No future” l’ha inventato, o almeno messo in circolazione, un ragazzo di strada londinese, figlio di un gruista irlandese, appassionato di musica. Nel 1976 scrisse il testo di una canzone per il gruppo di cui era il cantante: i Sex Pistols. John Lydon “Rotten” lo ripeteva più volte mentre la musica percussiva della band correva via. Da quel momento l’espressione è diventata, nei due decenni seguenti, la parola d’ordine, prima dei punk, poi del ribellismo giovanile d’ogni tipo e forma, fino a che è rispuntata, forse non a caso, sui muri della Val di Susa, dichiarazione provocatoria sul nostro presente collettivo.   Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra, psicoterapeuta, che da anni si dedica all’ascolto degli adolescenti e delle loro famiglie, riprende questo tema e lo mette al centro di un saggio dal piacevole tono colloquiale, Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli (Laterza, pp.146, € 15), il cui primo capitolo s’intitola programmaticamente: “Sottrarsi alla tirannia del passato”. In tanti anni di psicoterapia, propria e altrui,...

Intervista a Jennifer Egan

C’è una certa somiglianza fisica tra Jennifer Egan e il suo ultimo romanzo: una radiosità contagiosa, una speciale attrattiva derivante dalla scelta di parole elettrizzate dal gusto di esprimersi nel modo più aderente possibile ai propri pensieri, che non essendo i pensieri di altri non vogliono parole abusate, ma al tempo stesso si tengono alla larga dalla tentazione di scivolare in una qualche ricercatezza. Chi avrà la possibilità di ascoltarla, venerdì 9 marzo al Teatro Parenti di Milano, e sabato 10 all’auditorium di Roma, nell’ambito del Festival “Libri Come”, lo verificherà di persona.   Il romanzo di Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo (Minimum fax, traduzione impervia e riuscita di Matteo Colombo, pp. 391, euro 18) è una consistente scossa tellurica al paludato terreno della narrativa contemporanea: non a caso si chiude il libro con ammirato stupore, uno stupore che sarebbe difficile far risalire a qualcosa di specifico, mentre è facilissimo addebitarlo alla sommatoria delle novità che introduce e che sono ascrivibili all’ordine della struttura...

Sensi unici in contromano

Tornata dall’Erasmus nel 2005, fuori corso di un anno, la laurea in Lingue mi sembrava sempre più distante e meno necessaria alla mia esistenza. Già allora era evidente che non ci avrei fatto molto con quel pezzo di carta. In Francia avevo conosciuto il mio futuro marito, mio coetaneo, marocchino, solo che lui a differenza di me l’università non la poteva finire perché mancavano i soldi, che mamma dal Marocco non mandava più da anni. Fuori dal normale corso di studi in Francia il permesso di soggiorno non viene rinnovato, quindi comincia la vita da clandestino. Al mio rientro in Italia decide di venire con me, sperando che i vari zii emigrati a Milano lo possano aiutare a trovare un lavoro, ma tutti si dileguano e lui rimane da solo, senza un posto dove stare, senza documenti, in un paese che non conosce e di cui non parla la lingua. Decidiamo quindi di sposarci per regolarizzare la sua posizione in Italia, a 23 anni, entrambi senza lavoro, senza soldi, senza una casa e senza una laurea. Non pretendo che la mia scelta sia stata la più sensata e ponderata che potessi fare, anzi, ma non sento nemmeno il bisogno di venire...

L’Entomologo. Un racconto di Ivano Porpora

Questa rubrica raccoglie una serie di interventi che esplorano il tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.     Ivano Porpora nasce a Viadana (MN) nel 1976. Ha vissuto a Viadana, Siena, Bologna e di nuovo Viadana; ha lavorato come area manager, postino, direttore commerciale, contafusti, cameriere. Attualmente è account di un’agenzia multimediale e maestro di narrazione presso una scuola primaria. Nel 2012 uscirà il suo primo romanzo per Einaudi Stile Libero.     Si dice fosse stato un veterinario, e in effetti ne aveva ancora gli attestati alle pareti; si dice – ma di questo non ho alcuna prova se non la testimonianza dei miei genitori – che lasciò la professione in media età perché d’improvviso si era accorto di mal sopportare qualsiasi forma animale viva, al punto da sviluppare una allergia acutissima nei confronti del pelo di gatto. Da lì si chiuse nel suo appartamento, assieme alla moglie, con vecchi cimeli – la...

Thomas B. Reverdy. L’ombra vuota

La storia raccontata da Thomas B. Reverdy in L’ombra vuota (traduzione di Gaia Amaducci , Sironi editore, Milano 2011) non ha la forma del noir nonostante verta attorno ad un’inchiesta per omicidio e non ha nemmeno la costruzione del romanzo nonostante l’intreccio che coinvolge i personaggi principali. La storia si sovrappone nella forma come nell’ambientazione ad un cantiere - siamo a Ground Zero - come un palazzo in costruzione ancora non chiaramente visibile e comprensibile. Brevi pezzi narrativi si alternano a lunghe disquisizioni sulla città, sul suo carattere e sulle sue strade: tutto è ridotto all’essenziale e la sensazione è di ritrovarsi tra le pagine di una guida capace di raccontare l’immaginario incrinato di una città che non è la New York ferita e terrorizzata dall’attentato, ma qualcosa di leggermente diverso.   Reverdy non racconta la grande tragedia e nemmeno sono al centro del suo racconto le storie personali di chi fu toccato da vicino dall’attentato. Quelle storie ci sono, ma sono laterali, al centro c’è la vita in una città attraversata da un abisso...

Il tempo breve

Nell’affacciarsi e nel dileguarsi delle ere, l’avvento del tempo agrario e dei suoi riti probabilmente hanno portato anche ad un  diverso modo di pensare il presente. Vivere della terra e dei suoi frutti ha significato infatti progettare il lavoro: inevitabilmente pensare,  programmare, immaginare il domani. Immaginare il domani…ma non è forse anche da questo che nasce l’idea di ogni dieta? La dieta è un’immagine di noi oltre la realtà della fame e di ogni sazietà, è un’immagine di noi oltre il presente. In ogni dieta si cela l’idea del tempo e questo - temuto e venerato - fa capolino nelle ricorrenze che segnano il corso dell’anno, nei simboli di cui  ci nutriamo: invisibile, il tempo è dentro ogni  virtù e ogni veleno.     Infuso di caffè (Il tempo breve)                                              ...

Che fare. Idee per l'Italia di oggi

La cultura attraversa oggi nel nostro paese una profonda crisi: i tagli delle risorse pubbliche hanno colpito negli ultimi anni la scuola, l’università, il patrimonio storico-artistico e la produzione indipendente, dal cinema, al teatro, alla musica. Anche le biblioteche pubbliche, da quelle di quartiere alle grandi nazionali, versano in una situazione disastrosa. Il populismo mediatico in cui siamo immersi sembra aver individuato nel pensiero critico, nella formazione, nella creatività non conformista, i facili bersagli di un’ottusa volontà di dominio: la cultura, se proprio è necessaria, deve essere un lusso, non un bene collettivo, una forma di evasione, non un elemento essenziale per la crescita civile dell’intero paese.   Di fronte a questa situazione ci interroghiamo su cosa si possa fare per cambiare rotta. Ci riferiamo non solo alla protesta civile, sempre necessaria – sull’esempio di quanto sta accadendo a Roma al Teatro Valle o di altre situazioni – ma alla possibilità di concepire e realizzare progetti specifici. Ci sono esempi positivi in luoghi molto diversi che mostrano quanto sia...

Socialità e democrazia a rischio per l’Internet del futuro?

I continui sviluppi di Internet appaiono sempre più legati a pratiche di attivismo sociale tradizionale e ben radicate sul territorio, come rivelano le rivolte della Primavera Araba e i movimenti legati a Occupy Wall Street o agli indignados. In tal senso si può dire che i social media rappresentano forse la tecnologia più rivoluzionaria espressa finora dalla Rete, seguiti dalle connessioni mobili a banda larga. E nel futuro prossimo saranno ancora le tecnologie mobili a primeggiare, seguite dall’emergere del cloud computing.   Questi i primi dati che saltano agli occhi nel sondaggio recentemente pubblicato da Foreign Policy. Il bimestrale USA ha interpellato una quarantina di esperti mondiali per provare a delineare il domani della Rete, tra cui Cory Doctorow (autore di fantascienza e attivista pro diritti digitali), Rebecca McKinnon (ex giornalista della CNN e fellow presso la New America Foundation), Ethan Zuckermann (neo direttore del Center for Civic Media del MIT), David Weinberger (fellow ad Harvard e noto autore). Quello che emerge dalla ricerca di Foreign Policy è che, superati i vent’anni di vita a livello diffuso e...

Nel corso del tempo, Piazza Garibaldi

“Scrivici qualcosa di accattivante per l’uscita del film”, questo in sintesi il messaggio di Marco Belpoliti dal Dodecaneso. Era agosto, anch’io ero in vacanza, impegnato a cucinare per gli amici, come spesso mi succede d’estate. Mai capito quelli che in vacanza si annoiano e faticano a riempire la giornata. Io cucino e il tempo non basta mai. E intanto riposo. Così, m’era venuto in mente di raccontare l’avventura di Piazza Garibaldi attraverso le variegate, spesso eccellenti, occasioni d’incontro con la cucina italiana, che hanno accompagnato i nostri viaggi attraverso la penisola sulle orme dei Mille. Ma poi ho pensato che forse i lettori di Doppiozero non sarebbero stati così interessati a leggere di gastronomia il giorno dell’uscita del film alla Mostra di Venezia. Un’altra volta, magari.   Bisognerebbe tornare a ragionare sull’anniversario dell’unità nazionale, di cui più nessuno parla o scrive dopo la sbornia dei mesi primaverili. E ti credo, con quello che sta succedendo e tutte quelle nubi cariche di pioggia all’orizzonte. Ma è anche vero che nel...

Il cervello Marshall

All’apice della sua fama, negli elettrizzati anni Sessanta del secolo scorso, Marshall McLuhan si trovò preso tra due fuochi. Da un lato, un nutrito fronte di detrattori. Docenti e studiosi, membri a vario titolo del mondo accademico dal quale egli stesso proveniva. Per loro, non era altro che un arrogante squinternato, un ciarlatano in cerca di pubblicità. Dall’altro, l’ancora più cospicua schiera della controcultura che annoverava tra i suoi più entusiasti attivisti frotte di studenti, ovvero gli allievi dei detrattori. Vien da sé che da questo lato della barricata lo si vedesse in termini affatto diversi. Agli occhi degli ammiratori egli era un guru, il profeta di un mondo nuovo per il quale si era già trovato un nome innegabilmente evocativo: il villaggio globale. I Sessanta furono anche il decennio in cui McLuhan diede il meglio di sé. Del 1962 è La galassia Gutenberg dove l’invenzione della stampa e le sue ricadute culturali vengono presentate come le vere forgiatrici dell’uomo moderno. Di un paio d’anni successivo è invece Gli strumenti del comunicare, nel quale lo...