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Algeria, una storia difficile
A partire dal 1830 la Francia immaginò di ampliare il proprio “esagono”, spostando al di là del mare il suo lato a sud. Voleva costruire una nuova provincia e la voleva sull’altra sponda del Mediterraneo, quella africana. Cominciava così l’occupazione dell’Algeria. Una occupazione che all’inizio riguardava solo la parte settentrionale del Paese, il Sahara era troppo ostile e considerato di poco valore (fino a quando non si scopriranno i giacimenti petroliferi) per intraprendere sforzi umani ed economici. A poco a poco l’Algeria si trovò ad avere sempre più abitanti dalla pelle chiara e che parlavano con un accento francese. Da Parigi il più grande Paese dell’Africa entrò a far parte dell’immaginario francese, a essere pensato davvero come Francia a tutti gli effetti, nonostante con il passare del tempo l’insofferenza delle popolazioni locali aumentasse, le ribellioni si facessero sempre più violente, per poi culminare con l’arrivo della stagione delle indipendenza, gli anni Sessanta, in cui tutto crollò e l’Algeria divenne teatro di scontri sanguinosi, celebrati nel celebre film di Gillo Pontecorvo La battaglia di Algeri (1966).
Nel suo Algeria ’60. Una difficile storia francese (Mimesis, 2025, p. 220), Massimo Gori affronta la questione algerina in un modo particolare, non limitandosi a narrarne gli episodi salienti, ma connettendola con una serie di fondamentali eventi storici, di gran lunga precedenti, inserendola in una rete di eventi che ne spiegano le cause e il suo svolgersi. Per esempio, partendo dal 1763, quando la Francia cede alla Gran Bretagna la Nouvelle France, cioè il Canada orientale e successivamente, nel 1803 vende agli Stati Uniti la Louisiana. Perduti i possedimenti americani, occorreva cercarne di nuovi, più vicini e l’Algeria rappresentava un’ottima alternativa.
Anche le due Guerre Mondiali si legano a questa storia, mutando i rapporti tra algerini e francesi, dopo che i primi ebbero combattuto fianco a fianco con i loro colonizzatori e molti di loro avevano perso la vita, per difendere la Francia. Nelle trincee lungo la Marna o nella resistenza contro gli invasori hitleriani, i giovani algerini avevano visto i loro coetanei “bianchi” soffrire, avere paura, morire proprio come loro. Non erano esseri superiori. L’idea che la Francia fosse un nemico troppo potente cominciò a incrinarsi anche grazie alla guerra d’Indocina, culminata con la sconfitta di Dien Bien Phu nel 1954.
Insomma, in linea con l’approccio più moderno nello studio del passato, l’autore contestualizza l’Algeria, intrecciandone la storia non solo con la Francia, ma anche con molte altre realtà, dando vita a una vera e propria applicazione dei principi della global history. Anche nelle relazioni tra coloni e colonizzati, le vicende algerine sono condizionate dai cambiamenti politici francesi, che hanno inevitabilmente ripercussioni sull’approccio coloniale, anche perché l’Algeria non è mai stata considerata una colonia come le altre, tanto è vero che sarà l’unica a dover lottare così duramente per ottenere l’indipendenza. Indipendenza che arriverà grazie anche a Charles De Gaulle, tornato al governo nel 1958, il quale comprende per primo che l’era coloniale è alla fine. Non tutti la pensavano così, infatti, come reazione al processo di indipendenza nasce l’OAS (Organisation Armée Secrète), che per anni compì attentati in Algeria e in Francia, tentando di ostacolare il processo avviato. Dal lato algerino, la resistenza fu durissima e spesso segnata da profonde divisioni tra le varie fazioni indipendentiste, fino alla fine del conflitto.
La storia delle vicende algerine, ampiamente descritte nel libro di Gori, getta una luce nuova sui rapporti tra i due Stati, e soprattutto lo fa inserendole in una serie di dinamiche storiche, politiche ed economiche, che finiscono per raccontarci i fatti di oltre un secolo non solo riferiti a coloni e colonizzati, ma anche sugli altri attori internazionali che in qualche modo li hanno influenzati. Leggendo questa storia si impara sì a conoscere meglio quel pezzo di storia africana, ma anche molto su quella europea e asiatica.
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