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Knowing the Score / L’insostenibile leggerezza dello sport

La ‘filosofia del frivolo’ (del vino, della moda, del telefonino…) risale almeno agli anni Sessanta, quando diversi intellettuali cominciarono a trasgredire le barriere tradizionali fra cultura alta e bassa. Nell’arco di pochi anni Heidegger che medita sull’essere camminando solitario nella Foresta Nera, o Wittgenstein rinchiuso nella baita affacciata sui fiordi norvegesi diventarono icone del passato. Il filosofo serioso che si vanta di non ascoltare musica pop o di non seguire il campionato di calcio viene oggi visto (giustamente) come uno snob indifferente alla cultura e alla società del suo tempo.   Fra i best seller della filosofia del frivolo spiccano diversi libri dedicati allo sport. L’ultimo della serie, Knowing the Score (Basic Books, 2017), è stato scritto da un filosofo noto e rispettato, David Papineau, autore di numerosi articoli e libri sul realismo scientifico, il naturalismo, e la filosofia della mente. Papineau è particolarmente tagliato per scrivere un libro del genere: tennista, giocatore di cricket, golfista, velista e surfista indefesso, scrive con l’entusiasmo dell’amatore, senza peraltro soffrire di preconcetti nei confronti dello sport...

Recuperare la follia allegra del giocatore / Città come spazi di gioco

“The only game in town” è un film del 1970 con Warren Beatty ed Elizabeth Taylor. Parla di due giocatori, di due “gambler”, che in modo diverso si “giocano” la vita sul tavolo da gioco lui e nella vita sentimentale lei e che si ritrovano insieme. Un film sull’azzardo senza alcuna connotazione moralistica che per altro ha anche un happy end (lui vince al gioco e loro rimangono insieme). Un film molto bello che poi è diventato un modo di dire. Recentemente qualcuno ha fatto negli Stati Uniti con lo stesso titolo un documentario sulle banche e sul peso della finanza nella nostra vita.   Ed è un buon modo per avvicinarsi al nostro tema. Da un certo punto di vista, dal Giocatore di Dostoevskij in poi, il gioco inteso come un gioco di adulti è diventato tout-court il gioco d’azzardo e le città del gioco sono state delle località dove la grande aristocrazia della fine del secolo diciannove si è giocate intere fortune: Baden Baden, Marienbad, Montecarlo, Venezia. E in anni più vicini a noi nel dopoguerra in un’atmosfera da Tenera è la notte di Scott Fitzgerald si sono bruciati i destini della nuova borghesia. Eppure sia nel racconto di Dostoevskij che nel film il gioco ha ancora un...

Contro il calcio

Il calcio è un’infezione diffusa con insinuante pervicacia in parti esorbitanti del lutulento e immane corpo sociale. Che attualmente non ci siano rimedi non è una valida ragione per eludere il problema, la cui unica soluzione sarebbe quella, radicale, di abolire per legge la pedestre attività. Ridotto agli spazi illuni della clandestinità forse il calcio potrebbe tornare ad essere uno sport, e potrebbe, con dosata cautela e trascorsi almeno cinque decenni, di nuovo essere concesso ai meno compromessi tra i praticanti.   Ma per il momento ci vorrebbe l’occhiuto intervento di una polizia sportiva che illiberalmente sequestrasse palloni, distruggesse i campi (soprattutto quelli con l’orripilante fondo sintetico), costringesse giocatori e allenatori nei propri appartamenti, soffocasse le tifoserie, spegnesse le pay tv, oscurasse le trasmissioni di commento figlie del “Processo” biscardiano, chiudesse i giornali specializzati. Solo allora, dopo le nevrosi dei primi mesi, dopo le fiacche dell’astinenza coatta, dopo i monastici esercizi di resistenza alla tentazione, i più si accorgerebbero dell’entit...