raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

grattacielo

(4 risultati)

The garden in the machine / Grattacieli e giardini

In un certo senso non esiste un’opposizione più marcata di quella tra grattacielo e giardino.  Il grattacielo rappresenta il punto culminante dell’architettura, uno slancio in alto più potente di qualsiasi verticalità di origine vegetale. In quanto iper-artefatto, il grattacielo si dà come simbolo vittorioso dell’uomo-costruttore. Un edificio di questo genere per reggere deve necessariamente essere artificio estremo, struttura, cemento armato, accumulo di materiali sapientemente assemblati.  Al contrario, il giardino, anche nei rari casi in cui assuma una forma prevalentemente minerale, è una metonimia della natura. Per essere considerato un giardino, deve rimanere vivo e capace di cambiare sostanza e forma, senza perdere la sua natura. I giardini evolvono incessantemente, e questa loro mutabilità garantisce la loro identità e il loro fascino eterotopico.      La storia dell’edificazione della superficie terrestre in senso lato è stata evidentemente caratterizzata dalla coabitazione tra artefatti architettonici e giardini. Tale tradizione va dal modello mitico dei giardini pensili di babilonica memoria al giardinetto altolocato di Pienza, dove la (pseudo...

Chicago. Millennium Park

Il Millennium Park è il cuore di Chicago ai piedi dei grandi grattacieli, i cui riflessi luminosi si riversano nelle strade, tra l’asfalto e i prati. L’incontro tra la luce e il rumore metropolitano, il movimento, la rapidità rende unico questo spazio pubblico. Il passeggio quotidiano, l’aperitivo dopo il lavoro, i picnic in pausa pranzo, sono momenti essenziali di chi lavora nel Loop di Chicago. Il parco è un concentrarsi di imponenti pezzi d’arte che tolgono il fiato: dal Cloud Gate (ribattezzato dagli autoctoni The bean, il fagiolo) di Anish Kapoor, alla eccentrica Crown Fountain di Jaume Plensa, fino al sontuoso palco per orchestra all’aperto di Frank Gehry. E mangiarsi un hot dog o un hamburger all’ombra di questi colossi è un’usanza ormai consolidata.     Può capitare più frequentemente di sabato e di domenica, ma anche in un qualsiasi giorno feriale primaverile o estivo che sia, quando la morsa del freddo si allenta e il vento glaciale lascia finalmente respirare la città. Solitamente succede verso le sette e mezza di sera: strani movimenti cominciano a vedersi...

Unicredit e l’arabizzazione dell’architettura in Italia

L’anno scorso Roberto Marone ha pubblicato su doppiozero un bell’articolo dal titolo Unicredit e la torre sovietica. Nel commentare il completamento dell’“antenna” del grattacielo dell’Unicredit, nel cuore dell’area di Garibaldi-Repubblica a Milano, Marone istituisce un interessante parallelo tra il grattacielo, firmato da César Pelli e destinato ad assumere una valenza simbolica nello skyline di Milano anche in grazia dei suoi 231 metri di altezza che ne fanno – al momento – l’edificio più alto di Milano, e il progetto per il Monumento alla III Internazionale (1919) di Vladimir Tatlin. Questo parallelo ha molto divertito me come molti altri lettori, che infatti hanno variamente commentato l’articolo. E tuttavia mi ha lasciato un senso di lieve perplessità: una perplessità non tanto dal punto di vista interpretativo (“il totem del nostro capitalismo fa il verso al totem - mai realizzato - del comunismo”) quanto piuttosto dal punto di vista strettamente iconografico.   Al di là di ogni altra (volendo trascurabile) differenza, la torre di Tatlin ha infatti una caratteristica che la torre dell’Unicredit non ha: è inclinata diagonalmente. Questa piccola e apparentemente...

Milano / Paesi e città

Ricordo perfettamente quando mi portarono a Milano la prima volta. Era il 1954, avevo cinque anni. Della Stazione Centrale non mi colpì tanto la maestà delle campate di ferro, quanto il nerume, la polvere, la tetraggine. In quegli anni, oltretutto, erano ancora in funzione – accanto alle motrici elettriche – le vecchie locomotive a vapore: la stazione era un antro di Vulcano, vaporante e fetente, echeggiante di inafferrabili comunicati; un rombo sotterraneo inghiottiva le nostre voci. Questo il benvenuto. A me bambino, con ancora negli occhi la luce della Liguria, la metropoli che mi avevano tanto magnificato faceva un’impressione di squallore, di angustia. Tutto mi stringeva il cuore: gli stenti giardini pubblici, le latterie e i prestinai, i muri foderati di carbone, i pavimenti tirati a cera. “Sarà anche una grande città, ma le case sono piccolissime” dicono sia stato il mio commento, mentre ispezionavo l’appartamento che i miei avevano preso in affitto. Ancora oggi, se penso a quegli anni, vedo Milano immersa in un buio e in un freddo senza fine. Certo devono esserci stati anche i fiori e il cielo azzurro,...