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il sabato del villaggio

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Il sabato del villaggio / Analisi di un pavimento

Macchie, cicche, lacche, bottiglie vuote. Quel pavimento è il pavimento sporco della nostra vita.   Questi versi che Franco Marcoaldi dedica all’artista Gianfranco Ferroni non sono che un elenco analitico di una serie di oggetti sparsi su un pavimento. E lo stesso si potrebbe dire del quadro dell’artista livornese da cui Marcoaldi prende spunto, se non fosse che Ferroni stesso, intitolando il quadro Analisi di un pavimento, ha predisposto lo sguardo poetico di Marcoaldi. L’indicazione dell’artista è determinante perché pone l’opera tra lo sguardo, in questo caso del poeta, e la realtà come fosse un vetro che filtra la memoria degli oggetti, da privata a pubblica.   Qualcosa di simile avviene con le bellissime fotografie di Dino Pedriali, in cui vediamo attraverso il vetro di una finestra un Pasolini sfocato che ci osserva dall’interno di una stanza. Il vetro ci impedisce di vedere il corpo nudo di Pasolini, ma al contempo rivela il corpo del poeta superando l’anatomia privata per mettere in mostra il nostro corpo di uomini e quello della società in cui viviamo. Il corpo a...

Il sabato del villaggio / Le parole cambiano

Sostanzialmente, così ci hanno spiegato i promotori del referendum sul nucleare, si trattava di cancellare la parola “nucleare” dalla legislazione corrente. E questo è il motivo della lunghezza del testo del quesito referendario: votando dall’estero ho avuto tra le mani la scheda e ho potuto constatare anche il passare degli anni, con la vista che si fa sfuocata, tentando di decifrare le lettere in corpo 8. Nella ristampa delle nuove schede che si troveranno il 12 e il 13 giugno nei seggi il quesito aumenterà di corpo, diminuendo il numero di parole, perché non è più necessario cancellare le occorrenze di una parola, ma un decreto.   Da una domanda di John Berger, sulle parole e la politica prende avvio una lunga video-intervista a Noam Chomsky di cui doppiozero riporta alcuni stralci tradotti. E niente di meglio di una biblioteca d’acqua può rendere il senso della mutevolezza delle parole: ce ne parla Antonella Anedda.   Anche il rapporto tra le parole è mobile e soggetto a slittamenti, tanto più in un quartiere come Scampia a Napoli. Antonio Pascale ci racconta di un luogo in cui...

Il sabato del villaggio / Kate Moss dal vero

La galerie de L’instant di rue Poitou a Parigi ha da poco inaugurato una mostra dedicata a Kate Moss. Ci vado in un giorno feriale intorno all’ora di pranzo. La mostra presenta foto di vari autori, da Mary McCartney a Paolo Roversi, da Bert Stern a Bettina Rheims. Alcune appese, alcune appoggiate alle cassettiere, altre senza cornice, racchiuse in grandi albi da sfogliare, proprio come album di famiglia.   Mi aggiro nella piccola galleria osservando con gli occhi, ora di Corinne Day ora di Marc Hispard, sempre lo stesso soggetto, la stessa donna. Fino a quando dietro le pose appoggiate al pavimento intravedo una fotografia con ritratti Romy Schneider e Alain Delon: sono abbracciati, giovani, entrambi sorridenti in uno scatto in bianco e nero. Scosto qualche “Kate Moss” e afferro la foto con Romy Schneider per osservarla meglio, ma a mia volta mi sento osservato. Come uno sguardo sulle spalle. Un poco infastidito rimetto a posto la fotografia e voltandomi mi ritrovo in un racconto di Cees Nooteboom come ci descrive Elio Grazioli.   Assuefatto forse alla sua immagine stento a riconoscere di fronte a me non l’ennesima fotografia ma il...

Il sabato del villaggio / Sarà un giorno di festa

Sarà un giorno di festa; Michael Frame compie gli anni, cinquanta per la precisione, sua moglie sta ultimando gli ultimi preparativi per i festeggiamenti che si terranno il giorno successivo, ma Michael non potrà esserci, infatti sta per fuggire. Scappa perché Michael non è il suo vero nome e perché il suo vero nome è Chris, e perché è inesorabilmente immerso in una storia di illusioni trasformatesi nel tempo in fantasmi, fantasmi pericolosi che stanno per modificare radicalmente la sua vita reale, quella fondata su un’identità fasulla. Così prende avvio Le mie rivoluzioni di Hari Kunzru e così sembra l’Italia lacerata tra l’ansia e l’attesa in questo ultimo sabato di maggio. Un paese che come il protagonista del bel libro di Kunzru sembra confondere in continuazione le illusioni con i propri fantasmi. Incapace più che di vedere di percepire, come ci spiega Ingo Schulze nell’intervista di Stefano Zangrando: “Per capire noi stessi dobbiamo percepire l’altro. Possiamo comprendere realmente le conseguenze della nostra vita quotidiana in Europa soltanto...