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luogo

(13 risultati)

Sull’atelier. Dialogo tra Yves e John Berger

Emmanuel Che ruolo ha il villaggio di Quincy nella vostra vita e quale influenza esercita su di voi?   John Prima di tutto è importante osservare che non abbiamo lo stesso rapporto con questo luogo. Yves è nato a qualche gomena da qui e ci è sempre vissuto, mentre io ci sono arrivato che avevo cinquant’anni. È una differenza fondamentale, anche se non la so definire con precisione.   Yves Si tratta senza dubbio di una differenza legata all’infanzia. La mia è trascorsa interamente in questo villaggio o, per essere più precisi, in questa piccola vallata. Il mondo mi sembrava immenso, anche se si fermava alla cresta dei monti che mi circondavano. Senza sospettarlo percepivo il legame che unisce il locale al globale. Anche se oggi so che il mondo va molto al di là di queste montagne, la mia piccola esplorazione continua a compiersi entro questo perimetro minuscolo. Forse è l’idea di una monade: un’infinitesimale parte del mondo che contiene il mondo intero.   Quincy. L'atelier di Yves Berger. Foto Maria Nadotti   John Quando si parla di luoghi, si pensa d’istinto...

Gomorra

Tutto il male che vediamo è da capire. La violenza brutale e spietata dei camorristi così come l’orrore estetico dei palazzoni trasformati in brulicanti piazze dello spaccio, in alveari sovrappopolati in cui la funzione abitativa è inesorabilmente sovrastata da un formicolio di attività criminali, di leggi parallele e gerarchie di comando definite da un codice non scritto ma inviolabile.   Gomorra è la serie italiana che, come altri prodotti di Sky, più si è avvicinata ai modelli della serialità televisiva americana (se ne parla anche nel libro “Tutta un’altra fiction” uscito recentemente per Carocci, curato da Massimo Scaglioni e Luca Barra): frutto di un ingente investimento produttivo, non ha concesso sconti al racconto del Male, sempre mostrato nella sua piena crudezza. Difficile costruire un allineamento emotivo con i suoi personaggi: anche quelli che, almeno inizialmente, sembrano ritratti in modo più positivo, commettono presto o tardi un atto di brutalità tale che diventa impossibile mantenerne il rispetto. Per esempio Ciro l’Immortale si conquista nel prologo una...

Paola De Pietri. To face

Nella foschia si intravede un’ampia distesa d’erba da cui affiorano qua e là zone sassose che rendono difficoltosa una semplice passeggiata. D’altra parte siamo in una zona che oggi è meta turistica ma nel passato ha conosciuto gli scontri durissimi che hanno visto contrapposti giovani che, a seconda dei luoghi anche confinanti in cui erano nati, potevano vestire la divisa dell’esercito italiano o di quello austriaco. La Grande Guerra fu chiamata così perché quasi azzerò un’intera generazione facendola marcire nelle trincee, soffocare nei cunicoli, trucidare da generali incapaci che imponevano avanzate su campi aperti, morire sotto bombardamenti così intensi da svuotare gli arsenali cui le industrie non riuscivano a fornire sufficienti munizioni. Bisogna avere bene in mente tutte queste cose da troppi dimenticate per osservare con sguardo consapevole a questi luoghi che, come tutti, non sono innocenti.     È proprio la consapevolezza oltre alla costanza ad aver guidato la fotografa reggina Paola De Pietri nei luoghi di confine fra Austria e Italia che furono teatri di incessanti...

Milano nello sguardo del cinema

La conversazione qui pubblicata è estratta dal libro Una scelta per Milano. Scali Ferroviari e trasformazione della città (Quodlibet), a cura di Laura Montedoro: un corposo studio corale dedicato ai sette scali ferroviari milanesi dismessi che rappresentano un’occasione eccezionale e irripetibile di trasformazione urbana e di messa a punto di un’idea di città.   Il volume raccoglie pertanto numerosi contributi secondo uno schema tripartito: una prima parte contiene i saggi d’indirizzo volti a delineare strumenti e obiettivi del progetto urbano contemporaneo. La seconda parte presenta le esplorazioni progettuali per il riordino degli scali e una raccolta di casi studio. La terza, infine, propone una sorta di verifica a più voci delle ipotesi sviluppate nelle prime due, interrogando sia architetti e urbanisti, come Emilio Battisti, Pierluigi Nicolin e Luigi Mazza, sia personalità extradisciplinari di assoluto rilievo, come Ermanno Olmi, partendo dall’assunto che per capire una città sono necessari molti punti di vista, compreso quello del cinema, spesso trascurati dal mondo accademico ma forse gli unici in...

Spaesati traghettatori tra rovine e futuro

Un atlante delle rovine, soprattutto se dedicato a un Paese come l’Italia, è creatura troppo variegata e stratificata, mutevole e ingannevole, perché possa accasarsi dentro le pagine di un solo libro, pur intenso e attentamente costruito quale Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro (pp. 250, € 18), che Antonella Tarpino ha appena pubblicato da Einaudi. Già c’è qualcosa di paradossale e contraddittorio, di speranzoso e scorato al tempo stesso (che sia “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo etc etc…”?) nel progetto di dar vita a una costruzione, seppur fragile come un libro, attingendo a rovine.   Rovine, non macerie, come già nelle pagine iniziali precisa l’autrice: poiché “la maceria… è traccia inerte del passato, sequenza muta di un tempo che non parla più”, mentre la rovina è il suo contrario: “irriducibile alla storia, o almeno alla cronologia (in quanto… incrocio di passati multipli, tutti inesorabilmente “in rovina”) essa dà tuttavia ancora segni di vita”....

Turisti dello sguardo

Il cinema è come il crimine: lascia sempre delle tracce dove passa. Sono parole di un grande regista, Joseph L. Mankiewicz, e descrivono perfettamente ciò di cui andiamo in cerca quando i film restano nella mente e chiedono di ripresentarsi nello spazio. La memoria cinematografica, oltre che enciclopedica o sentimentale, legata a un momento, uno stato d’animo, una conoscenza, è anche geografica: legata cioè a dei luoghi. Luoghi privati, ma soprattutto collettivi, conosciuti nella finzione e rivissuti dal vivo, in sostituzione del reale. Se il cinema, come insegna il piccolo Hugo Cabret, è un’esperienza del mondo, e se amare il cinema significa trovare un posto nel mondo, allora la geografia che ogni film impone al suo spettatore offre la possibilità di un’esplorazione, di un viaggio immaginario ed emotivo nel mondo.   E in questo senso c’è un solo luogo che ciascuno di noi, attraverso il cinema, ha visto, immaginato, ricostruito e in certi casi, se fortunato, infine incontrato. Una città che appartiene non ai suoi abitanti, ma al mondo intero, agli spettatori di un immaginario che plasma...

25 aprile | Cosa significa resistere, cosa significa ricordare

È il 1968 quando esce La Beltà di Andrea Zanzotto. I muri del mondo, in quei mesi, sono pieni di scritte che rappresentano, e insieme performativamente sono, la rivoluzione in atto. Durerà poco, quel momento di sospensione e trascendentale rilancio della storia; ma ciò non toglie che sia stato (lo dimostra il fatto che fa ancora incazzare tanta gente). E in effetti le scritte sui muri – attraverso le quali, aveva profetizzato Lautréamont, un giorno saremmo stati tutti poeti – non cessarono allora di esistere. Sono rimaste un luogo simbolico e performativo di grande importanza, nella formazione e nella vita politica delle generazioni più giovani; nonché, a ben vedere, un efficace tramite di memoria intergenerazionale. Cioè di storia.   In quel libro atroce e sublime di Zanzotto – il più importante, se non il più bello, della nostra poesia contemporanea – si rincorrono non a caso diciotto grandi poesie-tableaux che recano il titolo complessivo di “Profezie o memorie o giornali murali”; poche pagine prima, invece, si legge un grande componimento dal titolo “...

Intervista a Jean-Marc Bustamante

Il 5 febbraio ha inaugurato a Villa Medici a Roma la mostra Jean-Marc Bustamante - Villa Medici, una mostra che fa riflettere sulla fotografia attraverso un percorso artistico che si pone in un costante confronto critico con differenti media. Jean-Marc Bustamante ha anche inaugurato la serie di incontri che il MACRO dedica alla fotografia e che, dopo Paolo Ventura e Geoff Dyer, vedranno il 29 maggio Guido Guidi in conversazione con Francesco Zanot. La mostra a Villa Medici resterà aperta fino al 6 maggio.   C.C.: Signor Bustamante, tutto il suo percorso artistico è caratterizzato da una forte relazione con lo spazio. Dalle sue prime fotografie (che ha iniziato a esporre in contesti che davano conferma di quanto la fotografia appartenga all’universo delle arti plastiche), allo sviluppo della serie (in cui le immagini erano concepite come sculture), alle sculture, i lavori in plexiglas e gli ambienti che realizza, i termini “oggetto” e “spazio” sono i due poli entro cui è possibile iniziare a pensare al suo lavoro. Nella mostra a Villa Medici non solo le sue opere sono messe in dialogo con alcuni dipinti di Pieter...

Cagliari / Paesi e città

Vorrei parlare di Cagliari attraverso il cinema, non tanto perché è di esso che mi occupo, quanto perché il cinema sceglie, sottrae il troppo dal troppo, mostra l’essenziale che col solo mio sguardo non riuscirei a cogliere. Cagliari mi interessa molto perché ci vivo, perché in pratica ci sono nato (che è molto più che se ci fossi nato davvero perché la vedo da fuori e da dentro), e perché i suoi cambiamenti hanno sempre influenzato e influenzeranno, positivamente e negativamente, ciò che le sta intorno.     La Sardegna ha una cultura cinematografica e letteraria, e quindi un immaginario, mutuato dalle zone interne e dai romanzi di Grazia Deledda e dai deleddiani postumi, che offre un’idea parziale che viene erroneamente intesa, persino da noi non soltanto dai foresti, come totalizzante. Del resto se si eccettua Sergio Atzeni, non esiste una vera letteratura urbana intendendo con ciò una ricerca “intenzionata” sullo spirito profondo della città. Nel cinema di fiction invece si sta sviluppando da poco un’attenzione per la città che poi vuol dire la parte invisibile di Cagliari, quella che è ancora ampiamente ostica per i documentaristi. Ci si attende molto da questi...

Lamezia Terme, 20 novembre 2011

  Torno a Lamezia. Finalmente abbiamo le date ufficiali del debutto di Donne al Parlamento: 20 e 21 novembre, ore 21, al Teatro Comunale Politeama, gestito per il Comune da Piero e Pierpaolo Bonaccurso del Teatrop.   I corsari hanno lavorato benissimo. Ricordate che vi dicevo dei problemi creati dalla innaturale (per la non-scuola) pausa estiva? Bene, sono andati dappertutto, non solo sono ritornati nelle scuole, ma anche nelle strade, nelle piazze. Nei pub, dove gli adolescenti si danno raduno, e hanno trovato nuove adesioni ed entusiasmo. Come crediamo si faccia il lavoro con i giovani? Si fa così. Impiegando tempo e passione. Le locandine, certo, i manifesti, i dépliant, la conferenza stampa, ma prima di tutto il guardarsi in faccia. Il prenderli sul serio, uno a uno. E forse i giovani stessi possono farlo meglio di tutti, per questo è importante non essere “avari”, ma coinvolgere ragazzi attenti e svegli e appassionati nei progetti culturali, se vogliamo che siano una miccia capace di accendere i loro coetanei.     Le prove procedono. Io oggi seguo solo Praxagora e le altre con Emanuele e Tonino, mentre...

Ritratto di Franco Arminio

È difficile fare un ritratto di Franco Arminio. Servirebbe che stesse fermo almeno un attimo, che si limitasse a fare una cosa, o due, non di più. Ma per fermarlo bisognerebbe legarlo. Anche a scattargli un’istantanea verrebbe solo una scia: di un atto o di un gesto, più che un’incerta silhouette della figura; la traccia di una sfaccettatura più che di una faccia. Ma proprio questo potrebbe essere un tratto che lo caratterizza. Invece della descrizione di come è, a definirlo meglio è allora l’insieme di ciò che fa, con i suoi effetti: cosa che negli ultimi decenni agli scrittori capita sempre meno, e con sempre minore incisività. Normale, con i mutamenti della società e delle forme di comunicazione, spiegano gli esegeti più autorevoli. Ciò non toglie che a molti, incluso il sottoscritto, questo non piaccia. Senza nostalgia; per l’oggi e per il domani. Armino, mi pare, è uno che la pensa così: e si comporta di conseguenza.   Comportarsi con coerenza, qui, significa agire nei campi di competenza in modo che l’effetto dell’azione non si fermi ad...

Al parco

Il progetto nasce dall’idea di riprendere il parco urbano pubblico nei giorni di festa. È iniziato nel 2006 dal Parco Sempione di Milano, un luogo a me caro, legato ai miei ricordi d’infanzia, dove andavo a giocare da bambina. In seguito il progetto ha assunto una dimensione molto più ampia, proseguendo nei parchi di altre città, italiane – Torino, Roma, Palermo, Milano e Bologna – per proseguire nelle capitali europee e infine al Central Park di New York.In molte città italiane, nei giorni festivi, il parco si trasforma in un teatro di gioco, specialmente per i migranti. È un luogo di ritrovo di persone provenienti da diversi paesi e diverse etnie che si incontrano tra loro per chiacchierare, ascoltare musica, ballare e mangiare. È per loro il punto di connessione, di collegamento con la loro cultura d’origine, e quindi la possibilità di stare insieme, di non essere soli e di non essere separati. In questo “rito festivo” c’è una situazione di condivisione pacifica dello spazio – che certamente non va idealizzata – in cui si evidenziano i resti sublimati della condizione stessa del migrante, della sua precarietà, del viaggio, della lontananza e dell’essere separati.In generale, il...

Paraloup

  Paraloup è un borgo di poche case in pietra in valle Stura. Qui il giorno di San Giovanni (24 giugno) salivano dalla pianura i pastori alla ricerca di buoni pascoli, vivendo in povere case di pietra fino a che le prime nevi (siamo a 1.400 metri) consigliavano di scendere verso valle. Nel tardo autunno del 1943 salirono a Paraloup Dante Livio Bianco, Umberto Galimberti, Nuto Revelli, Giorgio Bocca: il confine francese era vicino, ma soprattutto si dominava la valle con un panorama ancora oggi incontaminato. Fu un inverno durissimo ed esaltante come raccontano le pagine di alcuni di loro.   Un luogo simbolo che la Fondazione Nuto Revelli ha scelto come centro della prima edizione del Ritorno ai luoghi abbandonati. Anche perché le case sono state restaurate, alcune iniziative sono partite già dalla scorsa estate. Ma che cosa è il Ritorno ai luoghi abbandonati? Non abbiamo voluto chiamarlo festival, perché non intendiamo la cultura come occasione di consumo, ma vorremmo che fosse una festa che coinvolga la “provincia granda” di Cuneo e chi avrà voglia di venire da più lontano. Un luogo dunque dove...