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Possibilità / L’automa e la macchina

I libri di filosofia non soltanto servono a produrre pensieri, spesso suggeriscono anche un panorama percettivo: alcuni assomigliano a costruzioni cristalliformi, dispongono i concetti in serie, ordinano il paesaggio in modo rigoroso, funzionano come una mappa perché vengono incontro alla capacità di orientamento del lettore. Altri sono meno rigorosi, più impressionistici, si rifiutano di mettere una volta per tutte a fuoco il paesaggio che continua a fluttuare sotto lo sguardo del lettore, come se la prospettiva cambiasse a ogni passo e fare il punto diventasse impossibile. Altri libri ancora sono inclassificabili, non appartengono alle tipologie appena ricordate, perché raggiungono la precisione del concetto per mezzo di folgorazioni e inducono nel lettore una percezione contraddittoria, quella di un paesaggio estremamente mobile che improvvisamente s’incanta, poi ricomincia a fluire e rompe la nettezza dei contorni, poi nuovamente congela… Quest’ultimo è il caso del libro di Federico Leoni – L’automa. Leibniz, Bergson, Mimesis, Milano 2019 – in cui salti e smottamenti concettuali se ne stanno in agguato sotto il velo di una scrittura più che elegante e una coerenza sistematica...

L’operaio e la macchina

Io entro in una fabbrica a capo scoperto come si entra in una basilica, e guardo i movimenti degli uomini e dei congegni come si guarda un rito.   Uno strano rito partoriale, qualcosa come la moltiplicazione dei pesci, il maturarsi delle uova sotto la chioccia di un canestro, l’esplosione di un albero di mele, la manipolazione dei pani in una vecchia madia. Sotto questi capannoni, uomini e macchine si affannano intorno a un lavoro che ha sempre del miracolo: una Metamorfosi!   Si parte dalla confusione e si arriva all’ordine. Si parte dal bruco e si arriva alla farfalla. Si elabora la materia, si mastica, si stira, si insaliva, si arma, si conforma, si cuoce, e si crea un oggetto. Questo processo, nell’armeria della natura, avrebbe un solo grosso difetto intrinseco. La prolificità. La macchina è troppo prolifica, almeno rispetto alla donna, alla giumenta, alla coniglia. Certo è più prolifica dei ragni e degli uccelli. È più prolifica dei fiori. La macchina ha una riserva incalcolabile di semi. Ti caccia fuori una sfera o un pneumatico in pochi secondi o in pochi minuti. Può spremere ininterrottamente...

La calza e l’idea

Nella grande Encyclopédie française des sciences, des arts et des métiers, pubblicata nel XVIII secolo, c’è un articolo celebre dove, malgrado l’apparente modestia dell’argomento, prorompe il nuovo spirito del tempo. L’articolo parla della macchina per fare le calze.   Il testo è redatto da Diderot in persona. Da cosa deriva tutto questo interesse? Innanzitutto, ovviamente, dal fatto che la macchina per calze esprime molto bene il tema progressista della nostra civiltà tecnologica, il quale ha avuto inizio appunto nel XVIII secolo: da un lato i bisogni della vita quotidiana, colti a partire da un umile articolo vestimentario; dall’altro il potere della tecnica, che permette agli uomini di soddisfare questi bisogni, impiegando un minor tempo e un minor lavoro che in precedenza.  Così, la nuova macchina per calze simbolizza il rovesciamento della vecchia legge contabile della “fatica”, scotto inevitabile – si pensava – d’ogni esistenza.   Non è tutto. Quel che rende la macchina per calze veramente ammirevole agli occhi di Diderot è il fatto...

Paola Capriolo: intervista su Gregor Samsa

Incontriamo Paola Capriolo, nella veste di traduttrice di Kafka (dopo "Il Castello" e "La Metamorfosi", è di prossima pubblicazione "Il Processo" presso SE) per parlare di Gregor Samsa. Non dell'insetto mostruoso, però, ma di ciò che Samsa era "prima" di trasformarsi. Un commesso viaggiatore, uomo che vende e parla per vendere. Come Leopold Bloom dell'Ulisse, venditore di spazi pubblicitari. Romanzo che Joyce iniziò a scrivere nel 1915, anno di pubblicazione della Metamorfosi. Mestieri che mescolano uomo e mercato, linguaggio e profitto. Da qui partiamo per un'indagine sulle descrizioni del pubblicitario, professione di sintesi per eccellenza.     Hai scritto "all'aprirsi del racconto la metamorfosi è già avvenuta". Dunque che cos'era, prima, Samsa? Perché Kafka sceglie per lui il mestiere di commesso viaggiatore?   Prima della metamorfosi Gregor Samsa è un uomo che vive per gli altri. Si sacrifica per la sorella, si sacrifica per i genitori... forse, attribuirgli un mestiere che è basato sul rapporto con gli altri, sul viaggiare...

Roberto Pieraccini. The Voice in the Machine

Che cosa accomuna Wolfang von Kempelen, alla corte di Maria Teresa d’Austria, i film di culto di sci-fi come 2001: Odissea nello Spazio o Star Wars e il lavoro di centinaia di ricercatori nei laboratori in tutto il mondo? Il tentativo di dare voce a una macchina, di permetterle di comunicare con noi. Dalla macchina parlante di fine ‘700, ad HAL 9000, fino alle applicazioni odierne delle tecnologie vocali, più propriamente il riconoscimento della voce, la sintesi vocale, le biometriche vocali ed altro ancora. Se volete entrare in questo mondo affascinante, potete leggere il nuovo libro di Roberto Pieraccini, The Voice in the Machine: Building Computers that Understand Speech, appena uscito per MIT Press in inglese, non ancora disponibile in italiano.   Roberto Pieraccini, viareggino, diviene ingegnere a Pisa, per poi spostarsi allo CSELT (Centro Studi E Laboratori Telecomunicazioni) di Torino, culla delle prime ricerche italiane sulle tecnologie vocali. Siamo nei primi anni ‘80 e lo CSELT è un luogo unico per innamorarsi di una settore di ricerca così particolare. Passano gli anni, alla soglia dei ‘90, Pieraccini trascorre un...

Rizoma

Presentato per la prima volta in un testo omonimo pubblicato dalle Éditions de Minuit nel 1976 e poi ripubblicato come primo capitolo (Introduzione) di Millepiani quello di rizoma è un concetto cardinale della coppia filosofica formata dai francesi Gilles Deleuze (filosofo) e da Félix Guattari (antipsichiatra).   “Il rizoma (da rizo-, radice, con il suffisso -oma, rigonfiamento) è una modificazione del fusto con principale funzione di riserva. È ingrossato, sotterraneo con decorso generalmente orizzontale” (da Wikipedia). Tuttavia nel repertorio concettuale di Deleuze & Guattari il rizoma indica tutt’altro che radicamento, verticalità e gerarchia (si pensi alla metaforica heideggeriana legata al Grund): il rizoma cresce infatti orizzontalmente e ha struttura diffusiva, reticolare, anziché arborescente. Il rizoma è un anti-albero, un’anti-radice, un’anti-struttura.   L’orizzontalità rizomatica è giocata simbolicamente contro l’immagine filosofica di una conoscenza “verticale” (l’albero della conoscenza, dalla Bibbia a Descartes a...

Corpo e iPad

Non possiamo permetterci di lasciare la tecnologia a tecnici, tecnologi o tecnocrati. Computer, telefoni cellulari ma anche automobili, frullatori e, naturalmente, l’onnipresente iPad, non sono soltanto dispositivi definiti da certe caratteristiche tecniche né il mero supporto ad attività che avremmo compiuto senza di essi. Nel momento in cui entriamo in contatto con loro, veniamo alterati. Di colpo non siamo più noi. Non solo possiamo fare una telefonata in qualunque momento, ma vogliamo farla. Non soltanto possiamo controllare la posta elettronica ovunque, ma non possiamo farne a meno. Prima detestavamo cucinare dopo eccoci punto di riferimento della famiglia grazie a un frullatore che è stato capace di riprogrammare letteralmente il nostro rapporto con i fornelli. Riprogrammati noi? Stanno così le cose? Stiamo diventando come le macchine che usiamo, tanto da avere qualche dubbio, alla fine, su chi usi chi, che cosa che cosa?   La notizia però non è questa – almeno a leggere l’ultimo saggio di Maurizio Ferraris intitolato ANIMA e iPad – ma il suo esatto contrario. Ovvero che macchine come l...

Roland, macchine e animali

Racconta Dubravka Ugrešić nel bellissimo Il museo della resa incondizionata (Bompiani 2002) che al giardino zoologico di Berlino, il 21 agosto del 1961 (otto giorni dopo la costruzione del muro), alla morte dell’elefante marino Roland ci si ritrova davanti a una scoperta inaspettata e inevitabilmente tragicomica. All’interno dello stomaco dell’animale vengono infatti rinvenute decine e decine di oggetti che nel corso degli anni erano sfuggiti di mano ai visitatori della vasca di Roland e che l’elefante marino aveva serenamente ingoiato e mai espulso: “Un accendino di colore rosa, quattro bastoncini da gelato (di legno), una spilla in metallo a forma di barboncino, un apribottiglie, un braccialetto da donna (probabilmente d’argento), un fermaglio per capelli, una matita di legno, una pistola ad acqua di plastica per bambini, un coltello di plastica, un paio di occhiali da sole, una catenina, una molla (piccolina), un cerchio in gomma, un paracadute (giocattolo), una catena di ferro da quaranta centimetri circa, quattro chiodi (grandi), un’automobilina di plastica verde, un pettine di metallo, un distintivo di plastica, una...

Ralph Steiner. Mechanical Principles

La data di realizzazione di Mechanical Principles (Ralph Steiner) oscilla tra il 1930 e il 1931. Il cofanetto dell’Anthology Film Archive “Unseen cinema”, di cui è parte, lo data 1930. Di certo è nel 1931 che il film viene mostrato, in una serata particolare intitolata “Music and Film”: ci riferiamo alla sera del 15 marzo 1931, a New York, dove Aaron Copeland e Roger Sessions portano a termine le loro serie con un concerto che prevede la proiezione dei tre film fino ad allora realizzati da Ralph Steiner: H2O (1929) e Surf and Seaweed (1929-30), oltre al nostro già citato.   È Colin Mc Phee ad aver scritto la partitura per l’accompagnamento dal vivo di H2O e Mechanical Principles. Partiture che sono andate perdute. Sembra che lo stesso McPhee le abbia distrutte. Come proiettare dunque oggi questo film? Senza accompagnamento, oseremmo dire. Il ritmo è già parte integrante del film stesso. Dieci minuti su bielle, pistoni, ingranaggi, rotelle dentellate che si incastrano, leve che si distendono verticalmente oppure orizzontalmente, fino alla loro mostruoso ingrandimento in dettaglio; a volte, gli...