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maschere

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Museo Civico Archeologico di Bologna / Ex Africa: l’arte dell’ineffabile

Non sono mai stato in Africa. Ho letto e visto molto: soprattutto le mostre curate dal grande studioso e collezionista Ezio Bassani (come La grande scultura dell’Africa Nera, al Forte Belvedere di Firenze, nel 1989, e la mostra Africa. Capolavori da un continente, nel 2003, alla Galleria d’Arte Moderna di Torino), deceduto, all’età di 94 anni, mentre stava preparando, assieme a Gigi Pezzoli, la mostra Ex Africa. Storie e identità di un’arte universale appena inaugurata a Bologna.  Difronte all’arte africana ho la strana sensazione di toccare un oggetto attraverso un guanto, avendo l’impressione che il tatto sia falsato da non esser mai stato in Africa e dalle mille incrostazioni equivoche che l’Occidente ha imposto a quel mondo.  Però, forse, questa mancanza di “conoscenza sul campo” mi aiuta a guardare e apprezzare l’arte africana con uno sguardo libero, come pura arte e non come documenti etnografici. Anche se si tratta di un’“arte tradizionale”, fatta di opere non create espressamente per il mercato, ma in risposta ai bisogni religiosi, rituali, politici ed estetici delle società africane del passato.  L’arte africana per esistere non ha infatti bisogno di...

Charlie Parker, Julio Cortázar / Dietro la maschera

In esergo al racconto che vi accingete a leggere c’è una citazione dal poeta Dylan Thomas : «O make me a mask», fatemi una maschera, in cui l’evocazione della maschera potrebbe intendersi come desiderio di estraniarsi dal mondo nascondendo la propria identità nel tentativo di difenderla, dello scivolare tra le pieghe di un autre rimbaudiano per cercare di salvaguardare la più intima essenza di se stessi, attraverso un continuo scambio di ruoli.   Del resto, il musicista Charlie Parker (cui Julio Cortázar si è dichiaratamente ispirato per il personaggio principale del Persecutore), durante la sua breve e incandescente esistenza, aveva realmente utilizzato un gran numero di pseudonimi, da quelli che gli avevano attribuito i suoi colleghi musicisti, come “Bird” e “Yardbird”, a quelli imposti dal music business: in occasione di alcune incisioni discografiche realizzate assieme a Charlie Mingus, Parker dovette adottare il nome di “Charlie Chan”, non potendo apparire con il proprio a causa di un contratto che lo legava a una casa discografica differente da quella del contrabbassista. A sua volta, come in un gioco di scatole cinesi, questo pseudonimo evocava una maschera ulteriore,...

Storie che svaniscono / La guerra di Instagram, Snapchat e Facebook

Quasi due anni fa, qui è stato pubblicato un mio articolo su Snapchat, un social network all’epoca non molto conosciuto in Italia che ho scelto di analizzare per la peculiarità delle sue storie, brevi testi sincretici composti da video e immagini, dalla durata e dalla permanenza limitata, copiate neanche troppo velatamente da Instagram e Facebook, grazie a cui sono diventate di dominio pubblico. Negli ultimi tempi, infatti, le storie sono diventate il canale comunicativo preferito dei personaggi pubblici, tanto che la stampa spesso e volentieri le usa come fatti oggetto di notizia.   Dopo un boom iniziale, le storie di Snapchat hanno registrato un declino di visualizzazioni attestato attorno al 40% causato dall’avvento di quelle di Instagram che, dal canto suo, in 25 settimane dal lancio, da agosto 2016 fino metà gennaio 2017, ha raggiunto i 150 milioni di utenti giornalieri dopo un periodo di magra, probabilmente dovuto al social di Spiegel e Murphy. I primi a venire meno agli aggiornamenti di Snapchat sono stati gli influencer, che hanno immediatamente appurato il calo di visualizzazioni spostandosi sul più fruttuoso Instagram. Il maggior volume di condivisioni di...

A Donato Sartori mentre guida il corteo delle sue maschere / Anniversario con Arlecchino e porchetta

Mentre il sole allunga le ombre calando dietro i colli siamo qui in molti – gli amici che Paola e Sara Sartori hanno invitato al Museo della Maschera, ad Abano, per una festa di anniversario. Un anno fa, il 23 aprile, Donato Sartori si è ucciso con un colpo di rivoltella, in casa– preferendo precedere il male che l’avrebbe stroncato fra i dolori e i farmaci.   Siamo in attesa, sono le 18,30. Nella villa accanto alla corte dove siamo raccolti ci sono le maschere nelle teche di vetro– silenziose, misteriose. Giorgio Bongiovanni, l’attuale Pantalone dell’Arlecchino più longevo del mondo, Arlecchino servitore di due padroni, fa dolcemente da guida a Paola che, spesso piangendo, sorretta dalla figlia legge alcuni momenti della carriera artistica di Donato. Un curriculum che passa per le mostre d’arte, i mascheramenti urbani (Venezia, Firenze, Reims, Copenaghen e altrove), i corsi di formazione e la costruzione delle famose maschere in cuoio.     Ho visto tanti anni fa le prime maschere di Amleto, il padre di Donato, in viso a Jacques Lecoq, a Padova, al Teatro Universitario. E poi nel 1951 sul volto di Marcello Moretti – l’Arlecchino elettrico, sempre saltellante, che...

Maschere / Agamben tra i Pulcinella del Tiepolo

In Pulcinella ovvero Divertimento per li regazzi (nottetempo, 2015) Giorgio Agamben ci accompagna in un viaggio polifonico fra le immagini che Giandomenico Tiepolo ha dedicato alla maschera napoletana, dagli affreschi con i quali aveva decorato la propria villa di Zianigo (oggi conservati, staccati, nel museo del ‘700 veneziano di Ca’ Rezzonico) all’album di 104 tavole intitolato Divertimento per li regazzi, realizzato alla fine del XVIII secolo.   Giandomenico Tiepolo, La partenza di Pulcinella, 1797, affresco. Ca’ Rezzonico, Venezia   Agamben intreccia più regimi discorsivi (filosofico, storico, politico, iconografico, autobiografico) entrando e uscendo dai personaggi che il filo del suo pensiero incontra.   Innanzitutto questo divertimento è una riflessione sul rapporto fra filosofia e commedia, un  rapporto più antico e profondo rispetto a quello con la tragedia: il personaggio comico vive in una sorta di eterna erranza, non ha il destino segnato dalla colpa come l’eroe tragico e proprio per questo la sua forma tipica non è l’azione, ma il lazzo che interrompe il mythos.   Giandomenico Tiepolo, Pulcinella e i saltimbanchi, 1797, affresco. Ca’...

Il mascarâr di Coia

È venuta giù un’acqua fuori dalla grazia di dio, guarda lì, ha sparpagliato tutte le zucchine. Anche i pomodori: tutti guasti, gonfi. Quelli che ho raccolto stamattina non si lasciano mangiare, Renzo indica l’orto recintato, coperto da una rete verde sottile fissata a sei pali di legno: questa è per la grandine, ne scende parecchia, è normale, vedi, anche l’uva è coperta, altrimenti la rovina tutta. Qui a Coia piove tanto, ma come quest’anno, guarda, una roba da non credere. Agita un vasetto di vetro, sembra contenere del sale. No, dice, sono germogli di pino mugo messi a sciogliersi nello zucchero, si sciolgono se arriva il sole, dice, altrimenti lo sciroppo non lo prepariamo, cosa ci vuoi fare, quest’anno è così.   In auto scendiamo verso il paese passando per via degli usignoli. Dopo un paio di chilometri, a sinistra, proprio di fronte al Cjscjelàt – quello che rimane del Castello Frangipane, dove ogni anno, il sei gennaio, bruciano legna, sterpame, fieno per il Pignarûl Grant – c’è il garage-laboratorio: Remo ci accoglie con un got di sgnape, un...