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Madrid: Sua Maestà la Decadenza

Non sono più i tempi in cui il Carlo III, soprannominato il Miglior Sindaco di Madrid, additava José Antonio de Armona a suo successore. Era il 1777 e il lucchese Luigi Boccherini, musicista di corte, componeva lo splendido quintetto per archi Musica notturna per le strade di Madrid. Da allora sono cambiate molte cose, ma la decadenza è rimasto uno dei concetti primari della nostra percezione di una città, di una nazione e di una civiltà. L’articolo pubblicato da El País sul finire del 2013, La decadencia de Madrid, ha suscitato un ampio dibattito dal quale l’attuale Alcadesa Ana Botella rischia di uscire malconcia, con il disonorevole appellativo di Peggior Sindaco di Madrid attaccato dietro la schiena. Il fatto che sia stata scelta da José María Aznar, ex Primo Ministro e padre dei suoi pargoli, è circostanza ricevuta con infinito maggior scetticismo che un tempo. Lontano dal denotare comprovate qualità personali, le cosiddette scelte a dedo si accompagnano oggi a diffusi e a volte un po’ confusi sospetti di consorteria, compiacente fedeltà quando non d’inettitudine.  ...

Basta con la Movida dei Vecchietti

Una volta la notte era il tempo della mala, delle prostitute, dei giornalisti di nera, dei poliziotti e degli spazzini. Oggi la notte è di tutti. O almeno di un numero sempre maggiore di persone. E' la notte degli studenti, che si prendono il tempo per sperimentare. E' la notte dei migranti, che cercano di tirare sempre un po' in là per chiamare a casa con tariffe telefoniche agevolate. E' la notte dei ricercatori, dei programmatori, degli interaction designer. Di molti di quelli che scrivono per doppiozero e di molti di quelli che lo leggono. Di tutti quei “miscellanea” del terziario avanzato che producono il valore immateriale ad alto contenuto cognitivo che, in teoria, dovrebbe permettere al paese di restare a galla.   Nel Web gira da qualche anno un manifesto virale che recita: "smettetela di suonare le campane la domenica mattina. La gente è appena tornata da ballare e ha bisogno di riposare". E' la prima cosa che mi viene in mente al rientro dalle (ormai rare) notti di danze a Milano. La sintesi perfetta dell'esasperazione dei trenta-quarantenni nei confronti della Movida dei Vecchietti.   Si d...

Lecce / Paesi e città

Lecce non è la mia città. L’ho incontrata la prima volta in un agosto caldissimo di quattro anni fa più o meno. Siamo state insieme un giorno, di cui mi rimane la polaroid di un vicolo con la luce giallissima, che ricorda il deserto, anche se non l’ho mai visto. Mi è salita prepotente la voglia di sud e dopo due anni mi ci sono trasferita. Ho passato qualche mese in cui la mia unica occupazione era uscire per attraversarla, cercarla, cercarmi tra i vicoli, i balconi, le facce. Era maggio, che continuo a credere sia il periodo migliore per vederla passare davanti agli occhi una città come questa.   Porta Napoli sotto la luce di maggio è una divinità di pietra. Una delle tre porte di entrata alla città. Imponente, gialla, tutta d’un pezzo, sembra venga direttamente da Oriente, accanto c’è una cupola di chiesa mosaicata e in certe sere la luna a sdraio ci si appoggia sopra. Una porta è una soglia ed è bello che una città ne conservi il rituale. Per un attimo passando sotto si è in un tempo sospeso, non si è fuori, ma non si è neanche nel pieno di bar, persone, balconi, pietre annerite dall’umidità. Nei dintorni di Porta Napoli ci sono i miei due bar preferiti, uno dentro e l’...

Catania / Paesi e città

Catania è una signora in nero. Il fasto barocco della città nega se stesso, perché tende all’oscurità della pietra lavica della quale è intriso. Niente a che vedere con il tufo dorato di Noto, né col fragile calcare leccese, né tanto meno con i marmi e gli ori di quello romano. Ciò accade perché il barocco catanese non è nato solo come una scelta stilistica, un adeguamento alla moda dei tempi; è stato anzitutto una necessità: bisognava ricostruire la città dopo che l’Etna, nel 1669, decise di spalancare le bocche dell’inferno. Le colate laviche raggiunsero il centro, aggredendolo in più punti. Poi, nel 1693, un terremoto diede a Catania il colpo mortale: le vestigia greco romane e l’abitato medievale vennero spazzati via come briciole di pane da un pavimento. In cambio, il vulcano donò alla città i materiali da costruzione per rimettersi in piedi. Ecco perché il barocco catanese è oscuro. Si tratta di uno stile da stress postraumatico, che incorpora le ombre e il lutto di una città intera.   La lava ha fatto un...

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