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pensieri

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Quaderno 4 / L’insonnia infermiera

Le notti registrano tutto quello che ho perduto, lasciato a Milano o spazzato via dal virus, e poi svolgono il nastro impresso nei sogni. Ho perduto due gruppi di meditazione, trentaquattro persone. Da tanti anni incontravamo la meditazione insieme, con avvicendarsi di persone diverse ma con la stessa passione. Due sere alla settimana per sentire il diritto di cittadinanza del silenzio e della lentezza, del sentire del sottosuolo, dell’esitazione. Ho perduto la scuola, centinaia di bambine e bambini a cui portare semi di poesia e spuntavano parole indelebili dai più muti, dai non visti. Come J. che per una poesia sugli alberi, ha scritto solo, con scrittura tremolante: Lattuga.   E ho lasciato la mia casa piena di libri, la mia coinquilina amica, che sapeva di me e io di lei, i libri che ti vengono in mente in un preciso momento e non puoi aspettare, le finestre e tutta la piccola cattiveria umana che mi ha circondato nelle strade e nei negozi. E le vie, le piazze, le fontanelle vedovelle nascoste nei parchi, i passi sotto la luna con paura di donna e avventura di bambina. Le tante vite che ho vissuto, i morti, la famiglia che è scivolata via. La persona che sapeva ascoltarmi...

Diario 10 / Il fruscio di settantamila pensieri

Ho visto un documentario in tv sui due più veloci risolutori al mondo del cubo di Rubik: un ragazzo australiano e uno americano. L’australiano si chiama Feliks Zemdegs ed è stato il più longevo campione di Speedcubing. Il suo trono ora però è insidiato da Max Park, il nuovo fenomeno della specialità. Max è autistico, e nel documentario conosciamo la sua storia e quella dei suoi genitori. Tra Feliks e Max nasce un’amicizia profonda che trascende la rivalità. I due sono capaci di risolvere il cubo di Rubik in poco più di quattro secondi, muovendo le mani e la mente a una velocità inconcepibile. Riescono a manipolare il cubo anche con una mano sola, e dopo aver memorizzato la posizione iniziale delle varie facciate sono in grado di risolverlo bendati, nel tempo che io di solito impiego per versarmi da bere. Ho letto che la velocità con cui viaggiano le informazioni nel cervello è superiore ai quattrocento chilometri orari. Ogni giorno un essere umano riesce a elaborare settantamila pensieri. Feliks e Max spendono gran parte dei loro settantamila pensieri giornalieri per elaborare gli algoritmi che servono loro a risolvere il cubo. Io spendo i miei per maledire i rumori della mia...

Giovanna De Angelis. La frattura

Quando gli accadimenti della vita reale si intrecciano a quelli che vengono raccontati nelle opere di fiction, possono generarsi ambigui conglomerati che, in un unico e indistinto faldone, accorpano il valore dell’opera stessa alla non necessaria compassione per quella che, nel caso specifico, è la vicenda personale di Giovanna De Angelis, scomparsa a Roma nel 2013 a seguito di una malattia, editor per case importanti come Einaudi e Fazi, autrice (insieme a Stefano Giovanardi) di una Storia della narrativa italiana del Novecento 1900-1922, e apprezzata saggista, critica e studiosa di letteratura.   La Frattura, pubblicato da Elliot, è il suo unico romanzo. Racconta di Francesca, giovane traduttrice sposata a Cosimo e legata a doppio filo a Diego, un ricercatore universitario con famiglia a carico verso il quale nutre una sorta di devozione fisica che non riesce a darle tregua. Nemmeno quando, improvvisamente, nella sua vita subentra lo spettro di una malattia. È su quest’ultimo elemento, forse, che si intrecciano le vicende della protagonista a quella dell’autrice; se non è utile né rispettoso considerare quanto possa...

Perdere pensieri

Mentre cammino con il giornale sottobraccio incontro un signore sul marciapiede. Mi guarda e mi dice: “Non ne può fare a meno, vero? Le notizie, lei le guarda, le ascolta, le legge, e non sa nemmeno perché lo fa”. “Me lo spieghi lei”. Ribatto io. “Perché sono famose. Ma non si preoccupi, presto comincerà la rincorsa all’anonimato”.  E mentre finisce la frase sembra improvvisamente ricoprirsi di liquerizia. Qualcosa di liquido e scuro gli cola dalla testa, inzuppandolo fino ai piedi. Ogni volta che le gocce toccano il cemento quello si china a raccoglierle con le mani a coppa. “Sono i miei pensieri,” mi dice il signore, “vanno via così, e se non sto attento, un giorno mi ritroverò con la testa vuota”.