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razionalità

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Un’amicizia da Nobel / Kahneman e Tversky: economia comportamentale

Il libro. Nell’ottobre del 2017 l’Accademia di Svezia ha assegnato il premio Nobel per l’economia a Richard Thaler, per le sue ricerche sull’economia comportamentale. Negli stessi giorni è uscito in libreria Un’amicizia da Nobel. Kahneman e Tversky, l’incontro che ha cambiato il nostro modo di pensare, di Michael Lewis (Raffaello Cortina Editore).  Daniel Kahneman (1934), che ha ricevuto il premio Nobel nel 2002, e Amos Tversky, nato nel 1937 e morto nel 1996, sono i fondatori dell’economia comportamentale: i loro lavori convinsero il giovane Thaler a muoversi nella stessa direzione di ricerca. L’economia comportamentale applica la psicologia allo studio delle decisioni economiche. Nella stessa corrente di pensiero si colloca Robert Shiller, che ha ricevuto il premio Nobel nel 2013 per i suoi lavori di finanza comportamentale.       Come gli economisti litigano sulla razionalità. Gli economisti hanno idee molto diverse sull’idea di razionalità. Nelle sue lezioni all’Università di Cambridge il professor Frank Hahn amava ripetere che non accettare l’idea di razionalità del soggetto economico equivale a considerarlo una bestia. Circa dieci anni fa, in un...

Catena

“Quelle catene di ragionamenti, lunghe, eppure semplici e facili, di cui i geometri si servono per pervenire alle loro più difficili dimostrazioni, mi diedero motivo a supporre che nello stesso modo si susseguissero tutte le cose di cui l’uomo può avere conoscenza” (Cartesio, Il discorso sul metodo, 1637).   Il progetto della Ratio cartesiana si affida alla procedura inferenziale del dimostrare matematico: conquistata l’evidenza prima, la certezza di una “salda roccia” su cui fondare la verità, secondo il modello assiomatico e deduttivo della geometria euclidea, le regulae del pensare si snodano  seguendo una consecuzione monodroma, passando anello dopo anello da premesse a conseguenze. Che era poi già l’intento del sillogismo aristotelico, di cui ancora si ricorda la prefazione di Primo Levi a Se questo è un uomo: quando la convinzione latente nell’animo umano, per cui “ogni straniero è nemico”, diventa «premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager». Anche nel metodo, Cartesio segna il trionfo del meccanicismo: le...

Bill Master

L’eroe è morto, lunga vita all’eroe. A passare in rassegna la galleria dei più riusciti protagonisti delle serie americane contemporanee si fa la conoscenza di personaggi complessi e oscuri, attraversati da molte ombre e inquietudini, disposti a scendere a compromessi con il Male, a non farsi scrupoli, a cavalcare fino in fondo tutte le proprie pulsioni autodistruttive. Stiamo vivendo il trionfo dell’antieroe seriale: soggetti poco raccomandabili, con cui non vorremmo certo avere a che fare nella vita reale, con i quali tuttavia stabiliamo una profonda sintonia televisiva.   Vince Gilligan, il creatore di Breaking Bad, la serie che è diventata un vero e proprio manifesto della scrittura di un antieroe, ha spiegato al «New York Magazine»: «I gusti di visione sono ciclici. Fra cinque anni forse ci chiederemo “ti ricordi quando a tutti piacevano gli antieroi?”. Per molti decenni, invece, i cattivi in tv dovevano sempre essere puniti, e i buoni dovevano essere coraggiosi, sinceri e senza conflitti interiori. Queste erano le regole del gioco (e del mercato). Ma i gusti delle persone sono volubili e ora chi...

Pavidi o cocciuti?

È mercoledì sera, e come al solito mi sintonizzo sul mio talk show politico preferito. Sono oramai diversi anni che seguo questo tipo di trasmissioni, e tuttavia continuo sempre a stupirmi – stupore misto a irritazione, in verità – di fronte a dialoghi come questo:   Membro dell’opposizione: “Durante l’attuale Governo abbiamo perso centocinquantamila posti di lavoro, fonte Eurispes. Questo è inaccettabile”.   Ministro del governo: “Mi spiace smentire il collega, ma ha detto una cosa falsa. I dati in nostro possesso dicono invece che la disoccupazione è aumentata solo del 2% durante il nostro mandato, quindi altroché centocinquantamila. Si parla di venticinquemila posti di lavoro, cifra spiegabile tenendo in conto la profonda crisi economica globale e l’attacco speculativo al nostro Paese”.   Membro dell’opposizione: “E no, caro Ministro, mi spiace, ma sui numeri non ci si può sbagliare”.   Già, sui numeri non ci si può sbagliare. Eppure i politici ne snocciolano così tanti di numeri, e tutti così...