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rock

(13 risultati)

Donne e ombre / R-E-S-P-E-C-T, o del machismo nel rock

Sul numero 13 della rivista inglese International Times datato 27 agosto/10 settembre 1970 compariva un articolo a firma Arlene Brown dal titolo Has anyone reading this article met a woman bass player? (fra chi sta leggendo questo articolo c’è qualcuno che ha mai incontrato una bassista donna?). Raccontando di un concerto dei Grateful Dead al quale aveva assistito, la Brown scrive: “sono convinta che la musica rock ha cambiato molte cose, liberato un sacco di energia, messo a disposizione dei giovani un nuovo immaginario, enfatizzato la gioia, il piacere sessuale, la rilassatezza, la follia, dato sfogo all’eccentricità e acceso le persone. Per quanto riguarda la relazione uomo-donna invece, in particolare sul piano dell’emancipazione femminile e dell’immagine che una donna dovrebbe avere di sé stessa, credo che il rock sia assolutamente reazionario. Si impone un cambiamento”.   Anni fa la moglie di Neal Cassady, il Dean Moriarty del romanzo On the Road di Jack Kerouac, scrisse un libro nel quale dettagliava la relazione col protagonista del libro e lo intitolò, con grazia e ironia, Off the Road. Molti dei protagonisti della controcultura americana degli anni ’50 a casa ci...

Ligaland / Ligabue e Presley

È uscito in questi giorni, presso l’editore Mimesis, il volume di Vanni Codeluppi Ligaland. Il mondo di Luciano Ligabue. Pubblichiamo in anteprima un estratto da questo volume relativo al rapporto esistente tra il cantautore emiliano e il cantante americano Elvis Presley.     Elvis Presley ricorre frequentemente nei discorsi di Ligabue. Si potrebbe quasi dire che è stato per questi un punto di riferimen­to costante. Il film Radiofreccia si conclude con la scena del funerale del prota­gonista Freccia, accompagnato dalla banda musicale di Correggio che suona Can’t help falling in love, il celebre brano con il quale Presley solitamente terminava i suoi con­certi. E all’interno di questo film è presente anche il cantante correggese Little Taver, sorta d’imitazione “alla buona” di Presley. E che dire delle luccicanti giacche tipiche dell’ultimo Presley che sono state più volte indossate da Ligabue durante i concerti? E delle canzoni Un figlio di nome Elvis, Buon compleanno, Elvis!, ma anche Ultimo tango a Memphis, una personale versione della celebre Suspicious Minds del cantante ameri­cano? Soprattutto, però, Presley è presente nel titolo dell’album Buon compleanno El­vis,...

Il memento mori del rock / L’arte di dire addio in 4/4

Spero di morire prima di invecchiare – I hope I die before I get old – da My Generation degli Who, è il verso rock per eccellenza. Quando la canzone uscì, nel novembre del 1965, autore del brano e interprete, Pete Townshend e Roger Daltrey, avevano rispettivamente 20 e 21 anni. Oggi i due di anni ne hanno 74 e 75, e il minimo che si possa dire è che l’auspicio non si è realizzato (vi risponderanno, con ogni probabilità, che l’ospizio può attendere). Leggenda vuole che Paul McCartney, d’indole forse meno spaccona o soltanto più interessato al sistema pensionistico britannico, avesse soltanto 16 anni quando scrisse una canzone come When I’m Sixty-Four – quando avrò sessantaquattro anni – dove s’immaginava con i nipoti Vera, Chuck e Dave sulle ginocchia, oppure intento a strappare le erbacce in giardino, oltre che ben disposto a cambiare i fusibili nel caso fosse saltata la luce (la canzone sarebbe poi apparsa anni dopo su Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band). Sir Paul oggi ha 77 anni ed è uno dei tanti nonni del rock che stanno attenti alle correnti d’aria.   Ben più allarmante della morte, per il rock, e legata a filo doppio con l’incubo dell’obsolescenza (It's better to...

Il prezzo della libertà / CSN&Y: la famiglia disfunzionale del rock

Nel marzo del 1970 Lanny Kaye, futuro chitarrista di Patti Smith, scrive un articolo per la rivista Circus dedicato al gruppo rock del momento: Crosby, Stills, Nash & Young. Il primo disco del quartetto, Déjà vu, è nei negozi da pochi giorni e si appresta a diventare uno dei manifesti di quegli anni. Dopo aver elogiato la band sul piano musicale, Kaye se ne esce con un’affermazione che è figlia dell’epoca: “il vero segreto del successo di CSN&Y, al di là dei dischi e dei concerti, al di là della musica stessa, è l’amore che provano l’uno per l’altro. Se il gruppo non esistesse, sarebbero comunque amici. Se non fossero amici, sarebbero fratelli”. E poi cita una frase di David Crosby: “siamo una famiglia, e il legame si sta irrobustendo di giorno in giorno”.   Tre mesi dopo, su Melody Maker, appare un’intervista di Vicki Wickham a Graham Nash intitolata We may fight, but the music wins (litighiamo, ma è la musica a vincere). Se ne deduce che il legame, pur se robusto, è conflittuale. Da allora in poi, e siamo a giugno 1970, non c’è articolo o intervista che non sottolinei le frizioni all’interno della band. Per usare un’espressione cara ai quattro, l’esistenza della...

Jimi Hendrix all'alba / L’odore del napalm a Woodstock

Stando a un sondaggio dell’American Film Institute, la frase “mi piace l’odore del napalm al mattino” (I love the smell of napalm in the morning), proferita dal tenente colonnello Bill Kilgore nel film Apocalypse Now! di Francis Ford Coppola, occupa il 12° posto nella classifica delle cento battute più celebri della storia del cinema. A torso nudo ma col cappello del 9º Reggimento della Cavalleria Aerea ben piantato in testa mentre intorno ronzavano le pale degli elicotteri, il tenente colonnello Kilgore (interpretato da Robert Duvall) fungeva da coerente avamposto della follia che lo spettatore avrebbe poi incontrato nel colonnello Kurtz (Marlon Brando).   Un richiamo non olfattivo ma uditivo al napalm è quanto si sentì anche nell’aria di Woodstock il mattino del 18 agosto 1969 a conclusione del leggendario concertone rock. Iniziatosi il pomeriggio del 15 (venerdì), il festival avrebbe dovuto chiudersi domenica 17 con l’esibizione del chitarrista Jimi Hendrix. Ritardi di varia natura avevano però fatto slittare il programma fino al lunedì successivo, 18 agosto, e Hendrix fu chiamato a esibirsi intorno alle 9 del mattino (lo slogan del festival, a voler essere pignoli,...

Interviste e colloqui / Luciano Berio nel tempo e nello spazio sonoro

Arriva in libreria Interviste e colloqui (Einaudi), il terzo e conclusivo volume degli scritti di Luciano Berio, figura fondamentale nella musica del Ventesimo secolo e non solo.  Dopo i libri dedicati alle Norton Lectures e agli scritti musicali ecco riunito un gran numero di conversazioni rilasciate in Italia e all'estero dal compositore ligure tra il 1962 e il 2002.  Questo quarantennio lo ha visto tra i protagonisti assoluti del rinnovamento musicale, un processo lungo e faticoso non esente da contraddizioni, che risaltano benissimo negli atteggiamenti di Berio rispetto ai fenomeni musicali sempre mutevoli attraverso gli anni.    Certe dichiarazioni apodittiche che si leggono nei colloqui degli anni Sessanta sono del resto tipiche di tutta la generazione di Darmstadt e non dissimili dai coevi diktat di Boulez e Stockhausen su cosa dovesse essere considerato artisticamente valido e cosa no: fortunatamente la disposizione cronologica del libro (curato mirabilmente da Vincenzina Caterina Ottomano) ci permette di seguire fedelmente l'evoluzione del pensiero di Berio e la sua capacità di liberarsi dagli schematismi giovanili per abbracciare una visione dell'...

Il duca bianco nei musei di Italia / David Bowie: un’infinita iconografia

L’iconografia di David Bowie a pochi mesi dalla morte, si rivela di ricchezza sconfinata, nell’incrocio di iconografie e immaginari. Da gennaio giro per l’Italia, di fronte ai pubblici più diversi, per raccontare il mio libro Ziggy Stardust. La vera natura dei sogni (add), scritto lo scorso anno. Alla fine incontro storici dell’arte, del design e della moda, fans certo, ma anche studiosi e tutti mi danno un ulteriore dettaglio del quadro, un altro tassello del mosaico, estremamente complesso da ricostruire, che mi era sfuggito nel lavoro di ricerca. Non era mai accaduta prima una così fitta sequenza di mostre su una icona del rock in Italia e vale la pena di ripercorrere gli itinerari di questa vera e propria stagione bowiana in Italia. Ha inaugurato la piccola e agguerrita galleria ONO a Bologna, che in primo luogo ha realizzato la mostra dedicata al maestro Sukita, noto per aver creato l’immagine di Heroes, con il cantante in veste robotica su sfondo grigio. Questa esposizione è stata poi riproposta dalla Cassa di Risparmio di La Spezia con un bell’allestimento (inaugurazione il 30 aprile, la chiusura è il prossimo 19 giugno): il lavoro del maestro nipponico era iniziato a...

Il paradigma dei carnivori. I Linkin Park e The Hunting Party

La musica, secondo Roland Barthes, è un discorso amoroso che struttura i valori profondi dell'immaginazione, specialmente quando esprime il non detto attraverso le sue vibrazioni e quella grana della voce che non è solo un timbro vocale, ma veicola una tensione tra musica e linguaggio, trasposta nel corpo del performer. La voce con i suoi toni può modulare qualsiasi stato emotivo e trasmetterlo a chi ascolta. Il plus dell'esibizione live di un cantante o di una band è il riuscire a connettersi empaticamente con il pubblico, articolando, attraverso la grana della voce, una certa trasformazione dell'esistenza, un'esperienza. Non è un requisito di tutti i musicisti ma, sarò anche di parte, tra coloro che hanno questo “dono” ci sono sicuramente i Linkin Park che, dopo un anno e tre mesi dalla loro ultima esibizione in Italia, tenutasi a Milano il 10 giugno 2014, torneranno il 6 settembre al Rock in Roma.   Il loro ultimo album, The Hunting Party, pubblicato il 17 giugno 2014, segna una svolta stilistica interessante nella storia del gruppo rispetto alla costante dell'uso del pronome “noi” nei...

A proposito di un 'saccheggio fonico' di John Oswald

Nell’aprile del 1968 la Warner Bros. Records, allora casa editrice dei Grateful Dead, pubblica un 45 giri con la prima versione registrata di Dark Star. Oggi l’idea che i Grateful Dead abbiano potuto incidere anche dei 45 giri è piuttosto sorprendente, sopratutto tenendo presente l’esperienza che abbiamo della loro musica. I Grateful Dead sono infatti conosciuti per pezzi ben più kilometrici, come un flusso senza fine, col solo limite della ‘capacità’ di un lato di LP. E per concerti nei quali le separazioni tra un pezzo e l’altro, come l’inizio o la fine degli stessi, erano dovuti più a questioni di comodità che a vere e proprie ragioni musicali. Come se la musica, idealmente, non dovesse mai interrompersi e mentalmente continuasse, filo conduttore della vita, sempre lì presente, e solo sfumasse, s’assopisse, per concedere al quotidiano un minimo di presenza. Dark star è un po’ il simbolo di questo dilatarsi della musica, dai 3 minuti (2’50’’ per la precisione), un po’ meno della capacità di un 45 giri, ai 23 minuti e 15 secondi di Live/Dead, il...

Pino Daniele: el duende

Cantautore. Sono passati più di sessant’anni dalla coniazione di questo scialbo, petulante, italianissimo mot-valise, e ancora non siamo riusciti a liberarcene. Abbiamo archiviato matusa, valletta, maggiorata, capellone, ma del termine escogitato nei primi anni ’60 negli uffici della Rca di Roma ancora oggi ci serviamo. Così, Pino Daniele, disgraziatamente mancato a soli 59 anni per un infarto il 4 gennaio 2015, passa bruscamente alla storia con questa bislacca qualifica.     È stato un cantautore, Pino Daniele? Per massmediatica comodità dobbiamo accettarlo, e raccontarcelo pubblicamente. A me, che ho attraversato gli anni in cui nel nostro Paese questo bollino assumeva un senso quasi sacrale, riesce difficile chiudere il povero, grande Pino nella gloriosa, banalissima etichetta. Se penso ai suoi esordi, lo ricordo soprattutto come un talentuosissimo chitarrista e cantante blues, segnalatosi tra la seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ‘80, la stagione della cosiddetta “scuola napoletana”, quella di Napoli Centrale (gruppo di cui ha fatto parte), Toni Esposito, Edoardo Bennato, la Nuova...

Hendrix, Zero

Il rock and roll degli anni ’50 (Bill Haley, Elvis Presley) e il beat degli anni ’60 (i Beatles, i Rolling Stones) erano ancora folklore, materiale per giornalisti e sociologi. Il rock (questo il nuovo termine) comincia a pensare una sua storia e a produrla solo nei primi anni ‘70, dopo Woodstock e l’Isola di Wight; ed è subito storia sacra. A scriverla non è quasi mai uno storiografo accademicamente inteso: sono gli apostoli di questa musica, i suoi evangelisti. “In principio era il Ritmo… e il Ritmo si fece Carne, e venne ad abitare presso di noi…”.   I divi del rock (nel rock non ci sono altro che divi) sono incarnazioni della Musica originaria, Corpi sacrificati, trasfigurati e infine assunti nell’empireo delle Vibrazioni e delle Sensazioni. Per entrarci, non basta morire soffocati da un panino davanti alla TV, come la povera Mama Cass dei Mamas & Papas: è indispensabile consumarsi velocemente in droghe ed eccessi vari, fino a essere travolti dall’overdose del proprio desiderio senza limiti. La triade canonica è quella che sappiamo: San Jim Morrison, Santa Janis Joplin, San...

I bikini che uccidono

Lo scorso 12 aprile ha compiuto 20 anni Live Through This delle Hole. L'album uscì appena pochi giorni dopo la scomparsa di Kurt Cobain, giusto per inquadrare il momento storico. Non mi sembra siano in corso grandi festeggiamenti per questa ricorrenza nel music system, soprattutto da parte di molta critica maschile ferocemente, quasi istericamente detrattrice della band. Non fa una piega, non stiamo parlando di mostri sacri della storia del rock, ma una lancia a favore della questione vorrei spezzarla.   Le Hole sono state un fenomeno in quanto interpreti del loro tempo. Quando sono spuntate fuori nel 1989 la scena internazionale dei gruppi femminili “alternativi” era dominata dal ciclone riot gggrls capitanato dalle Babes in Toyland: urlatrici professioniste, queste tre ragazze di Minneapolis erano un'associazione a delinquere per il bene comune. Sono state delle capostipiti e sapevano fare il loro mestiere. Courtney Love veniva da lì, dato che inizialmente e brevemente era stata bassista proprio delle Babes. A quel punto, cosa poteva fare una figliola come Courtney, giovane, corredata di avvenenza fisica, una certa fascinazione per...

Dinosaur Jr. Over It

Cosa resta della generazione rock anni 90? Cosa resta della teenage angst di gruppi come Nirvana, Smashing pumpkins o Jane’s addiction? Beh, il video realizzato da Mark Locke su Over it dei Dinosaur Jr ne è una limpida testimonianza. Influenzati in pari modo dall’hardcore californiano e da Neil Young, i Dinosaur jr sono stati autori negli anni 80 di tre album fondamentali per il grunge a venire, melodie perfette sommerse da tonnellate di feedback chitarristici.   Dopo una serie di album non poi così memorabili si sciolgono nel ‘97 per poi riformarsi con la formazione degli esordi ben dieci anni dopo. La lunga criniera bianca di J Mascis, leader indiscusso del gruppo, ci dice che in effetti il tempo è passato, anche se ascoltando la musica dei Dinosaur Jr si potrebbe pensare esattamente il contrario.   Nel video vediamo tre ragazzoni sopra i quaranta cimentarsi in alcune acrobazie su skateboard e BMX in un parco giochi. Il regista ha ammesso di aver dovuto usare delle controfigure perché i ragazzi nella realtà non sapevano fare alcuna delle acrobazie presenti nel video. J Mascis sa giusto andare un po’...