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rovina

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Spaesati traghettatori tra rovine e futuro

Un atlante delle rovine, soprattutto se dedicato a un Paese come l’Italia, è creatura troppo variegata e stratificata, mutevole e ingannevole, perché possa accasarsi dentro le pagine di un solo libro, pur intenso e attentamente costruito quale Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro (pp. 250, € 18), che Antonella Tarpino ha appena pubblicato da Einaudi. Già c’è qualcosa di paradossale e contraddittorio, di speranzoso e scorato al tempo stesso (che sia “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo etc etc…”?) nel progetto di dar vita a una costruzione, seppur fragile come un libro, attingendo a rovine.   Rovine, non macerie, come già nelle pagine iniziali precisa l’autrice: poiché “la maceria… è traccia inerte del passato, sequenza muta di un tempo che non parla più”, mentre la rovina è il suo contrario: “irriducibile alla storia, o almeno alla cronologia (in quanto… incrocio di passati multipli, tutti inesorabilmente “in rovina”) essa dà tuttavia ancora segni di vita”....

Poggioreale / Paesi e città

Il 2 settembre, ultimo giorno di vacanza in Sicilia, è stato speso nel paese fantasma di Poggioreale, uno dei luoghi distrutti dal terremoto del ‘68 nel Belìce. Qui, a differenza che nella vicina Gibellina, si è scelto di conservare le rovine in modo filologico, quasi parossistico: nulla è stato spostato o abbattuto, le case, le scuole e i cinema sono ancora in piedi; alcuni edifici sono in ottime condizioni, e se non fosse per la polvere che si è depositata sui pavimenti si potrebbe pensare che gli abitanti siano fuggiti un attimo prima. Fuggiti per le campagne, che sono avvolte dal sole e da un micidiale silenzio. Possibile che i fantasmi facciano tanto silenzio?   Uno degli abitanti che si occupano della difesa di Poggioreale vecchia è un ragazzo che lavorava in Lombardia ed è tornato, tanto – dice lui – “per essere disoccupati, tanto vale essere disoccupati qui”. Difende la scelta di custodire e lasciare intatto il paese diroccato, mentre per me, che vengo da Gibellina e ho sempre difeso la decisione di costruirci sopra il cretto di Burri, come se fosse una seconda pelle che protegge e nasconde la prima, ferita, l’idea che nulla lì sia stato modificato, e che nelle...

Carola Susani. Eravamo bambini abbastanza

Ci sono immagini che retroagiscono sulla nostra conoscenza delle cose, dei libri, delle persone. Appena sento il nome di Carola le immagini che si formano immediatamente nella mia testa sono due. Una è lei circondata dalle sue bambine; sono sedute per terra, in una galleria d’arte, in una giornata primaverile a Roma e giocano, incuranti della gente attorno. Sono facili, sciolte, contente; potrebbe esserci chiunque attorno, loro sono chiuse nel loro cerchio magico e se ne fregano. L’altra è Carola da piccola in mezzo alle rovine del Belìce: i suoi genitori sono architetti veneti e nel ‘68 l’hanno portata lì perché volevano collaborare alla ricostruzione. Trascorsero in baracca diversi anni: anni di lotta politica, ma anche di leggerezza e di gioco in mezzo all’immenso parco giochi delle rovine (chissà perché bambini e rovine vanno così bene insieme, forse perché in mezzo alle rovine ci puoi trovare qualsiasi cosa: è spazio per l’immaginazione).   Il disastro, dice Blanchot, si prende cura di tutto, e forse non è un caso che Manuel, il bambino protagonista dell...

Giovanni Agosti. Le rovine di Milano

Oggi alle ore 18.30 alla Galleria d’Arte Moderna, Sala da Ballo, Via Palestro 16, Milano si terrà la presentazione del libro Le rovine di Milano di Giovanni Agosti. Interverranno Stefano Boeri, Rosellina Archinto, Luca Formenton, Giuseppe Frangi e Lea Vergine, di cui pubblichiamo un contributo.     Abbiate pazienza se chioso le parole ma sono quelle che aiutano a capirsi. Il libro viene presentato come feuilleton ed io direi che, essendo il feuilleton una appendice a carattere letterario, è invece il caso di parlare di pamphlet, e cioè opuscolo, libello poiché si tratta di uno scritto a carattere polemico, buttato giù in fretta, in questo caso, per Alias, il supplemento culturale de il Manifesto. Così come non parlerei di rovine, piuttosto di macerie, dato che le macerie sono ciò che rimane delle rovine. Per intenderci, a Cartagine si visitano le rovine (quater sass direbbe un milanese), a Pompei le macerie.   Dall’essere diversamente milanese di Giovanni Agosti nasce un librino che racconta molte verità delle macerie di Milano, o di Milano in rovina, se preferite; nasce una chiamata...

La Milano di Giovanni Agosti

Quando ho iniziato a pensare a questo pezzo, Le rovine di Milano si coniugavano al passato. Scritto, come dichiara l’autore nel suo Pretesto, “di settimana in settimana e a rotta di collo, tra giugno e luglio del 2011” e “comparso, in sette puntate, su Alias, il supplemento culturale del Manifesto”, il pamphlet dello storico dell’arte Giovanni Agosti (allievo di Paola Barocchi e Salvatore Settis, docente alla Statale di Milano e autore di un monumentale Su Mantegna, Feltrinelli, 2005) ripercorre in 85 pagine tre decenni di politiche culturali cittadine, tra pochi splendeurs e parecchie misères. Dico al passato, perché l’epilogo del libro – “Adesso sarebbe bene, percorso il periplo e giunti alla meta, avanzare proposte concrete e percorribili per il futuro, ci si augura, migliore. Non intendo sottrarmi all’esercizio; ma non ora: fa troppo caldo” – evoca finestre spalancate dopo una lunga apnea, per far entrare l’aria buona delle elezioni di fine maggio. Ma sa anche di nuove sorti progressive in marcia. Giovanni Agosti è anche il “tecnico” al quale Stefano Boeri ha (aveva...

Celati e il cinema

Quando ha cominciato a trafficare col cinema Gianni Celati? A parte la passione di cinefilo, spettatore indefesso, di cui restano vistose tracce nei suoi libri, nei testi come nelle copertine, è negli anni Settanta, quando Memé Perlini gli scrive perché pensa di trarre un lungometraggio dal suo libro d’esordio, Comiche (1971), vera e propria sarabanda slapstick. Poi dopo aver consegnato Lunario del paradiso, alla fine di quel decennio, libro germinale del romanzo giovanile degli anni Ottanta, lo scrittore emiliano se ne va in America per darsi al cinema, come annuncia ai suoi interlocutori dell’Einaudi. Di quel viaggio a Los Angeles resta una vaga traccia in Storia di un apprendistato, racconto che è compreso in Narratori delle pianure (1985). Poi c’è ancora una sceneggiatura, con l’amico Alberto Sironi, dedicata a Coppi. Quindi un silenzio fino al 1991. L’idea di far passare dietro la macchina da presa Celati è di Angelo Guglielmi. Nel frattempo è uscito il reportage di Verso la foce nel 1988. Il direttore di Rai3 gli chiede di girare un film su quei luoghi: un po’ viaggio e un po’ reportage. Per risposta Celati carica tutti i suoi parenti di Ferrara e gli amici su un autobus e...