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Raffaella Carrà / L’ombelico del kitsch

Ieri ho aspettato che scendesse un po’ la calura, e sono uscito verso le sei, per comprarmi il tabacco da fumare nei miei metri quadri climatizzati. La città è sporca di ozono, di afa, chi non può essere già al mare ha le gambe e i piedi nudi fuori, bianchicci, tristi, tutto è sbiadito. Passo vicino a un déhor e due pensionati stanno parlando: «Quanti anni aveva la Carrà?». Così ho saputo, per strada, tra “la gente”, la notizia della scomparsa di una diva della televisione italiana degli anni Settanta e Ottanta e un po’ Novanta anche. La soubrette che da giovanissima già appariva come una donna, con un sorriso strabiliante e simpatico, che cantava e ballava le canzoni che il suo fidanzato di allora, Gianni Boncompagni, il primo deejay della Rai con il suo gemello diverso Renzo Arbore, le suggeriva di portare nei suoi show.   Era tra le bellezze televisive per cui mio padre spalancava gli occhi, lasciandosi scappare come suo solito commenti apparentemente galanti che tradivano un ben certificabile rialzo del testosterone nel sangue: ma mia madre non si offendeva, perché Raffaella Carrà era riuscita a imbambolare la sua sensualità in un perbenismo “artistico” che al pueblo...

18 giugno 1943 – 5 luglio 2021 / Raffaella Carrà: rivoluzionaria pop

Nella televisione degli esordi, rigorosamente in bianco e nero, non era possibile far vedere le gambe delle donne. Quei centimetri di carne tremula avrebbero senz'altro turbato la pace dei sensi del popolo italiano. Nel 1956 qualcuno nello staff del varietà La piazzetta ebbe un'idea brillante: far indossare alla ballerina Alba Arnova una calzamaglia color carne. La trasmissione venne immediatamente chiusa.  Il grottesco episodio da inquisizione di Stato restituisce il clima di un'epoca che sembra ormai remotissima, e invece appartiene al nostro passato prossimo. E aiuta a capire l'impatto dirompente sul nostro immaginario delle esibizioni di Raffaella Pelloni, in arte Carrà, nei varietà del sabato sera, che all'epoca venivano visti dall'intera nazione (o quasi).    Non erano tanto le doti canore e l'abilità di danzatrice della showgirl (o della soubrette, se preferite il francese). Doti senz'altro notevoli, e sorrette da una simpatia esuberante e da un talento naturale, che le hanno consentito una carriera di successi lunga decenni, sia in Italia sia all'estero, soprattutto nei paesi di lingua spagnola, quando dopo decenni di sovraesposizione la sua stella in...