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La buona scuola è una sfida quotidiana

Facile dire riforma sì, riforma no. Ma le cose sono molto più complicate di così. Perché la scuola è una cosa maledettamente grande e complessa. Si impara il sapere dell'umanità in un tempo di radicale mutamento del come e del cosa si impara. Si apprende a stare insieme tra coetanei nel mezzo di una crisi educativa in un Paese dove le proiezioni di tanti adulti su pochi bambini hanno creato un'iper-protezione diffusa invece della santa promozione di chi vivrà dopo di noi che, per essere tale, deve prevedere libertà e responsabilità e dove la coesione sociale è stata tartassata dalla crisi economica e dalla pochezza delle classi dirigenti nonché da troppe idiozie irresponsabili urlate in giro da chi fa politica e da chi informa. E – attenzione – è l'unico luogo rimasto dove adulti dedicati a educare e ragazzi tra loro non consanguinei stanno insieme ogni giorno per molte ore e devono trovare il modo di far convivere, nel concreto del quotidiano e non a chiacchiere, l'eguaglianza assoluta dei diritti e l’enorme differenza tra le persone.   Di scuola ne...

Expo: Venti milioni

20 milioni di persone, per una media di 111.111 persone al giorno, prenderanno d’assalto l’EXPO milanese. Almeno questo nelle stime, per ora mantenute, degli organizzatori della manifestazione, con un picco previsto per il mese di giugno. Per ora sono stati prevenduti circa 8 milioni di biglietti; si segnalano i primi casi di taroccamento (buon segno). L’andamento degli ultimi EXPO è stato oscillante: un trionfo a Shangai, una débâcle ad Hannover e a Saragozza. Il problema principale è sempre cosa lasciano in eredità.   Ma concentriamoci sui venti milioni, che non paiono pochi. Certo, molti verranno da aree limitrofe. Si dice – siamo nella fase dei “si dice” – che tanti verranno da Roma, Torino, Svizzera, in giornata, approfittando di una fermata dell’alta velocità nell’area. Restano comunque tanti. Il problema principale mi pare quello dei trasporti, il sistema nervoso delle metropoli contemporanee. Come si prepara ATM ? Ho interpellato l’ing. Lacavalla (nome d’arte) di ATM che mi dice che il problema principale sono i denari. Il budget previsto, anche straordinario,...

Perché sono vegana

Alla Pinacoteca di Brera mi soffermo davanti a due quadri di Vincenzo Campi. Cucina, una sala piena di rumore e di confusione, di mani intente a squartare, sviscerare, infilzare polli su uno spiedo, altre mani che tagliano un bue appeso in fondo alla stanza, una vecchia seduta per terra, un gatto e un cane che litigano per un pezzo di carne, donne che discutono vivacemente mentre stendono la pasta. Un tavolo in lontananza assomiglia a un letto di defunto. La smorfia nei visi degli uomini, nervosi e arrabbiati, tutto è cupo, chiuso, nero di fuliggine. Il quadro successivo emana tutt’altro, rapisce per la luce e per i colori, per il suo silenzio gentile. La fruttivendola dallo sguardo sereno mostra la sua raccolta varia e abbondante, di tutte le stagioni: ciliege, zucca, asparagi, pere, uva, fichi, carciofi, e rose tra i fagioli. Il ruscello dietro di lei porta a una mattina appena nata; in mezzo alle nuvole, il sole, gli alberi, le colline e una chiesetta. Al museo, vi sono altre due sue nature morte e sono anch'esse molto scure rispetto al quadro delle verdure. Non è casuale la scelta cromatica per le scene all'interno della cucina, e per tutte quelle...