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stipendio

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Cadute di stile e cadute con stile

Dovrebbero decorare il soffitto, penso mentre aspetto. Che senso hanno i quadretti e i poster alle pareti? Tanto i pazienti stanno sempre in posizione orizzontale. Spinti sui carrelli, come le valigie all'aeroporto, e altrettanto spesso persi e dimenticati tra una tappa e l'altra.   Sono piuttosto rilassata, da quando una siringa formato famiglia di antidolorifico mi ha spedita in un mondo migliore, dove non si boccheggia contorcendosi per le fitte lancinanti. A disturbarmi è soltanto il tizio calvo parcheggiato accanto a me sulla sua sedia a rotelle, cellulare incorporato nell'orecchio. Sta raccontando a tutta la sua rubrica, con dovizia di particolari, come ha fatto a rompersi il bacino cadendo da uno sgabello. Finalmente chiude la comunicazione. Per attaccarne subito un'altra. Dal vivo:   «Ciao. Io ho una frattura al bacino. E tu?» «Lo stesso.» «Come hai fatto? Io sono caduto da uno sgabello.» Le prime venti volte non l'avevo capito. «Io da cavallo.» «Oh, vai a cavallo?» No, stavo facendo un giro in mongolfiera e sono precipitata sulla sella, così, per caso....

Ivano De Matteo. Gli equilibristi

Ivano De Matteo ha fatto un film importante. Ovvero: ha trattato un “argomento” importante, ha portato l’attenzione su una realtà difficile e ancora troppo ignorata, ma non ha fatto un film che passerà alla storia per la sua “importanza” cinematografica. Questo no. E un po’ dispiace che non abbia trovato, appunto, un equilibrio di merito tra la forma e il contenuto.   La storia è forte e paradigmatica: una famiglia con due figli e due stipendi medio bassi può faticosamente farcela, perché l’unione fa la forza, ma con formula identica ed opposta, la separazione è debolezza. Si sopravvive in due, si muore separati: “il divorzio è per ricchi, non per i poveracci come noi”, sentenzia un compagno di sventure del protagonista. Ed è proprio così: con 1.200 euro al mese di stipendio il matrimonio non è più una scelta ma una galera, dalla quale non si può più uscire, pena la discesa negli inferi della povertà. Una volta pagati gli alimenti non resta molto. Ricominciare, dignitosamente, non è possibile, così Giulio...

Il lavoro si paga

Oggi l’appuntamento in ospedale. Mamma sarà lì per il monitoraggio. L’ha detto stamattina quando ho sentito un timbro nervoso: “Oggi andiamo a fare un controllo”. Lei starà ferma, sdraiata, supina per circa mezz’ora, con una cintura intorno alla pancia che segnala la frequenza e l’intensità delle contrazioni. Presto ci incontreremo, ci guarderemo negli occhi per la prima volta e da quel giorno, forse, la vedrò più serena. Avverto l’infelicità della mamma. L’ho sentita piangere, lamentarsi tante volte e l’ho ascoltata dire “Sto subendo un mobbing ed è tutta colpa tua!” (mia!) Ho capito. Il nervoso di stamane: non mi ha rallegrata prendere consapevolezza che la sua rabbia fosse rivolta verso di me. Lei subisce un mobbing. Ma che cos’è? Ho capito che il direttore quando ha saputo dello stato interessante di mamma ha bofonchiato delle congratulazioni per poi cominciare un vero attacco contro di lei. Turni massacranti, scadenze impossibili che l’hanno relegata da subito in ufficio obbligandola a straordinari serali e, quasi ogni...