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stragi

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Convivere con il terrore

Lutti politicamente corretti     Il giorno dopo l’11 settembre 2001, una mia amica docente universitaria, comunista da sempre, mi dice con una certa spavalderia che per lei tre ragazzi palestinesi morti in uno scontro con la polizia israeliana proprio quel giorno la avevano impressionata molto di più delle migliaia di morti sulle Twin Towers a New York. È quel che si dice “avere due pesi, due misure”. Si ripete questa accusa dei due pesi e delle due misure ogni volta che qualche massacro in Occidente impressiona profondamente la nostra opinione pubblica. La si è tirata fuori, ovviamente, anche a seguito dell’eccidio del 13 novembre a Parigi. Si è detto: “Perché piangiamo tanto i 130 morti di Parigi e non gli oltre 40 morti di Hezbollah ammazzati qualche giorno prima a Beirut? Perché non siamo ugualmente scossi dai 224 passeggeri russi uccisi nell’esplosione dell’aereo sul Sinai l’8 novembre scorso? Eppure gli assassini sono più o meno gli stessi. I morti non sono tutti eguali?”   No, i morti non sono mai tutti eguali. La morte non ha lo stesso significato...

Mario Luzi / Obiurgatio

Difficile trovare dei versi che restituiscano, con altrettanta veemenza, lo sgomento per la crisi che la Repubblica attraversò all'inizio degli anni Novanta, tra stragi mafiose e inchieste sulla corruzione politica. Obiurgatio (“invettiva”), scritta appunto in quegli anni e pubblicata nella plaquette Sia detto, del 1995, è un sussulto, disperato, di speranza civile perché l'Italia, con la sua storia, si svincoli dalle fauci degli “antropoidi digrignanti” che la stanno divorando.     OBIURGATIO   Non cedere, ti prego, ai tuoi sussulti vomitori non rovesciarti addosso la tua storia, matria insana, non ritorcerla contro te matrice quella tribolata storia. d'indegnità e di splendori.                                           Bagna essa defluivo disuguale ugualmente tutti noi muniti di dolore, battesimale è quel decorso, non è...