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tutela

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Cadute di stile e cadute con stile

Dovrebbero decorare il soffitto, penso mentre aspetto. Che senso hanno i quadretti e i poster alle pareti? Tanto i pazienti stanno sempre in posizione orizzontale. Spinti sui carrelli, come le valigie all'aeroporto, e altrettanto spesso persi e dimenticati tra una tappa e l'altra.   Sono piuttosto rilassata, da quando una siringa formato famiglia di antidolorifico mi ha spedita in un mondo migliore, dove non si boccheggia contorcendosi per le fitte lancinanti. A disturbarmi è soltanto il tizio calvo parcheggiato accanto a me sulla sua sedia a rotelle, cellulare incorporato nell'orecchio. Sta raccontando a tutta la sua rubrica, con dovizia di particolari, come ha fatto a rompersi il bacino cadendo da uno sgabello. Finalmente chiude la comunicazione. Per attaccarne subito un'altra. Dal vivo:   «Ciao. Io ho una frattura al bacino. E tu?» «Lo stesso.» «Come hai fatto? Io sono caduto da uno sgabello.» Le prime venti volte non l'avevo capito. «Io da cavallo.» «Oh, vai a cavallo?» No, stavo facendo un giro in mongolfiera e sono precipitata sulla sella, così, per caso....

Sul patrimonio pubblico

Quali sono i motivi che hanno portato a questa situazione, come mai non siamo in grado di prenderci cura di un patrimonio così straordinario? Sono anni che il dibattito è aperto e fortissima è la contrapposizione tra chi difende a spada tratta il modello pubblico e chi invece vede nell’avvento del privato la soluzione al problema. Nel corso di questi anni, in verità, entrambi i modelli hanno mostrato profonde carenze e inadeguatezze, in particolare nella gestione del patrimonio culturale diffuso. Nell’analizzare le caratteristiche e le dimensioni del patrimonio culturale italiano è emerso in modo evidente come, grazie a una legislazione estremamente attenta al valore identitario del patrimonio, la presenza e il ruolo dei soggetti pubblici sia estremamente significativa. L’impianto istituzionale italiano in questo campo è indubbiamente all’avanguardia rispetto a tanti altri paesi: l’attenzione alla salvaguardia del patrimonio artistico e culturale ha una tradizione che parte dal Rinascimento. Nel 1936 con la legge 1089 l’Italia si è dotata di un codice che ha posto al centro la tutela e la...

C'è una vita prima della morte?

C’è una vita prima della morte?, in corso di pubblicazione presso l’editore Erickson, raccoglie una lunga conversazione tra Riccardo Mazzeo, editor della casa editrice, saggista, autore con Zygmunt Bauman di Conversazioni sull’educazione (Erickson 2012), e Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista, noto in Italia per il volume L’epoca delle passioni tristi (Feltrinelli) e per L’elogio del conflitto (Feltrinelli). Benasayag, di origine argentina, è stato membro della resistenza contro i militari del suo paese; catturato e sottoposto a torture, fu salvato solo per la nazionalità francese della madre. Risiede in Francia, dove ha pubblicato numerosi volumi; l’ultimo, Organismes et artefacts (La Découverte), è dedicato alla necessaria convivenza con gli “ibridi”. Al dialogo partecipa in alcune parti anche Jean-Michel Besnier, filosofo, docente alla Sorbona; di lui è stato tradotto di recente L’uomo flessibile (Vita e Pensiero); Besnier si è occupato dei temi del “transumanesimo” ed è una delle voci più critiche rispetto al “nuovo uomo aumentato”...

L’insopportabile degrado della cripta della cappella Scrovegni

Questo mio intervento non vuole ripetere quanto è stato già detto sui giornali  (Corriere veneto, Gazzettino e Mattino di Padova, La Repubblica) a proposito dei pericoli che l’erigendo Auditorium e la già avviata costruzione delle due torri in zona PP1 costituiscono per la cappella Scrovegni. Mi limito a constatare una clamorosa contraddizione. Il sindaco dice di rinunciare al piano interrato dell’Auditorium, profondo diciannove metri, sensibile alle cautele raccomandate dalla relazione D’Alpaos, Salandin e Simonini; a poca distanza dell’erigendo Auditorium sono già all’opera le ruspe che hanno iniziato lo scavo che sarà di trenta metri per la costruzione delle due torri, quando, come ha affermato il professor d’Alpaos in seduta pubblica consiliare “Quelli che lavorano dentro al PP1 dovrebbero operare rispettando le prescrizioni date per l’area Boschetti [Auditorium]. Diversamente potrebbero esserci influenze nell’area della Cappella degli Scrovegni”. Chi li sta controllando? Chi ha titolo di controllare? È evidente che, poiché manca uno studio del sottosuolo...

La città in comune

In un’epoca neanche tanto lontana, tra anni quaranta e settanta del secolo passato, in Italia si è sviluppata una nuova visione della tutela, salvaguardia, recupero e riuso delle città, un approccio originale, poi studiato e recepito in molti altri paesi, cui contribuivano discipline e saperi diversi, uniti nella volontà di fare i conti con le novità del mondo moderno e di mettere le proprie conoscenze al servizio di un’idea di progresso culturale e sociale che oggi ci appare quasi inverosimile, tanto ampie e profonde erano le sue aspirazioni. Architetti, storici dell’arte, archeologi, restauratori, urbanisti, impegnati all’indomani della seconda guerra mondiale e negli anni del boom economico nell’immane compito di mettere in salvo la memoria storica delle città semidistrutte dai bombardamenti, di fronteggiare le massicce trasformazioni prodotte dall’industrializzazione e trasmettere alle generazioni future la straordinaria continuità della tradizione italiana, si erano ben presto resi conto che ciò che andava tutelato non poteva più essere solo il singolo “monumento”...