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Veglia

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Il Teatro Povero da 50 anni in scena / Notte di attesa a Monticchiello

L’ombra di un albero secco. L’ombra di un antico paiolo. Una scena in costruzione: un telo sul fondo nasconde le ombre di persone che appariranno per costruire un muro, per difendersi da minacce esterne che fanno paura. Monticchiello si trova tra i campi bruciati e dorati della senese Val d’Orcia, poco dopo la rinascimentale Pienza, la città ideale di Pio II Piccolomini, oggi odorosa soprattutto di pecorino e di stanze in affitto. In questo piccolo borgo di origine medievale, da cinquant’anni un paese intero fa teatro. Un paese fatto di un centinaio di anime, che in estate o durante le feste si triplicano grazie a tutti quelli che tornano dalle città e agli altri che hanno eletto questo luogo a loro buon ritiro.   Il primo spettacolo, L'eroina di Monticchiello (1967)   Iniziarono a allestire spettacoli nel 1967, parlando di terra, di lotte dei mezzadri contro i padroni, ricordando la Resistenza e altri episodi di opposizione. Già dai primi anni il Teatro Povero di Monticchiello consolidò un metodo di lavoro originale, con spettacoli condivisi che affrontavano, secondo metodologie del teatro politico e brechtiano allora in voga, nodi della vita del paese: il rapporto...

Borges antologista e il gioco dei sogni

Università dell’Indiana, marzo 1976. Conversando con Willis Barnstone, Jorge Luis Borges, stimolato dall’interlocutore a dar conto di quale sia per lui la differenza tra il sogno e la veglia, dichiara: «Nel caso del sogno si sa che tutto viene creato da noi stessi, mentre nello stato di veglia molte delle cose che vi accadono non vengono da voi, a meno che non crediate perdutamente nel solipsismo. […] La differenza fondamentale tra lo stato di veglia e il sonno, o il sogno, risiede nel fatto che l’esperienza onirica è qualcosa che può essere generato, creato, da noi […]. Quando si sta creando una poesia, c’è poca differenza fra essere svegli ed essere addormentati, […] è come se fossero la stessa cosa» (Jorge Luis Borges, “Quando mi sveglio”, in Conversazioni americane, trad. it. di Franco Mogni, Editori Riuniti 1984, p. 42). Leggendo queste parole, sembra che per Borges, a caratterizzare in qualità di fondamento l’atto onirico, il momentaneo trasferimento nell’altrove delle mimetiche coscienze sospese, ci sarebbe primariamente la dimensione creativa, e dunque il sogno sarebbe tale perché proveniente da chi lo sogna, non da altri. Ma nulla toglie che lo stesso si possa dire della...