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Da Milano a Pechino: crisi e rivoluzione

In una bella intervista a Paolo Di Stefano, per la Lettura del 23 Agosto, Pier Vincenzo Mengaldo lamenta la debolezza della letteratura italiana degli ultimi decenni. Piazza un'affermazione importante: ci vorrebbero più conflitti, per avere temi da affrontare. E poco prima, al contrario elencava temi non affrontati in modo esaustivo e coerente dal dibattito filosofico e sociale: l'immigrazione, la disoccupazione. Io aggiungerei: le nuove forme di famiglia, anche quella semplicemente etero. E la cura e la relazione con i figli, e tra generazioni. E lo sradicamento determinato da una società che costringe a sempre più frequenti cambi di ambiente di lavoro, o di lavoro stesso, e non penso solo a lavoro ad alto contenuto di conoscenze: tra gli italiani i laureati sono una minoranza. Mengaldo ha ragione.   Allora vorrei cominciare questo post come il mio precedente: torno in Italia e... questa volta non sono al bar, l'ambientazione è la cena da amici, e dopocena mollemente adagiati sui divani. Da tre anni sono lontano, e l'ultima scena forte che ricordo di Milano era quel giorno, tarda primavera in Piazza Duomo: aveva vinto...

Guerre Spaziali

Un tempo il concetto stesso di strada era molto diverso da come lo conosciamo. In città gli edifici erano immersi in un continuo spazio pubblico autoregolato in cui i diversi flussi si incrociavano armoniosamente creando quelle scene composte immortalate in certi quadri impressionisti. Il primo segnale che le cose sarebbero presto cambiate vestì i panni innocui di Babbonatale.   Nel dicembre del 1913 a Syracuse nello stato di New York circolavano già parecchie automobili. La catena di montaggio del celebre modello T di Ford era stata avviata 3 anni prima e quell’inverno in tutti gli Stati Uniti transitavano più di 200.000 veicoli. Come racconta il prof Peter Norton nel recente “Fighting Traffic: The Dawn of the Motor Age in the American City” a Syracuse quel Natale vennero inaugurati i nuovi grandi magazzini e i cittadini più facoltosi non persero l’occasione di raggiungerli in auto creando probabilmente il primo ingorgo della storia. I dirigenti del centro commerciale, non volendo rinunciare alla loro clientela migliore, decisero di correre ai ripari stabilendo una gerarchia: sulle strade le macchine hanno la...