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Fahrenheit

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Zerocalcare. Il mio nome è fumetto

Questa storia, in un certo senso, parte dalla fine. Da quando, a qualche mese dall’uscita, Dimentica il mio nome vince il premio come Miglior libro dell’anno a Fahrenheit, la trasmissione di RadioTre. O meglio subito dopo, dal momento in cui, timido ma non troppo, si è alzato un coro di “ah, ma quello non è un libro”. Ovvero: è un fumetto – e un fumetto non è un libro. Polemiche simili avevano accompagnato l’ingresso di Gipi tra i candidati allo Strega – polemiche sulla distinzione tra letteratura e fumetto, dunque tra generi, e tra libri-libri e libri meno libri di altri. Su Dimentica il mio nome, insieme al silenzio di buona parte del mondo del fumetto italiano, è piombato un altro giudizio, che pretenderebbe di essere più sottile, più raffinato: Zerocalcare non è Gipi. Zerocalcare è solo fumetto.   Non è di questo che vorrei parlare qui, o meglio non così, non per partito preso: in questo senso si è già detto e scritto fin troppo, e la mia posizione in merito è diametralmente opposta a quella di chi si ostina a mettere etichette....

Tutti profughi

Giovedì pomeriggio 15 dicembre, autostrada Bergamo-Milano, poi tangenziale est per immettermi sulla Milano-Genova: sono diretto a Pavia, dove si proietta “Piazza Garibaldi”. Ascolto Fahrenheit, come faccio sempre quando sono in macchina, e cerco di capire meglio quello che è successo fra sabato 10 a Torino, il pogrom della Cascina Continassa, alle Vallette, e martedì 13 a Firenze, nei pressi del mercato di San Lorenzo, dove Gianluca Casseri ha ucciso Samb Modou e Diop Mor. C’è Marco Revelli alla radio, è stato lui il primo a usare la parola pogrom sul Manifesto: nella sua voce, oltre l’amarezza e l’indignazione, avverto qualcosa di nuovo, un tono quasi spaventato, o forse smarrito, quello di chi ha speso anni per avvertirci dei rischi d’incendio, con tutta quella benzina distribuita dagli “imprenditori della paura”, e vede ormai alzarsi le fiamme fra le pareti di casa, la nostra.  Devo ammettere di aver sentito un brivido scendere dalla nuca e fermarsi fra le scapole, per qualche secondo, come in cerca del suo posto.   Quel pomeriggio a Pavia, un mezzo disastro: pessima la...