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JSTOR

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Beni comuni, cultura e copyright

Proteste universitarie 2008-2009: si discute di ruolo pubblico dell’università, di precariato, diversi gruppi di ricercatori in varie città d’Italia cominciano, autonomamente, percorsi di auto-inchiesta, si contano, si confrontano, ragionano di sapere pubblico, di libertà della ricerca e di open access. Con alcuni amici si decide di raccogliere i risultati in un volume.   E qui si apre il primo dilemma: ci piacerebbe che i risultati fossero accessibili a tutti, ma la ricerca è anche un lavoro. Se vogliamo che il nostro volume circoli negli ambienti accademici perché si rifletta sui precari della ricerca, e se vogliamo che sia considerato un prodotto di ricerca, e quindi ci dia punteggio nei concorsi che faremo, dobbiamo pubblicarlo con una casa editrice accademica. Perché il mondo dell’accademia è così: la ricerca può essere scientificamente ineccepibile, ma solo una casa editrice scientifica riconosciuta può dare il bollino “D.O.C.G.”. Così decidiamo di far circolare le bozze per discuterne collettivamente e di pubblicare contemporaneamente il volume con una casa...

Aaron Swartz: i documenti dei federali

Sarà puerile, ma forse quello che fa più effetto è vedere le sue impronte digitali. E le foto segnaletiche, proprio come un criminale comune. Del resto Aaron Swartz, una delle migliori menti della Rete suicidatosi lo scorso gennaio a soli 26 anni, per il governo Usa era questo: un criminale imputato di 13 capi d’accusa che gli avrebbero fatto rischiare fino a 35 anni di carcere e 1 milione di dollari di multa.   Ma lui ha deciso di andarsene tre mesi prima del processo, impiccandosi nel suo appartamento. Pure, il dibattito su quell’ingranaggio kafkiano che ha progressivamente stritolato l’attivista continua ad andare avanti. E l’altro ieri si è aggiunto un nuovo tassello: sono state rilasciate 100 pagine di documenti sulle indagini del Secret Service su Swartz, un primo assaggio di una serie che si annuncia consistente. 
     Swartz era accusato di aver scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dall’archivio online JSTOR utilizzando la sottoscrizione del MIT, il venerato Massachusetts Institute of Technology di Boston, tempio della tecnologia e della ricerca occidentale. L’...

Aaron Swartz, Open

“E se ci fosse una biblioteca con ogni libro? Non ogni libro in vendita, o ogni libro importante, neanche ogni libro in una certa lingua, ma semplicemente ogni libro; la base della cultura umana. Per primo, questa biblioteca deve essere su Internet.” Questo non è Borges. Non è la Biblioteca di Babele. Questo è quello che scriveva nel 2007 Aaron Swartz per presentare Open Library, il progetto a cui stava lavorando all'epoca: una biblioteca digitale ad accesso libero, gestita da una fondazione non-profit, che oggi conta su un catalogo di più di un milione di libri, classici e moderni, disponibili in download in vari formati digitali. “Open library è tua. Navigala, correggila, alimentala”, recita il sottotitolo del sito, una specie di Wikipedia per i libri. Aaron Swartz aveva 21 anni nel 2007. Ne aveva 26 quando, l'11 gennaio del 2013, si è suicidato. Da allora, da sabato, la notizia ha rimbalzato sui social network e sui giornali di tutto il mondo. Perché? Chi era Aaron Swartz, al di là delle facili etichette di “genio ribelle della Rete” che i media di massa nazionali gli...