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Laterza

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Chiara Frugoni: fermare il ricordo

Che ci fa ancora a Solto, paesino dell’alta bergamasca, Chiara Frugoni, studiosa di grande prestigio del medioevo nonché autrice di libri irrinunciabili su Francesco e Chiara di Assisi? Su Solto, esattamente dieci anni fa, Chiara Frugoni aveva già scritto Da stelle a stelle. Memorie di un paese contadino, uscito da Laterza.   Di quel libro, dalla scrittura nitida come uno scatto fotografico ben riuscito, aveva spiegato con deliziosa semplicità, nella pagine iniziali, l’origine: “Solto, il protagonista di questo libro, è un paese a mezza costa, sulla collina che guarda il lago d’Iseo, rimasto immobile fino agli anni Cinquanta, quando il benessere ha cancellato la sua vocazione agricola, ha mutato le case, il paesaggio, la mentalità. E’ il paese dove sono tornata tutte le estati delle mia vita e dove ho a lungo vissuto nella mia infanzia. Il Comune mi ha chiesto di scriverne la storia attraverso la storia dei suoi anziani abitanti, la storia di Solto com’era: quando tutti cominciavano a lavorare mentre brillavano ancora le stelle e smettevano al loro ritorno”.   Per incarico dell’...

Tre domande a Matteo Melchiorre

La banda della superstrada Fenadora-Anzù (con vaneggiamenti sovversivi) è uscito nella scorsa stagione letteraria da Laterza ed è stata una delle sorprese più belle e una conferma del talento di Matteo Melchiorre (classe 1981), già autore di Requiem perun albero (Spartaco, 2006). Abbiamo rivolto qualche domanda a Matteo che sarà oggi alla Libreria Utopia di Milano (ore 18.30) per inaugurare “Italia piccola”, un ciclo di incontri sulla realtà italiana organizzato dalla Libreria in collaborazione con doppiozero.       Qual è il motivo che ti ha spinto a scrivere la storia della costruzione di una superstrada, peraltro continuamente rimandata?   Perché il cantiere era sotto ai miei occhi, e perché sono convinto che l’osservazione del presente sia urgente, senza gerarchie in termini di luoghi, senza che i centri valgano più delle periferie. Scrivere è un atto civile, non una implicazione commerciale – come purtroppo, lo sappiamo tutti, avviene di norma. Oltre a questa componente conoscitiva, però, c’è stata una...

Deyan Sudjic. Architettura e potere

Si fronteggiano a breve distanza, meno di un chilometro in linea d’aria. Il primo ha la forma di due grandi parentesi contrapposte nella parte convessa, una più alta e una più bassa; il secondo è invece una sorta di nastro di vetro che si srotola partendo da una cuspide posta più in alto. Si tratta delle nuove torri milanesi. In quella edificata su progetto di Henry Cobb ha sede la Regione Lombardia, nell’altra, opera di Cesar Pelli, si trasferirà tra poco UniCredit, la più grande banca italiana.   La torre di Henry Cobb, Milano.                                                          La torre di Cesar Pelli, Milano.   Come ha notato Silvia Micheli in un testo dell’atlante di architettura contemporanea MMX Architettura Zona Critica (a cura di M. Biraghi, G. Lo Ricco, S. Micheli, Zandonai, pp. 297, € 26), le nuove architetture evidenziano i due poteri della capitale morale: il...

Two bees or not two bees: convegno sulla traduzione del nonsense

Siamo sicuri che “Lei vende conchiglie sulla spiaggia” sia la giusta traduzione dello scioglilingua inglese “She sells sea shells on the sea shore”, e che invece “Se scii senza scienza sei solo scema” non lo sia per niente? E come si possono tradurre in altre lingue “Il barbone rampante”, “Il bisonte dimezzato” o il fin troppo attuale “Cavaliere inefficiente”? Impossibile? Ma esistono traduzioni davvero impossibili? E, di contro, quali sono le traduzioni possibili? Ancora: come rendere in italiano “Two bees or not two bees”? “Due api o non due api” è meglio di niente, ma non aiuta molto. È evidente a tutti il gioco di deformazione sul dubbio di Amleto, grazie al quale, con minimi scarti grafici e fonetici, il verbo essere (to be) si trasforma in due api (two bees). “Tessere o non tessere”, come suggerisce Gino Patroni, forse il più scoppiettante parodista italiano del Novecento (Il meglio di G. Patroni, Longanesi 1994), potrebbe essere una indiretta traduzione della parodia delle api, anche se qui di api non si trova traccia. Eppure la traduzione...

Lettera aperta sulla scuola

In un momento di estrema sofferenza per la scuola pubblica, in particolare a causa di scelte politiche ed economiche del governo, da un gruppo di importanti editori italiani è partita l'iniziativa di scrivere una lettera aperta sulla scuola indirizzata ai vertici delle istituzioni. La lettera ribadisce in modo chiaro quello che ognuno dovrebbe sapere e che l’Italia di oggi sembra ignorare, ovvero che c’è una correlazione diretta tra il grado di sviluppo di democrazia, benessere e civiltà di un Paese e l’attenzione che il Paese presta alla sua scuola pubblica. Doppiozero si associa alla campagna di sensibilizzazione e di sottoscrizione, che fuori dalla retorica intende rilanciare delle priorità per il mondo della cultura: ‘prendere sul serio il nostro futuro’è possibile nella misura in cui si rimetta la scuola al centro del discorso pubblico e la si faccia tornare ad essere il nucleo propulsore di un nuovo sviluppo umano, sociale, economico.   Leggi la lettera.

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