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Mondadori

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Cerchiamo qualcuno che ami la poesia / Milo De Angelis. Qualcosa di urgente

Il primo libro di Milo De Angelis, Somiglianze, esce nel 1976 (lo stesso anno della nascita del punk, per intenderci, e del quasi-sorpasso del Partito Comunista alle elezioni politiche). La scena della poesia italiana di quegli anni – con la presenza ancora attiva di alcuni grandi del Novecento, da Caproni a Sereni a Zanzotto – vede la sostanziale egemonia della neoavanguardia degli anni ’60, mentre si affacciano le più svariate forme di sperimentazione (cfr. l’antologia Poesia degli anni Settanta, a cura di Antonio Porta, 1979). In poesia come in musica, e nelle altre arti, “trasgressione” e “creatività” sono quasi obbligatorie. L’Italia, come sappiamo, sta attraversando un periodo di grande fermento sociale e politico, un lungo post-Sessantotto pieno di speranze e di violenze, che investe anche il dibattito culturale e artistico.     De Angelis, che ha venticinque anni ed è nato e vissuto a Milano, dovrebbe in teoria condividere –in un modo o nell’altro, almeno in parte – le esperienze politiche e culturali della sua generazione; invece, spunta sulla scena come se piovesse direttamente dall’Elicona. Mentre i suoi coetanei stanno sulle barricate o vanno ai concerti...

Le meraviglie nascoste del mondo / Atlas obscura

Stai per partire per un viaggio. Sei uno che non va all’avventura e pianifica sempre i propri spostamenti. Hai tenuto da parte vari ritagli riguardanti le località che visiterai. Hai anche in mente di acquistare un volume tra i molti che si offrono di guidarti in quel paese. L’hai preso e ora lo sfogli. Ci sono tutte le cose che ti aspetti di vedere. Le annoti su un taccuino: non vuoi perderti nulla. Poi hai un’illuminazione: Non è che queste cose le ho già viste, anche se non sono mai andato là? Rifletti: Vero, ma io le voglio vederle ugualmente per sapere se sono davvero così, per vedere che effetto mi fanno. Subito un altro pensiero fa capolino: Voglio vedere anche qualcosa di non visto. Ti chiedi: Dove posso vedere il non visto? Il non-visto è qualcosa di oscuro, d’incerto, di misterioso. Lo ignori. Non potrebbe che essere così. Tuttavia la guida c’è. Devi solo digitare un indirizzo web: Atlas Obscura.   Si tratta di un sito fondato nel 2009 da due giovani americani: Joshua Foer e Dylan Thuras, cui si è aggiunta una donna, Ella Morton. Lì troverai quello che desideri. Se vuoi, puoi anche comprare in internet un libro che ha il medesimo titolo del sito, e come sottotitolo...

Campioni # 6. Umberto Fiori

Umberto Fiori, Esempi da Id., Poesie 1986-2014 (introduzione di Andrea Afribo, «Oscar» Mondadori, gennaio 2014), p. 25   Esempi   Come in treno nei tratti di gallerie: il fresco, poi di colpo la luce acceca e buio, luce, buio e luce di nuovo, e subito buio luce e via, buio: nemmeno il tempo di guardare, di affezionarsi.   Una volta lontani, di tutto questo cinema alla fine in testa cosa rimane? Una fila di esempi, una serie di facciate di case, rapide e serie.   Stanno lì, queste case, come le spiegazioni che i bambini pretendono e che poi mai che le ascoltino.     *   Un esempio, di nome e di fatto. Spunto migliore, a posteriori, era difficile trovarlo, ed è l’autore stesso a fornircelo, nella persona della prima poesia della seconda raccolta (Marcos y Marcos 1992), entrambe intitolate, tutto tranne che a caso, Esempi. Come giustamente evidenzia Andrea Afribo, nell’introduzione all’Oscar che raccoglie tutta sua la parca produzione poetica, strutturale nella poesia di Fiori è l’esplorazione a tutto campo della figura della similitudine, come specchio per...

Al fianco di Eduardo

Chi affiderebbe oggi un mostro sacro come Eduardo De Filippo alle cure di una ragazzetta di ventotto anni senza arte né parte? Tanti ne avevo quando Ferruccio Marotti mi mise, come assistente, al fianco di quest’uomo ultraottantenne, artista severo e, secondo la vulgata, di cattivo carattere, al quale aveva offerto un contratto per insegnare drammaturgia agli studenti della Sapienza. All’epoca ero borsista CNR presso l’Istituto del teatro e dello spettacolo, ma che titoli potevo vantare per quella delicata missione? Nessuno. A malapena avevo letto o visto in televisione alcune delle sue commedie più famose; non avevo particolari competenze organizzative; non ero nemmeno napoletana. È vero che i compiti che mi si richiedevano erano piuttosto semplici: dovevo andare a prelevarlo a casa e riaccompagnarlo con una cinquecento rossa prestata da una collega, Luisa Tinti; dovevo fare l’appello, tenere un diario degli incontri e raccogliere gli elaborati degli studenti. Non mi si richiedeva, per fortuna, di intervenire, di fare sfoggio di un sapere che non avevo. Un po’ di pazienza e la capacità di ascoltare erano doti su cui potevo contare, allora assai più di oggi. E tanto bastava....

Streghe d’Inghilterra

Nel 1612 nei pressi della Foresta di Pendle, in Lancashire, nove donne e due uomini furono accusati di stregoneria, torturati e condannati all’impiccagione in un celebre processo che nel corso dei secoli è stato al centro di numerosi adattamenti teatrali, una raccolta di poesie e un paio di romanzi. Due anni fa, in occasione dei quattrocento anni trascorsi dal processo, Jeanette Winterson ha pubblicato Il cancello del crepuscolo, un romanzo che ripercorre quegli eventi facendo ampio ricorso alle cronache dell’epoca.   La storia – appena pubblicata in Italia da Mondadori, tradotta con efficacia ed eleganza da Chiara Spallino Rocca – contiene molti degli ingredienti consueti del genere gotico: pozioni magiche, malefici, violenze efferate, stupri, torture e incesti. A questo codice Winterson sovrappone tuttavia quelli che sono da sempre elementi chiave della sua narrativa: la presenza di personaggi femminili intraprendenti, complessi, e spesso omosessuali uniti all’attenzione per il modo in cui le storie che raccontiamo contribuiscono a creare il mondo che ci circonda.   Le presunte streghe di Pendle erano quasi tutte contadine o...

OdB: un narratore ironico

Era un vero ragazzino, Oreste, tutto preso dai suoi libri, giornali e fumetti e pieno di patacche su giacca e calzoni. Era un ultras d’altri tempi e se voleva fare uno scherzo a un interista, lui che era stato responsabile del tifo organizzato milanista e che si era fatto cacciare dalla direzione di Playboy pubblicando copertina e intervista a Gianni Rivera in veste di “playmate” con tanto di servizio fotografico sotto la doccia, lo invitava a pranzo da Giannino, il tempio della gastronomia milanista. Frequentava registi, grafici e artisti ma non ricordava mai doveva aveva messo le opere che gli regalavano (conservava un Francis Bacon infilato sotto al letto e il Dino Buzzati non sapeva dov’era finito). Aveva tradotto molti romanzi francesi, inglesi e americani, da Georges Bataille a Benjamin Costant a Oscar Wilde a Desmond Morris ma quelli a cui teneva di più erano Arthur Conan Doyle e Raymond Chandler… fu il primo in Italia a pensare che la distinzione tra “alta” e “bassa” per la letteratura fosse un’idiozia: esistevano buone storie e bravi scrittori, tutto il resto era l’eredità di professori in...

Come finisce questo libro

Segnata dalla scomparsa di André Schiffrin, critico lucidissimo delle derive finanziarie in editoria e rivoluzionario sperimentatore di formule nuove, la fine di quest’anno di libri già a dir poco malinconico si disbriga senza alcun canto del cigno. Il calo del 6,5% a valore rispetto al 2012, da poco rilevato, ha i modi di un inabissamento ripido ma lineare, privo di scossoni. Come però è stato messo in evidenza da uno studio dell’Associazione Italiana Editori basato su dati Nielsen Bookscan e Informazioni Editoriali, un’accelerazione di questo ininterrotto decadimento si è verificata in corrispondenza dell’approvazione della cosiddetta legge Levi.   Fortemente voluto dalla stessa AIE ed esplicitamente rivolto a contrastare il predominio dei nuovi attori del commercio librario on-line come Amazon, che praticavano una politica di sconti molto aggressiva, questo provvedimento sembra aver avuto più che altro l’effetto indesiderato di mortificare ulteriormente una domanda già frustrata dalla generale riduzione del potere d’acquisto. Infatti, se il 2011 registrava un calo del 3,5% rispetto...

David Leavitt. Ballo di famiglia

Della dozzina di testi di Leavitt che Mondadori ha pubblicato - tutti nelle traduzioni di Delfina Vezzoli -  ora a catalogo non se ne trovano che cinque. È un peccato. Mondadori, molto più di altre case editrici, continua la tradizione, nobile, di essere, per un autore o un'autrice, il suo editore; ne ha certo anche la possibilità economica. Ora non usa più, o usa meno. E nella noia della comunicazione editorale si seguono con scandalo o soddisfazione i traslochi degli autori da una casa all'altra.   In realtà salvo rari casi - per esempio Edmund White che pubblicò prima Einaudi, poi Baldini & Castoldi e che solo ora che è autore Playground riceve le cure e le attenzioni che si merita un grande della letteratura del Novecento - i traslochi se giovano talvolta al singolo libro, o contribuiscono a spolverare nomi e testi che sonnecchiavano in qualche angolo di catalogo, sembrano più delle azioni muscolari degli agenti e dei marchi che delle ponderate azioni di arricchimento del catalogo.   Mondadori è stato fedele e sollecito con David Leavitt, ma ora sembra un po' dimenticarlo. Negli...

Cesare Cases. Scegliendo e scartando

In settembre avrei dovuto presentare a Trento, assieme a Giuliano Geri e al curatore Michele Sisto, il libro Scegliendo e scartando (Nino Aragno Editore, Torino 2013) che raccoglie duecentocinquanta pareri di lettura redatti da Cesare Cases per la casa editrice Einaudi fra il 1953 e il 1973. In quell’occasione avrei potuto trarre informazioni preziose non tanto dal curatore del volume, che ha già dato il meglio nel ricco saggio introduttivo e nella perizia filologica dell’antologia, quanto da quella tormentata forza della natura e della cultura che è Giuliano Geri, di cui un giorno qualcuno, se non lo fa lui stesso, dovrà pur raccontare la romanzesca parabola nel mondo dell’editoria, dalla promettente gavetta in un’importante casa milanese a fianco di un noto slavista, passando per l’inspiegabile trasferimento ai piedi delle Dolomiti e le prime delusioni da mobbato nei sotterranei di un grande impresario di libri pseudoscientifici, fino agli anni gloriosi e fetenti presso il piccolo editore di provincia con grandi pretese culturali e però costretto troppo presto a confrontarsi con le difficoltà del mercato librario,...

Philip Ridley. Gli occhi di Mr. Fury

Usciva in ritardo in Italia nel 1994 Gli occhi di Mr Fury per partecipare della temperie degli anni ’80; scritto alla fine di quella decade ne è uno straordinario elemento, nella disinvoltura e intelligenza con cui mescola accenni gotici e piccola società dei consumi, cultura pop con echi mitici. La grafica della collana invece ne era un tardo frutto, forse fuori tempo massimo, e fu abbandonata a metà corsa; progettata da Federico Maggioni –grafico e illustratore straordinario che meriterebbe plausi quotidiani e che ha silentemente educato al gusto grafico almeno due generazioni di lettori e lettrici de Il Corriere dei ragazzi e de Il Corriere dei piccoli- era molto libera nell’utilizzare materiali iconografici di provenienze disparate e dai legami col testo spericolati; caratterizzata dal taglio diagonale che percorre l’intera copertina passando per il dorso, segnava lo statuto dei testi e del pubblico al quale si rivolgeva come elementi in bilico, divisi fra due nature, come è degli e delle adolescenti cui la collana era dedicata –la seconda veste grafica, dove Gli occhi uscì in una nuova edizione, nel 1997, era pi...

Marta Pastorino. Il primo gesto

La scrittura di Marta Pastorino (Il primo gesto, Mondadori, 185 pp., 17 €) ricorda un albero d’inverno, con rami spogli, tratti netti ed essenziali. Non ci sono sbavature, ma nemmeno sprazzi di colore. Si potrebbe confondere questa voce monocromatica con una sorta di anonimia stilistica, ma saremmo molto lontani dall’essenza del libro. “Mentre tengo la mano sul ventre, sento un colpo, so che è il bambino che si muove, ma mi spavento, mi fa paura e vorrei che non fosse lì, a galleggiare dentro di me, ho voglia solo di uscire, di sedermi sugli scogli, come facevo prima, quando non ero incinta, e andavo davanti al mare”. Sembra che ogni frase o inciso contenga uno strano gioco di sottrazione delle parole. Come se il lacerarsi di una vita, che è l’oggetto di questo libro, non potesse che essere pronunciata con espressioni esili, quasi aride.     Il romanzo racconta la storia di Anna, una ventenne che per cercare l’indipendenza dalla propria famiglia si ritrova a fare la badante a una nonna che non è la sua, una signora anziana e cieca che parla sempre e solo del suo unico nipote, sparito anni fa...

Speciale Librerie | Libreria, scambio umano

E’ una questione di atmosfere, di involucri, perché se si pensa esclusivamente al contenuto non c’è partita: i libri si vendono solo nelle grandi distribuzioni non nei piccoli negozi dedicati. Questa è ormai la nuda realtà. Ciò che sta succedendo a Milano (vedi Cataluccio) o a Roma (vedi Cortellessa) è di fatto accaduto in generale nelle città italiane. Gli antichi luoghi dell’anima che erano le librerie storiche hanno dovuto sloggiare, riconvertirsi o addirittura chiudere i battenti. E questo è accaduto anche in moltissime città europee, poiché è un trend negativo preciso che le “ragioni dell’economia” impongono alle “ragioni della bellezza culturale”.        La chiave per capire sta tutta nella pagina culturale dei quotidiani: in alto, in bella evidenza, la classifica dei libri più venduti della settimana, sotto le diverse recensioni proposte dalla redazione cultura e gli approfondimenti su un libro particolare ritenuto degno di speciale attenzione. In alto Luciana Litizzetto, Benedetto XVI, Mettiamoci a cucinare di...

Traduzioni e editoria

Si sono svolte da poco le Giornate della traduzione letteraria di Urbino 2012, rassegna a cura di Stefano Arduini e Ilide Carmignani che in dieci anni di attività è diventata ormai un punto di attrazione e convergenza dell’intero panorama traduttologico italiano. In questa occasione quattro ospiti d’eccezione - Ilide Carmignani (curatrice delle Giornate), Renata Colorni (Mondadori), Yasmina Melaouah (traduttrice), Alberto Rollo (Feltrinelli) - hanno dialogato per doppiozero sui complessi rapporti tra traduzione letteraria ed editoria.     Cogliendo l’occasione del decennale delle Giornate di Urbino, mi sembra che sia possibile azzardare un primo bilancio, una prima mappatura del territorio traduttologico italiano e delle sue metamorfosi. Come è cambiato, in buona sostanza, il modo di “fare traduzione” negli ultimi dieci anni?   Carmignani. Quando sono nate le Giornate della traduzione letteraria di Urbino, dieci anni fa, c’è stata una forte difficoltà all’inizio, da parte mia e di Stefano Arduini, a individuare i traduttori da invitare, perché i traduttori erano...

Cosa è la pornografia?

Con quasi dieci anni di ritardo è stato tradotto in italiano, con titolo La fine del desiderio (Oscar Mondadori), il libro in cui Michela Marzano affronta il discorso pornografico, mostrando quale visione dell’essere umano sottenda e che rapporto abbia con il desiderio, la sessualità umana, il corpo e la contraddizione che questo esibisce (“io sono in questa mano e non ci sono”, come è la stessa Marzano a ricordare ne La filosofia del corpo citando Paul Valery, e dunque il nostro non essere riducibili al corpo e insieme l’impossibilità di liquidare il nostro rapporto con la corporeità nei termini di un mero “avere un corpo”). Se c’è una cosa che non manca ai testi della filosofa è la chiarezza e insieme la volontà di affrontare in concreto i problemi su cui si interroga, radicando nel vissuto e nel tessuto sociale le proprie riflessioni e attraversando la tradizione filosofica con uno sguardo capace di restituirle attualità. I suoi testi ci riguardano e offrono alcune chiavi di lettura, e strumenti, per orientare i nostri imbarazzi e le nostre contraddizioni; l’analisi comparata di film e romanzi aiuta infatti a dare corpo a delle categorie sfuggenti, in un campo dove le...

Confidare ancora nei galantuomini?

L’articolo di Repubblica dello scorso 21 agosto era un perfetto tappabuchi di stagione, un petit rien da ombrellone. Il titolo suonava Rivoluzione a Miss Italia: nel nuovo decalogo per aspiranti reginette è raccomandata, si leggeva, la lettura di “almeno tre libri l’anno”. Fra i titoli consigliati Madame Bovary, Orgoglio e pregiudizio e Acciaio di Silvia Avallone. Facendo assurgere a classico con stupefacente rapidità – a un anno e mezzo dalla pubblicazione – l’ennesimo monnezzone scala-classifiche fabbricato da quell’industria del cinismo in cui da tempo s’è trasformata l’editoria italiana. Canonizzazione a tappe forzate che aveva previsto altresì, nel furor promozionale della volata (persa per un soffio) allo Strega 2010, l’oltranza di un editoriale avallonesco imposto alla prima pagina del quotidiano di scuderia, il Corriere della Sera (un temino di poche righe d’impostazione debitamente reazionaria, pour épater col pasolinismo degli stenterelli che tanto si porta in questi casi). Questa primavera è seguita la proposta d’un raccontino della medesima scala-...

Ritratto di Franco Arminio

È difficile fare un ritratto di Franco Arminio. Servirebbe che stesse fermo almeno un attimo, che si limitasse a fare una cosa, o due, non di più. Ma per fermarlo bisognerebbe legarlo. Anche a scattargli un’istantanea verrebbe solo una scia: di un atto o di un gesto, più che un’incerta silhouette della figura; la traccia di una sfaccettatura più che di una faccia. Ma proprio questo potrebbe essere un tratto che lo caratterizza. Invece della descrizione di come è, a definirlo meglio è allora l’insieme di ciò che fa, con i suoi effetti: cosa che negli ultimi decenni agli scrittori capita sempre meno, e con sempre minore incisività. Normale, con i mutamenti della società e delle forme di comunicazione, spiegano gli esegeti più autorevoli. Ciò non toglie che a molti, incluso il sottoscritto, questo non piaccia. Senza nostalgia; per l’oggi e per il domani. Armino, mi pare, è uno che la pensa così: e si comporta di conseguenza.   Comportarsi con coerenza, qui, significa agire nei campi di competenza in modo che l’effetto dell’azione non si fermi ad...

Stefano Dal Bianco. Alla mia stufa, alla fatica

  Questa rubrica raccoglie una serie di interventi che esplorano il tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.   Stefano Dal Bianco ha abitato a Padova, Milano, Torino e ora vive in provincia di Siena, dove è ricercatore all’università. Il suo ultimo libro di poesia è Ritorno a Planaval, (Mondadori 2001). Ha pubblicato studi sulla metrica di Petrarca, Ariosto e Zanzotto. Di Zanzotto ha anche curato il Meridiano Mondadori nel 1999.      Alla mia stufa, alla fatica     Per poterla riattizzare presto la mattina dopo e trovare anche la stanza meno fredda ogni sera faccio in modo che si crei un bel letto di braci per il ciocco che vi depongo prima di chiudere la presa d’aria.   Questa sera le braci sono molte, anzi moltissime: una vera montagna incandescente con tutte le valli, a ombrìo e a solatìo e con torrenti e fiumi e laghi rossi e neri sbuffi e feste di paese…   Io mi sono fermato...

Michela Marzano. Volevo essere una farfalla

Sono stata a Sarzana al Festival della Mente, prima, e a Milano, alla Feltrinelli di Piazza Duomo, poi, ad assistere alla presentazione del nuovo libro autobiografico di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla (Strade Blu, Mondadori 2011).   La quantità di persone presenti e il profondo livello di coinvolgimento e partecipazione in entrambe le occasioni, mi hanno reso inevitabile una riflessione, soprattutto perché sono convinta che per dare ragione di una tale risposta emotiva non sia sufficiente chiamare in causa la storia narrata, certo toccante, drammatica e sfrontatamente sincera, ma sia necessario piuttosto guardare al bisogno sociale cui risponde una tale esposizione, interrogandosi sull’urgenza da cui tale racconto nasce, che non è quella del fare i conti con la propria vita, né soltanto quella del dover affrontare un tema delicato e importante quale l’anoressia. Riflettere su questo significa anche interrogarsi sul ruolo che può avere oggi la scrittura autobiografica in relazione al problema identitario – non tanto della singola identità quanto del come ci poniamo rispetto ai meccanismi di...

Noi e il male

A rileggere oggi le cronache letterarie degli anni Novanta si resta basiti di fronte a categorie che – pure – tennero banco per anni. Per esempio ai “cattivi”, che sarebbero stati i “Cannibali”, venivano allora contrapposti scrittori “buoni” – fra i quali Giulio Mozzi. Coi suoi primi due libri, Questo è il giardino del ’93 e La felicità terrena del ’96, Mozzi s’era rivelato, oltre che un virtuoso della forma racconto, una sorta di palombaro morale: sprofondato in ambiguità e conflitti di tenore filosofico (o teologico), da far tremare i polsi. Così buonista che nel ’98 il suo terzo libro, Il male naturale uscito da Mondadori, poté essere accusato in Parlamento, dal leghista Oreste Rossi, di inneggiare alla pedofilia. Ma il “nero” di questo libro (che sparì di libreria ed è ora riproposto dalla nuova sigla Laurana, con postfazione di Demetrio Paolin e la cronistoria delle sue vicende narrata dallo stesso autore, pp. 216, € 15,50) – insistito, ossessivo, non solo stilisticamente inquietante – non era che il rovescio esplicito...

Victor Klemperer. Cronache di una vita e di una lingua

Pubblichiamo qui due riflessioni di Roberto Gilodi e Michele Ranchetti sugli scritti di Victor Klemperer.     “Sistemando il pacco del manoscritto, mi tormentavo ancora una volta chiedendomi se mai riuscirò a utilizzare tutto ciò che ho accumulato. Ma non posso pensare a queste cose se non voglio sprofondare nell’assoluto non essere”. È il 20 gennaio 1945 quando il filologo e francesista Victor Klemperer (1881-1960) chiude le annotazioni della giornata con queste parole. Ormai le sorti della guerra sembrano segnate, gli eserciti alleati hanno avviato l’offensiva finale e stanno per invadere la Germania. Ma quanto tempo dovrà ancora passare prima della resa? E quando nel febbraio del 1945 i nazisti decidono di deportare anche le coppie miste, Victor e sua moglie Eva (lui ebreo assimilato e convertito al protestantesimo, lei ‘ariana’), si chiedono se da ultimo la macchina dello sterminio inghiottirà anche loro.   La vicenda di Klemperer, allievo di Vossler e collega di Auerbach e di Curtius, è emblematica di un’intellettualità ebraica per la quale l’...

Lampi nel web

  Ci sono libri che appena li vedi ti viene subito voglia di averli, di correre a casa, gettarti sul divano e leggerli. La voglia è così forte che già per strada, fuori dalla libreria, cominci a compulsarli, poi sul tram, in metrò, li sfogli, catturi qualche frase qua e là, un pensiero, un capitolo, alla rinfusa. Così è questo libro che ho tra le mani. Un titolo accattivante, il sottotitolo ancor di più, e quell’immagine di Balla, Compenetrazione iridescente…   “Stai per cominciare a leggere il nuovo saggio di Albert-Làszló Barabási Lampi. La trama nascosta che guida la nostra vita. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo sfumi nell’indistinto…”. E no! Fermi tutti. Già al secondo capitolo c’è qualcosa che non va. Anche il primo non è un gran che, ma forse, mi dico, il bello deve ancora venire. Ma non è lo stesso Barabási di Link. La nuova scienza delle reti? Certo che sì, un libro non male, anzi, a tratti persino entusiasmante, almeno per chi, come me,...

Torino e i libri. Una scelta politica?

Le classifiche, come le liste, sono fatte per essere discusse, per vedere chi c’è e chi invece ne è escluso, ma soprattutto per capire quale logica presiede alla stesura dell’elenco dei salvati e dei sommersi. Mi sto riferendo alla serie di libri scelti dal Salone del Libro che si apre tra poco a Torino, libri che hanno fatto l’Italia, esposti in una mostra che dovrebbe costituire la base di un futuro Museo del Libro.   Un gruppo di studiosi e professionisti dell’editoria ha selezionato i 150 Grandi Libri e i 15 Super Libri – ovvero, i Best seller e i Mega seller per usare il linguaggio del massmarketing, oggi così consueto. Se la seconda lista, i Super Libri, include i libri che al loro apparire hanno rappresentato una svolta, un cambio di passo nella rappresentazione del nostro Paese, come è detto nella spiegazione che appare nel web, cominciare con Nievo, con le sue Confessioni, è perfetto, per quanto sia un libro postumo e la sua importanza, come capita spesso ai grandi libri, si sia imposta lentamente nel tempo, cosa che è accaduta a Primo Levi di Se questo è un uomo, uscito nel 1947 e...