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P2

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Gelli, una storia italiana

“Gli anni circolano sulle dure rotaie di un treno
/ impazienti di raggiungere la prossima stazione…”: non so se fosse questo o un altro verso delle sue tante poesie, pubblicate in varie raccolte da una quarantina di editori tutti sconosciutissimi, ma, al telefono, Licio Gelli, il capo della loggia P2, tornato in libertà nella sua Villa Wanda, a Castiglion Fibocchi, insisteva perché ascoltassi.   Lavoravo allora in una casa editrice milanese che in rapida successione aveva afferrato best-seller e Gelli, l’uomo che a cavallo degli anni Ottanta aveva tirato le fila delle trame più nascoste e indicibili della prima repubblica – dall’assalto al gruppo Rizzoli che aveva messo in mano al Venerabile il “Corriere della sera” al crack dell’Ambrosiano, dai maneggi dei servizi segreti su strategia della tensione e stragi ai legami con le peggiori dittature reclutate a comprare, ovviamente con coda di inevitabili tangenti, sistemi d’arma “made in Italy” – era stufo e deluso. Una volta finite le sue disavventure giudiziarie che l’avevano visto carcerato a Ginevra ed evaso con tanto...

L'ultima bicicletta

«Correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti». Così scriveva nei primi del Novecento Alfredo Oriani in un’accensione di retorica. Non è stato proprio un volo d’uccello il mio primo incontro con la bicicletta. È coinciso piuttosto con una di quelle umiliazioni che bruciano di più perché inaspettate. Ci ho guadagnato una brutta caduta e una ferita lungo tutta la gamba sinistra.   Nei miei ricordi, dunque, all’inizio c'è una bici gigantesca e pesantissima, da inforcare tenendosi in equilibrio sul ripiano di un tavolo abbandonato sotto tettoia di eternit. Poi il tonfo sul selciato. Il pianto trattenuto, per orgoglio e timore. Infine la corsa nell’unico pronto soccorso del paese dove l’unico medico condotto, ormai quasi cieco, mi ha ricucito con quaranta graffette di ferro. E però, sempre all’inizio, ci sono io che con la gamba fasciata riprovo a salire in bicicletta e pedalo storta nello spiazzo di scaglie di marmo. «Senza mani» e poi anche «senza piedi» sui pedali. Perché «se non cado cos...

Oltre Wikileaks e l’emergenza della partecipazione

A dispetto del titolo, il libro di Micah L. Sifry Oltre Wikileaks, Il futuro del movimento per la trasparenza tratta solo marginalmente di fughe di notizie. “Leak” in effetti si traduce con “fuga di notizie”, e viene usato come suffisso per il nome di molte piattaforme di raccolta, verifica e condivisione di dati segreti nate dopo il boom di Wikileaks, come OpenLeaks e GlobalLeaks. Ma lo scenario tratteggiato da Sifry (co-fondatore di Personal Democracy, forum che si occupa della nuova partecipazione politica attraverso le tecnologie digitali) è molto, molto più ampio.   I due concetti cardine del libro sono l’Open Government - nuove strategie di organizzazione della pubblica amministrazione, secondo i criteri di trasparenza ed accessibilità - e gli Open Data - il libero accesso ai dati della Cosa Pubblica. Vista dall’esterno, la questione potrebbe sembrare limitata ad oscure problematiche tecniche di standard e piattaforme. In realtà è tutto il contrario: si tratta di un panorama culturale completamente nuovo, che mira a trasformare e rivitalizzare la cittadinanza nell’epoca dei media...