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Teatro di Roma

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Una sinfonia per una capitale

L’aria unica, favolosa di Roma negli anni cinquanta e sessanta, quando esplodevano il cinema, la vita dolce e quella intellettuale, secondo Franca Valeri. Perché Roma, l’eterna, non sarà mai un capitale, come sostiene Corrado Augias. Le periferie di Giancarlo De Cataldo e di altri, il dolore degli ospedali narrati da Valerio Magrelli e da Christian Raimo, storie di margini, storie di nuovi italiani, storie di morte o di sogni. Le memorie di San Lorenzo (Eleonora Danco), del ghetto (Anna Foa), di una gioventù a Borgo Pio (Giuseppe Manfridi), il ricordo di quel poeta del teatro che fu Victor Cavallo (Elena Stancanelli).   La generosità, il desiderio di cambiare le cose, nonostante tutto. Si svolgono in ventiquattro luoghi diversi di Roma, dal “Sacro Gra” al Trastevere di Lidia Ravera, da incroci anonimi dove è facile fare crash dopo uno sballo (come racconta Fausto Paravidino), alla lotta per la dignità, per il diritto alla vita e all’immaginazione di una donna immigrata tra la movida del Pigneto in uno squarcio poetico di Igiaba Scego, alle rive del Tevere di un espressionistico brano di Francesco...

Teatro Valle: il bacio di Giuda?

Proviamo a vedere la questione del Teatro Valle da lontano. Da una città del Nord. O forse, meglio, da Marte. Una sala storica, che faticosamente si affranca dal teatro di tradizione e cerca nuove strade di sperimentazione, improvvisamente si vede privata di proprietà e di direzione.   Gli umani usano strane sigle seppellite dalla polvere dei secoli per narrare questi fatti: Eti, Comune (chi si ricorda più chi, quando: balugina solo un vago nome famoso per aver rinverdito i fasti del basso impero: Almanno, o qualcosa del genere). Insomma un bel giorno un gruppo di attori, lavoratori dello spettacolo, gente che qualcuno definisce precari senza arte né parte, dimenticando come si tratti di loro creature, forgiate da una cultura che esaltava la terziarizzazione, i lavori creativi, che ha fondato una decina e più di Dams sparsi per l’Italia, che ha moltiplicato scuole e scuolette di teatro: questo gruppo occupa il teatro che voci incontrollate dichiaravano destinato a essere abbandonato o trasformato in qualcosa di indicibile.   La faccio breve: molti dubbi all’inizio. La casta dei teatranti sembra insorgere: lo spazio...

Il rapimento di Europa

Si parte dalla mitologia greca per arrivare alla più stretta attualità nella quale siamo immersi. Per renderci conto che poi tutta questa distanza forse non c’è. È una riflessione che viene abbastanza naturale dopo che si è visto Il ratto d’Europa, in scena fino all’undici maggio al Teatro Argentina di Roma. È uno spettacolo davvero sui generis e lo è per molti aspetti: per la genesi che si porta dietro, per il suo percorso produttivo, ma anche per l’utilizzo degli spazi del teatro. Gli attori irrompono spesso nella platea e sbucano dai palchetti di ogni ordine creando scompiglio tra gli abbonati e i tanti studenti presenti in sala.   Tutto inizia nell’estate del 2011 dall’incontro di idee del regista Claudio Longhi e di Pietro Valenti, direttore di Emilia Romagna Teatro e coproduttore assieme al Teatro di Roma. Punto di partenza della ricerca è l’orientamento verso una nuova drammaturgia e verso processi creativi innovativi e inconsueti. È il momento storico in cui, nelle case degli italiani, entra la parola spread, con la prepotenza che gli affari economici sanno...