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Ti con zero

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Dal Sentiero a Ti con zero

I libri di Calvino hanno attraversato quarant’anni di Novecento, il neorealismo, la neoavanguardia, quella che veniva chiamata letteratura del rifiuto, il postmoderno. Il rapporto degli scrittori italiani di oggi nei confronti della tradizione italiana sembra tuttavia contraddittorio, quantomeno non semplice. Lo è sicuramente molto di più rispetto al mondo della poesia dove la presenza, o il peso, del passato ha significati ben definiti. Sarebbe estremamente riduttivo se una tradizione si formasse solo in virtù dell’influenza che un autore riesce a esercitare nei successori. Tuttavia non è affatto scontato segnare una rete di genealogie in rapporto alla tradizione italiana per chi oggi in Italia scrive romanzi. Forse sono state, piuttosto, altre tradizioni a calcare la mano. Negli anni Ottanta poteva apparire ben più immediato, ad esempio, il legame tra un esordiente come Daniele Del Giudice e Italo Calvino. Ma la prosa di Calvino resta comunque una roccia metamorfica e cristallina nei decenni che ha attraversato. L’equilibrio, la fiaba, l’essenzialità, la limpidezza di sguardo, la composizione a strati di storie e...

L’uomo che cade. Un’eredità di Calvino

Trent’anni dopo la sua morte, va riconosciuta a Calvino un’identità netta, fra le altre possibili, di scrittore razionalista messo di fronte all’irrazionalità profonda di un mondo che si sviluppa verso la sua estinzione senza la possibilità di trovare un appiglio. A rileggere le sue opere cercando di scansare la lettura di un Calvino mercuriale, limpidamente sereno, persino olimpico nel suo equilibrio continuamente aggiornato, continua a sorprendere quanto lo scrittore ligure abbia raccontato, più o meno nel corso di tutta la sua produzione, l’avventura di una mente rigorosa fino all’estremo, capace però, a ogni passo, di specchiarsi nel suo rovescio radicalmente negativo. C’è dietro una personalità autoriale che si mostra soprattutto quando viene meno quasi del tutto, con gli anni Sessanta, la diretta vocazione civile e politica della sua scrittura, dopo il congedo provvisorio della Giornata di uno scrutatore (1963); trova la sua piena realizzazione nel Calvino più “francese”, immaginifico e combinatorio che affiorerà con più decisione dagli anni Settanta in poi,...

La leggerezza e la ferita: Calvino di fronte e di spalle

Sono trascorsi trent’anni da quel 19 settembre del 1985 in cui Italo Calvino moriva improvvisamente all’età di 62 anni a Siena. La vita di Calvino non è stata poi così lunga, eppure ha scritto tanto e soprattutto ha attraversato da protagonista insieme ad altri (Pasolini, Sciascia, Morante, Volponi, Moravia, ecc.) la letteratura italiana del dopoguerra, dal 1947, anno del suo debutto con Il sentiero dei nidi di ragno, sino a quella fatidica metà degli anni Ottanta.   Trent’anni sono un tempo sufficiente per tracciare un bilancio della sua opera. C’è ora una nuova generazione di critici che si affaccia con intelligenza e crescente autorevolezza nel paesaggio letterario italiano. Sono quasi tutti nati negli anni Ottanta, ed erano ancora bambini quando Calvino ci ha lasciato. A loro abbiamo chiesto un bilancio dello scrittore Italo Calvino nella forma più diretta ed efficace: cosa è vivo e cosa è morto della sua opera? Cosa ci serve ancora oggi di Calvino, dei suoi libri, dei suoi saggi, dei suoi interventi giornalistici e anche politici? Cosa è invece diventato obsoleto o non serve pi...