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Balcani

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Emergenza continua di fronte al silenzio generale / Migrare

Arrivano: per mare e per terra, in treno e in bici, a piedi… Sono tanti, troppi, aumentano con progressione geometrica, travolgono i confini esistenti come quelli creati ad hoc. Occupano spiagge e giardini, costruiscono “corridoi” per uomini, attenti a evitare quelli delle mine, le vie delle armi e quelle della droga che si intrecciano con quelle del petrolio. Rischiano la nuda vita per poter continuare a vivere. Nell’estate del 2015 la vecchia Europa, vecchia alla lettera con un tasso di natalità che fatica a toccare il 2%, è stata pacificamente invasa da uomini e donne, in gran parte giovani e giovanissimi con tanti bambini. In fuga dalla guerra e dalla violenza, dalla miseria e dalla repressione. Hanno attraversato il Mare nostrum, nutrito con i loro cadaveri, hanno accumulato chilometri e polvere, scovato nascondigli nelle macchine e nei camion, hanno corso a perdifiato – un pellegrinaggio parallelo al viavai delle vacanze.  Con la forza della disperazione ci hanno raggiunti. La loro guerra è diventata la nostra, gli “effetti collaterali” di quanto accade nell’Altro mondo sono penetrati, in una estate rovente, con il peso specifico dei loro corpi che si possono...

I buoni siamo noi

La lettura mi ha tirato fuori tutto quello che in questi mesi, in questi anni, avevo nascosto in fondo a me stesso. Ha acceso un riflettore da un'altra angolazione (non la mia) e ha messo in luce quel cono d'ombra che ho vissuto, ma mai guardato e affrontato, riletto, analizzato. Quelle cose con cui avrei dovuto fare i conti e che invece ho preferito nascondere, nel tentativo di dimenticarle. Sento la necessità di parlarne, con chi era con me in quel periodo, con gli amici di una vita e con i conoscenti, con tutte quelle persone che per oltre tre anni mi hanno visto assente, profondamente impegnato in quello che facevo, e senza altro tempo per altro e per altri. Troppo spesso in quel periodo mi sono sentito dire oppure ho sentito dire: "Daniele non c'è, deve salvare il mondo!". Non ho salvato nessuno. Io sono salvo, ma vinto, e ho bisogno di raccontare quello che è successo […]   [status Facebook di Daniele R., 17 maggio 2014, in seguito all'uscita de I buoni di Luca Rastello, 133 “mi piace”, 21 condivisioni]   Poi, un giorno, capita che parta un ultimo giro di telefonate, messaggi, whatsapp, e...

Slavoj Žižek, Srécko Horvat e Alexsis Tsipras / Europa: speculazione a tempo

Con Cosa vuole l’Europa? (2014) Ombre corte prosegue la pubblicazione di testi di Slavoj Žižek: se in Chiedere l’impossibile (a cura di Yong-june Park) uscito a fine 2013, era la riflessione di Žižek nel suo complesso l’oggetto esplorato, in Cosa vuole l’Europa?, scritto assieme al filosofo croato Srécko Horvat, il tema è più direttamente politico.   Sedici brevi interventi, otto a testa: un ping pong fra Žižek e Horvat nel quale gli autori tentano di mettere a nudo le contraddizioni economico-politiche che lacerano l’Europa odierna. Ciò che hanno in comune la bancarotta di Cipro, la necessità della Croazia per l’Europa, l’enigma (lo si insegna tuttora nelle scuole europee) dei Balcani, il caso dell’Islanda, oppure la «marcia turca» (pp. 73-77) è di essere focolai di contraddizione apparentemente marginali, ma in realtà profondamente intra-europei. Nell’impostazione mista tipicamente žižekiana, ossia materialistico-dialettica e psicoanalitica, tutti questi casi sono sia sintomi che reali centri-periferici di sofferenza europea. Ma, contemporaneamente, essi sono anche snodi virtualmente generatori di pensiero antagonista.   Per capire che cos’è l’Europa, l’altro (...

Emmanuel Carrère. Il coraggio di fronteggiare il dolore

Pubblichiamo un estratto dal libro di Francesca Borrelli, Maestri di finzione (Quodlibet, 2014), Incontri con Anna Maria Ortese, Wilson Harris, José Saramago, Alain Robbe-Grillet, Kurt Vonnegut, Álvaro Mutis, Günter Grass, Derek Walcott, Toni Morrison, V. S. Naipaul, Susan Sontag, Wole Soyinka, Ōe Kenzaburō, Ágota Kristóf, Lars Gustafsson, Antonia S. Byatt, Don DeLillo, Abraham B. Yehoshua, Tobias Wolff, John Banville, Julian Barnes, Paul Auster, Ian McEwan, Jamaica Kincaid, Javier Marías, Orhan Pamuk, Michael Cunningham, Kazuo Ishiguro, Antonio Muñoz Molina, Emmanuel Carrère, George Saunders, Jonathan Franzen, Peter Cameron, Jeffrey Eugenides, A. M. Homes, David Foster Wallace, Javier Cercas, Jennifer Egan, Amélie Nothomb, Paul Harding, Junot Diaz, Adam Haslett, Stefan Merrill Block.     Forse perché si sente – come ha scritto – «determinato dalla infelicità psichica», e in qualche modo condannato a restare catturato dal copione che lo vuole autore di «storie di follia, di gelo, di prigionia», Emmanuel Carrère ha cercato di dirottare la sua scrittura su...

Skopje: nella Las Vegas balcanica

Sfusa e confusa, ardente e allucinante, storta e pluriforme, tranquilla e scorrevole, distesa lungo il fiume Vardar, nel cuore dei Balcani, la città di Skopje, capitale della Macedonia, emerge in un ritorno quasi nostalgico ai passati lontani (quello dei tempi di Alessandro Magno, quello della Rivoluzione durante l’Impero Ottomano, ecc.), ripristinando architetture, tempi, emozioni e spazi perduti. Il cambiamento accelerato degli spazi pubblici si urta contro la solitudine di una città, in cui i cambiamenti culturali e infrastrutturali emergono come dei pilastri nuovi di un tempo verbale antico-futuro.     I nuovi piani urbanistci del progetto c.d. Skopje 2014 vedono la rinascita del passato nella revocazione delle imagini e dei fantasmi delle identità fervide della storia nazionale e culturale macedone. Questo fenomeno è stato contrastato e discusso su vari media da intellettuali e politici, mettendo l'accento sul lato scandaloso della perturbante ricostruzione di una città come risposta alle ribaltate e rinnegate appartenenze al passato comune con i paesi vicini. Tuttavia, una metà dei nuovi edifici sono, in...

Clara Usón. La figlia

In una nota tradotta da Massimo Rizzante, Danilo Kiš rivendica la natura squisitamente letteraria dei personaggi di origine ebraica che abitano le sue opere, nel senso che essi “non sono che letterarietà, straniamento […] questo perché il mondo degli ebrei dell’Europa centrale è un mondo scomparso, un mondo di ieri, e come tale si trova nel campo di una realtà non-reale. Nel campo, quindi, della letteratura”. Continua, qualche riga più in là: “Se le mie origini non fossero immerse nella nebbia, mi domando quali ragioni avrei di fare letteratura”(L’ultimo bastione del buon senso, in Nuova Prosa, n° 40, giugno 2004, p. 27).   E’ proprio dalla rivendicazione di questa stessa illegittimità che muove la voce di Danilo, omonimo dell’autore jugoslavo. Appassionato di Joyce, Danilo vorrebbe scrivere un saggio su Leopold Bloom, ebreo poco convincente ai suoi occhi, così come lui stesso si è sempre considerato poco plausibile: alto, curvo, vistosamente pel di carota, con la testa che sotto il sole di mezzogiorno pare un incendio, non ha mai avuto...

Caffè

A Zagabria è stata Vesna e poi Slavenka, a Belgrado Žarana e poi Azra e poi Adele, a Lubiana c’era Tanja, a Parigi Rada, a Stoccolma Ljiljana, a Vienna Alemka, a Budapest Jasmina, a Berlino Jasna, a Praga Mirjana. Ogni volta la stessa frase: ti faccio un caffè. Si intende: ti faccio un caffè vero, quello espresso, con la macchinetta che non lascia dubbi che i Balcani ce li siamo lasciati alle spalle. Il caffè espresso è stato una conquista relativamente recente, ancora negli anni ottanta a Zagabria, Belgrado, Sarajevo per berlo si usciva di casa, si andava negli alberghi del centro e lo si degustava servito con la panna, così si evitava che fosse troppo poco calorico. E ci si sentiva più mitteleuropei, perché dove si servivano dolci e gelati non c’era posto per la šljivovica, la grappa di prugne che produce l’ubriacatura della bettola.   A casa rimaneva la tradizione del caffè turco, quello con la džezva, il bricco che deriva appunto dal turco brocca. Si fa bollire l’acqua, si butta un po’ di zucchero e poi si mescola un macinato fine – quello che poi permetteva...

Continuità e modificazioni del raid nel novecento

Nel Novecento l’uso sistematizzato del raid in guerriglia continua, ed anzi si amplia geograficamente a livello globale, trovando pure diverse codificazioni teoriche. In Europa, come già nella Spagna antinapoleonica, le nazioni sconfitte da prima sul piano della guerra regolare adottano queste ulteriori forme di lotta quando l’occupante nazista, impegnato ormai su troppi fronti, dà iniziali segni di cedimento. Così in Italia, nei Balcani o in Francia proprio la guerra dei pochi salva l’onore di tutti o ribalta destini già scritti nel senso di definitive umiliazioni in campo aperto. Può viceversa essere una carta da giocare quando l’esito dello scontro è ancora aperto, come in Russia secondo le direttive di Stalin basate sul ripiegamento, la tenuta delle città e l’azione di partigiani infiltrati aldilà delle linee avanzanti dei tedeschi. In tutti questi casi il raider diviene, in misura anche superiore che nell’Ottocento in cui la spinta rinnovatrice del Romanticismo incontrava ancora molte riserve, figura positiva e leggendaria di liberatore, supportata a livello popolare nonché...

I raiders autorizzati del mare

Oltre alla separazione incerta tra pirateria e pacifico commercio di uno statuto ambiguo per eccellenza, segnalato anche dal duplice nome non del tutto sovrapponibile nel significato, vive il pirata/corsaro. Nella prima accezione si tratta di predoni che, pur utilizzando navi e muovendosi sul mare per i loro assalti ai vascelli commerciali o alle città portuali, sono di fatto equiparabili ai banditi di terra. Tuttavia nel corso della storia, fin dall’epoca medievale sul Mediterraneo, alcuni tra i più capaci tra questi ricevono dai governi una patente da corsa per assalire i nemici con raid bellici. Uno dei più temuti fu Khayr al-Din, figlio di un rinnegato greco, che fin da giovane apprese insieme al fratello l’arte familiare della pirateria. Le sue prede furono da subito soprattutto i galeoni spagnoli in transito dalla Sicilia e la sua area di influenza si allargò a tutto il Mediterraneo occidentale, quando dalla piccola isola di Gerbe riuscì addirittura a prendere Algeri nel 1516 facendone la base di lancio per feroci scorrerie. Il pirata si trasforma ed ingigantisce donando la città conquistata a Solimano il Magnifico,...