Il tuo due per mille a doppiozero

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Bologna

(93 risultati)

Kyla Davis: To walk is easy

La incontro proprio a Nosadelladue, l'accogliente spazio che ospita artisti in residenza in un bell’appartamento all'angolo della suggestiva Piazza Malpighi, nel centro storico Bologna. Kyla Davis, performer e regista sudafricana, fondatrice della Well Worn Theatre Company, a quel punto è in Italia già da tre mesi, infatti ha ormai fatto sue le abitudini di baciare sulle guance per salutare e sorseggiare vino mentre si chiacchiera.   Per quel che riguarda il suo lavoro in residenza, invece, quando la incontro ha terminato una lunga serie di laboratori teatrali realizzati in diversi paesi della provincia felsinea, e non si è fatta mancare due incursioni nelle realtà occupate delle principali città italiane: il Teatro Valle a Roma e il Macao a Milano, in cui ha tenuto dei laboratori immergendosi completamente nelle dinamiche e nelle tematiche delle due autogestioni e dei rispettivi promotori.   Ph. Laura Molinaro   In maniera estremamente low-profile, tipica degli artisti formatisi nella cultura anglosassone, mi ha raccontato di cosa l'appassiona e di come cerchi di convogliare nei suoi lavori, i suoi...

Uno splendido cinquantenne

Appena terminato il cinquantenario del Gruppo ’63, ricco di meste memorie o accigliate celebrazioni, vale la pena – come doppiozero s’appresta a fare – di inaugurarne un altro, in vari modi collegato oltre che immediatamente successivo: quello di Apocalittici e integrati, celebre libro cult di Umberto Eco, pubblicato per la prima volta nel 1964 (Bompiani) e destinato ad aprire, forse suo malgrado, una serie di orientamenti di pensiero e direzioni di ricerca che ancor oggi, appunto a cinque decenni di distanza, si agitano nei migliori mercati intellettuali.     Gli apocalittici e gli integrati, con maschere differenti, sono ancora fra noi, così come, se pure molto meno numerosi, quelli che ne contestano, più che l’emergenza singola, l’accoppiata infernale. Non saranno, com’era allora per Eco, i fumetti o la televisione, la canzonetta di consumo o il Kitsch boldinista a fornire messaggi pseudoestetici e modelli di comportamento su cui esercitare cauta e critica attenzione da parte del semiologo in erba.   Non esisterà, come a quei tempi, la problematica distinzione tra élite, masscult e...

Lettere a Romeo Castellucci | Le visioni di Orfeo

Quando Joseph Niépce ebbe la possibilità di fare la prima fotografia della storia volse lo sguardo verso la finestra e riprese la realtà che gli si offriva di fronte.   L’evoluzione dello sguardo fotografico ha cercato, nel tempo, punti di vista e soggetti sempre più sorprendenti. Ma, per quella rappresentazione furono sufficienti i tetti delle case di fronte. Il desiderio di mondo ritrovava tutta la sua potenza.   L’opera di Romeo mi riporta incessantemente verso quella “prima volta”, una paralisi visiva che diventa condizione e soluzione per affrontarla. Un semplice specchio di fronte alla Medusa.   L’assessorato alla cultura del Comune di Bologna dedica una rassegna a Romeo Castellucci e alla Socìetas Raffaello Sanzio, E la volpe disse al corvo, a cura di Piersandra Di Matteo, con numerosi appuntamenti da gennaio a maggio 2014. Doppiozero ospita alcune lettere di critici, artisti, operatori culturali che raccontano da molteplici punti vista chi sia questo regista-artefice esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di Doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino...

Nirvana. Punk to the People

Si uccise a 27 anni, il ragazzo dai lunghi capelli biondi e dagli occhi azzurri, spesso con la barba non fatta, con larghe camicie a scacchi, anfibi e jeans rattoppati. All’età in cui sono morti molti altri divi maledetti del rock. Kurt Cobain è stato uno degli ultimi miti della musica del Novecento, tormentato fin dall’infanzia, sconvolto, esacerbato, stremato dall’improvviso successo. A lui – che scriveva nei primi versi del pezzo che lo avrebbe lanciato nell’olimpo pop: “è divertente perdere e fingere” (Smells Like Teen Spirit) – e ai suoi Nirvana – il tentativo, destinato all’insuccesso, di costruire un’isola di (ironico?) appagamento in un mondo infelice – è dedicata l’ultima mostra della galleria ONO Arte Contemporanea di Bologna (via Santa Margherita 10, fino al 31 gennaio).   Ph. Charles Peterson   Segue a ruota un’esposizione sui Sex Pistols e su quell’officina di arti e marketing che fu il negozio Sex di Malcom McLaren e Vivienne Westwood nella Londra smarrita, ingrigita, senza domani degli anni settanta. E qui si indaga un’altra crisi...

Lettere a Romeo Castellucci | Parsifal

Chi è Romeo Castellucci e perché Bologna gli dedica una rassegna che va da gennaio a maggio? Doppiozero chiede a organizzatori culturali, artisti, critici, pensatori, scrittori, spettatori di tratteggiare la figura di questo esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino Romeo Castellucci & Socìetas Raffaello Sanzio). E trae dagli archivi testimonianze di sguardi storici sul suo labirintico lavoro.   Tali “Lettere a Romeo Castellucci” saranno pubblicate sulla nostra rivista punteggiando il progetto dell’assessorato alla cultura bolognese E la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale, realizzato con la Socìetas Raffaello Sanzio e con la cura di Piersandra Di Matteo. Inizia il 14 gennaio, con la regia del Parsifal che inaugura la stagione del teatro Comunale a cento anni dalla prima italiana dell’opera di Wagner. Continua con performance, concerti, incontri, spettacoli composti con materiali di creazioni di anni vicini e lontani, e culmina con una laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro conferita dal Dipartimento...

Lettere a Romeo Castellucci

Chi è Romeo Castellucci e perché Bologna gli dedica una rassegna che va da gennaio a maggio? Doppiozero chiede a organizzatori culturali, artisti, critici, pensatori, scrittori, spettatori di tratteggiare la figura di questo esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino Romeo Castellucci & Socìetas Raffaello Sanzio). E trae dagli archivi testimonianze di sguardi storici sul suo labirintico lavoro.   Tali “Lettere a Romeo Castellucci” saranno pubblicate sulla nostra rivista punteggiando il progetto dell’assessorato alla cultura bolognese E la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale, realizzato con la Socìetas Raffaello Sanzio e con la cura di Piersandra Di Matteo. Inizia il 14 gennaio, con la regia del Parsifal che inaugura la stagione del teatro Comunale a cento anni dalla prima italiana dell’opera di Wagner. Continua con performance, concerti, incontri, spettacoli composti con materiali di creazioni di anni vicini e lontani, e culmina con una laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro conferita dal Dipartimento...

Vicini Social

Tutto è iniziato da Via Fondazza a Bologna. A Milano adesso è arrivata Via Maiocchi. In mezzo, molti altri indirizzi. Nelle ultime settimane si è parlato molto di Social Street Italia. Le prime esperienze in cui si mettono insieme social network e vicini di casa. Da noi è una novità. In effetti, fino a qualche tempo fa, a parte i casi in cui l’inquilino della porta accanto non mette la password al suo wifi, non capitava spesso di fare discorsi in cui vicini e internet si incrociavano. Ancora oggi, se proviamo a cercare che cosa si dice dei vicini su twitter, troviamo per lo più lamentele. In Italia, secondo il Censis, le cause civili pendenti tra condomini sono almeno 130-140 mila; se si allarga il computo anche alle liti tra singoli la cifra potrebbe lievitare di tre o quattro volte. Maggiori cause di contrasti: uso degli spazi comuni, decoro dello stabile, immissione di rumori o di odori molesti, presenza di animali. Sembrava che dai vicini non potesse arrivarci nulla di meglio.   Quando ha avuto inizio tutto questo? In che momento i nostri vicini di casa sono divenuti un impiccio? Ha qualcosa a che vedere con Internet?...

Panem et Circenses, Eating et Design

Panem et circenses, è questo che ci vuole per tener buono il popolo. Le cose non sembrerebbero troppo cambiate dai tempi dei romani se non fosse che non è la pancia vuota il problema (almeno per il momento) e che i circenses sono alquanto cambiati. Il diletto, sempre più spesso, sta nel provare panes diversi, nel cucinarli da sé, nel trovare il vinum che li accompagni e, naturalmente, nel parlarne fino allo sfinimento. Insomma, è chiaro, oggi la vera questione, il punto su cui si concentra la contemporaneità, non sono né l’uno né l’altro, è l’et che li tiene insieme, quel qualcosa che fa del cibo un divertimento e del divertimento qualcosa da mangiare (e non solo).   Ecco allora trEATicon, un evento curato da Panem et Circenses (P e C nel logo, ovviamente), duo di artisti  che a partire sabato 23 novembre alle 18 e per tre mesi, nella (galleria +) oltredimore di Bologna si propongono di ricostruire attraverso una serie di esperienze che includono action eating e aperitivi l’excursus evolutivo del rapporto uomo-cibo, da un mondo ideale in cui nulla è noto e tutto è...

From Sex To Punk

In scena va la rabbia, lo sfregio di una generazione no future. Londra 1974, 430 di King’s Road, Chelsea: “Sex” viene ribattezzato il negozio di abbigliamento e dischi rock che Malcom McLaren si è ritrovato interamente sulle spalle nel 1972, dopo l’abbandono di un tizio che lo subaffittava. Con la compagna Vivienne Westwood ha già lanciato la moda di trasformare, tagliare, ricucire le magliette dello stock “teddy boy” ereditato dal fuggitivo.   Ph. Castorp   Ora, fino al 1976, quando il locale cambierà ancora nome per chiamarsi “Seditionaries” e assumere un aspetto minimale e post-apocalittico, sugli scaffali appaiono capi di abbigliamento e oggetti in gomma, lattice e vinile. Sex punterà su commesse che sembrano un catalogo vivente della nuova moda punk, con le chiome decolorate in tonalità di biondo squillante o trasformate in vere e proprie opere d’arte screziate, con trucchi degli occhi all’antica egizia, bistratissimi. Sono lontani i tempi dei sandali e delle camicie a fiori hippie, come quelli degli stivaletti e dei chiodi rock ‘n’ roll. Le magliette...

Dal white cube all’Apple Store

Artelibro, il festival del libro d’arte che si tiene a Bologna, è giunto quest’anno alla sua decima edizione. E, per celebrare l’anniversario, si è aperto ai nuovi media ospitando una mostra dal titolo L’arte nell’editoria digitale tra educazione e sperimentazione. La sezione è a cura di Michela Arfiero, editor del magazine interdisciplinare per iPad Fruit of the Forest.   Parte delle app, dei periodici e degli e-book presenti in mostra sono sviluppati da case editrici e istituzioni museali di spicco in ambito artistico, mentre il resto è costituito da vere e proprie opere in formato digitale. Benché la panoramica non si possa considerare esaustiva (poco più di venti i progetti inclusi), l’esposizione ha il merito di portare in Italia, forse per la prima volta, alcune delle esperienze in cui il connubio tra arte contemporanea ed editoria digitale si rivela più proficuo.   Mousse Magazine   Curiosando tra le varie app e i vari magazine forniti da musei e case editrici, si ha la netta impressione di trovarsi in un periodo di passaggio: è assente uno standard, o...

Autori che leggo o rileggo

Io ci sono autori che ogni tanto leggo o rileggo un loro libro, se sono morti, o quello appena uscito, o uno degli ultimi che avevo lasciato da parte apposta per quando ne avrei avuto voglia, se grazie al cielo sono ancora vivi. Sono quasi tutti di quegli scrittori che tutti dicono: “ancora? ma sono sempre uguali! cioè, al massimo cambia qualcosina, poco poco, ma poi... letti un paio basta e avanza... tre, to’, se proprio ti sta simpatico...”. Ma a me è proprio questo che mi piace, quel poco, quel quasi nulla che detto da loro, perché sono loro, cambia quasi tutto. Che poi non è nemmeno il cosa, ma il come, cioè il fatto che a dirlo, quel cosa, anzi, a dire, a parlare, sono loro.     A volte uno vuole che chi parla è come se non ci sia, che non vuole sentirlo, non vuole una voce che si riconosce, nessun tono o inflessione: è raro, ma ci sono giorni che riconoscere chi parla dietro le cose che dice, sentire la sua voce nelle cose che racconta, dà sui nervi. “E questo cosa cazzo vuole? Taci! Lasciami sentire la storia, lascia parlare lei!” Dico la storia, ma potrebbe essere...

Buona la prima!

Pubblichiamo un estratto dal catalogo della mostra BUONA LA PRIMA! 20 copertine riuscite giudicate da chi se ne intende a cura di Stefano Salis fino al 22 settembre a Bologna, Biblioteca Sala Borsa.     Omaggio ai libri reali In questa piccola mostra regna la massima libertà. Di giudizio, di criteri di valutazione, di elementi da proporre all’attenzione di chi la visita. L’unico vincolo formale che è stato chiesto ai “giudici” è stato quello di considerare copertine italiane (in futuro avremo straniere e storiche) che fossero uscite negli ultimi dodici mesi (anche largheggiando con il primo termine) e, soprattutto, fossero “riuscite”.       Insomma, l’unico vincolo era la qualità della copertina: non la bellezza, non l’estetica fine a sé stessa, meno che mai il contenuto del libro, ma proprio il risultato finale concreto e tangibile. Nella sua matericità, e nella sua “funzione” di copertina di un libro. I giudici accompagnano gli osservatori con brevi, brevissimi testi: è stata un’altra piccola richiesta. L’occhio...

Di matrice femminile

Da maggio, ancora per poche settimane (fino al 1° settembre) il MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna, ospita un progetto anomalo, che si compone di una mostra, di un ciclo di conversazioni, azioni e proiezioni dal titolo Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell'arte italiana contemporanea. Di primo impatto suona come una mostra sulle donne, un progetto pretenzioso, ridonante, finanche datato e anche un po' autoreferenziale se si pensa che è organizzato non dal direttore del museo ma da un “collettivo” (come si definiscono) di dipendenti, naturalmente donne, del museo stesso. Ma, se si pensa che in Italia la relazione che lega arte e politiche femministe è un tema praticamente rimosso dalla storia dell'arte, che sono pochissimi i testi fondamentali dei gender studies anglosassoni tradotti in italiano, che una figura come Carla Lonzi, storica dell'arte prima, quindi attivista femminista non viene praticamente menzionata nelle scuole d'arte e che il titolo stesso della mostra Autoritratti si ispira proprio alla sua raccolta di interviste del '69 Autoritratto ripubblicata solo nel 2010 e al saggio del '96...

Teatri in città

In estate teatro è sinonimo di festival. Ma cosa succede nelle città?  Chiusi i teatri principali, pullulano proposte variegate, a volte semplicemente destinate a riempire i vuoti di serate calde, senza una programmazione culturale coerente e di respiro, a volte prototipi di nuove possibilità. Viaggiamo da Milano a Roma, attraverso Venezia e Bologna, in questa estate in minore, che spesso si completa con gite fuori porta nelle sedi dei festival. Mai come quest’anno sguarniti anch’essi, i festival, messi in ginocchio dalla crisi, costretti a fare di necessità virtù, eppure incapaci di lanciare un grido forte di protesta e sempre disponibili a festeggiare le nozze con i fichi secchi, in attesa di tempi migliori. Ma di questo parleremo nelle prossime cronache D’estate a Milano nessuno è normale   Mentre sui siti web dei teatri milanesi compaiono vistose campagne abbonamenti per 2013/2014, a fornire una qualche contropartita alla sospensione delle programmazioni è solo il Teatro Franco Parenti, che rilancia con “Quest’anno al Parenti l’estate è donna” una coda di...

L’artista elettronico e il grande pubblico

Artisti elettronici. Computer artists. Artisti digitali. New media artists. Nel corso del tempo sono stati chiamati in molti modi. Ma la base del loro lavoro è sempre la stessa: coniugare la ricerca artistica con quella tecnologica, sperimentando nuove forme d'interazione tra uomo e macchina, nei territori meno esplorati dall'arte e dalla cultura ufficiali. Al crocevia tra robotica, architettura, cinema, musica, sound art, design, pittura, programmazione, teatro, danza. La storia dell'arte elettronica arriva da lontano. È la storia dell'uomo che si interroga sui propri limiti, su come piegare la tecnologia alla volontà e trovare il meraviglioso nelle macchine.   Ogni nuovo media ha sempre attirato l'attenzione di artisti e creativi. Se la musica elettronica aveva trovato in Stockhausen un padrino d'eccezione già nei primi anni '50, e la video-arte si era diffusa nei '60, è solo negli anni '80 che si inizia a distinguere un vero circuito dell'arte elettronica tout-court. Con alcune notevoli eccezioni, si tratta ancora di un sotto-mondo dell'arte, come quelli della pittura degli...

Speciale ’77 / Tano D’Amico. Un’archeologia dell’innocenza

Quattro fotografie. Una sequenza. Primo frame: una strada asfaltata, un marciapiede, un’aiuola rinsecchita, alberi, automobili parcheggiate; il punto di vista è diagonale, ad altezza d’occhio. Un giovane con cappotto scuro e berretto in testa sta correndo: nella mano sinistra impugna una pistola. Davanti a lui un altro ragazzo, con un impermeabile chiaro, fa una strana mossa, si lascia andare, le gambe si piegano, anzi si accartocciano sotto il corpo, bloccato nell’istante in cui il movimento non si è ancora arrestato ma la caduta è già inevitabile. Porta i guanti. È ferito. Un istante dopo, siamo alla seconda fotografia, il primo sopraggiunge, gli afferra il braccio destro, cerca di trascinarlo via. Nella mano destra ora stringe due pistole, un’automatica e una a tamburo. Nella terza immagine l’inquadratura è più ravvicinata: il ragazzo è a terra, i pantaloni inzuppati dal sangue che lascia una traccia sull’asfalto e gli macchia il viso. Qualcuno gli regge il braccio sinistro, due paia di gambe si avvicinano dall’altro lato. E infine l’ultima fotografia: il ferito è steso a terra, una specie di smorfia gli contrae il viso da attor giovane, gli occhi un po’ velati, le mani senza...

#OccupyGezi. Revolution will be tweeted

"Se lo Scià finirà per cadere ciò sarà in gran parte dovuto alle cassette".   Questa frase l'ha scritta Michel Foucault da inviato per il Corriere della Sera in Iran, nel 1978, riferendosi alla rapida circolazione dei discorsi di Khomeini sotto forma di audiocassette facilmente duplicabili e trasportabili.   Chissà cosa avrebbe detto Foucault del ruolo che i social media stanno giocando nelle proteste di piazza che dal 2011 nascono e si riproducono continuamente dall'Egitto alla Spagna, dagli Stati Uniti alle periferie di Londra, dalla Tunisia alle 67 città turche che nell'ultimo weekend di maggio hanno visto le loro strade invase da migliaia di persone?   Primo movimento: ci vuole una prospettiva storica   In realtà questa storia delle “rivoluzioni di Facebook” è stata finora molto banalizzata, discussa, sottostimata o sovrastimata, ma mai analizzata a fondo, se non in contesti accademici. Non credo esistano rivoluzioni di Facebook ma “rivoluzioni” che, come dei software, girano su hardware (tecnologie di comunicazione) differenti. E,...

Chiostro di santa Sofia: una visita immaginaria

Benevento, anno del Signore 1167, addì 29 del mese di luglio   Un gruppo di figure incappucciate camminava a passo spedito verso il monastero di santa Sofia, che non era molto distante dalla porta urbica attraverso la quale aveva appena fatto il suo ingresso in città. Si muovevano rasente i muri, i neri saî indistinguibili dalle ombre della notte non ancora del tutto fugata dall’alba incipiente. Tra loro il senese Rolando Bandinelli, alias papa Alessandro III, fuggito da Roma in incognito, con lo sparuto gruppo di cardinali rimastigli fedeli, che aveva scelto Benevento come proprio rifugio, dopo la presa della città eterna da parte di Federico Hoenstaufen, suo acerrimo nemico.   Benevento non era soltanto un importante centro ecclesiastico, era un’enclave pontificia nel cuore dei territori normanni e la Chiesa vi dominava autocraticamente, a maggior ragione ora che la tracotanza del Barbarossa l’aveva resa l’ultimo baluardo del potere del papa legittimo, perciò questi, al precipitare degli eventi, aveva immediatamente annunciato all’abate di santa Sofia la sua imminente venuta. Evidentemente doveva...

Speciale Gianni Celati | Camminare con Celati

Per parlare di Gianni Celati devo cominciare dal camminare. Dentro e fuori le storie, storie che camminano. E camminare e raccontare. Insomma cominciare prima e un po’ lontani dalla scrittura, in una visione del mondo in movimento che precede, per chi guarda il mondo muovendosi, qualunque storia. Ci vediamo adesso forse una volta l’anno qui in Inghilterra, e neppure tutti gli anni. Ci mettiamo a camminare lungo il Regent’s Canal, verso est, dove Londra diventa un immenso svincolo stradale tra capannoni industriali, chiuse dismesse, vegetazioni acquatiche, e parliamo di tutto, a ruota libera.     Io so bene quali sono le mie difficoltà con Gianni: vorrei riassumere la mia vita, i miei progressi ma anche  ammettere che non c’è mai nessun progresso, che sono lo stesso di quando ero un suo studente. Questa è una traccia del periodo in cui Gianni era il mio professore, ma sarebbe forse più giusto dire maestro.   All’idea di scrivere e fare della letteratura un mestiere sono arrivato al Dams attraverso Gianni e, come chiunque di fronte a un mondo sconosciuto, ho cercato di capire attraverso lui...

Alina Marazzi. Tutto parla di te

Certo che la maternità è anche questo. E’ anche l’identità di madre che traligna, che ostruisce il corso naturale delle cose e che infine defluisce nella tragedia di donne schiacciate da un altro destino. Donne travolte dal fatto di aver da poco partorito e che non vanno lasciate sole con tutti i problemi che sorgono, tra i quali il principale è l'essere espropriate del proprio tempo e delle proprie usuali attività, magari creative e gratificanti come quella di Emma, brava e riconosciuta danzatrice. Può insorgere infatti, con l'arrivo dell'esserino urlante e completamente dipendente da chi lo accudisce, la cosiddetta sindrome post-partum, coi suoi sintomi di tristezza, fatica, insonnia, inappetenza, ansia, depressione e irritabilità.   Tutto parla di te, il quarto lungometraggio di Alina Marazzi, coproduzione italo-svizzera, concentra l’attenzione sulla nascita: di un figlio e, sottolineato, delle difficoltà (il dramma è stato messo giusto un passo più in là) che possono arrivare. Non soltanto: il film trasmette un messaggio preciso: non lasciamo sole le madri, noi...

Blu Bologna

Salivo a piedi verso San Luca, seguendo il porticato, già uscendo dalla città, che stava già ai miei piedi, sulla destra. Per chi non è di Bologna, San Luca è un santuario, una chiesa in cima a un piccolo colle, cui solitamente si sale in pellegrinaggio quando sia ha necessità di riflettere, di smaltire qualche chilo, di consacrare un fioretto fatto per passare un esame, di pregare per qualcuno, o semplicemente di uscire dalla cappa bolognese... non solo d’inquinamento. In venti minuti sei fuori, vedi alberi, valli, fiori e case meravigliose, senza macchina, fuori dalla città, fuori dalle ansie della giornata, dalle urla della famiglia, dal cemento, dal “vendesi/comprasi” o dal “cercasi/offresi” cittadino.   Di posti così a Bologna ce ne sono sempre meno, isole di libertà non forzata, in cui si può perder tempo con se stessi ma anche con gli altri, in cui capita di ascoltare lingue diverse e di comprendere scopi diversi, in cui lasciar spazio alla vista, notare i dettagli e le ampiezze, in cui ridimensionare le urgenze fino a poco prima considerate stringenti. Non so...

Speciale Gianni Celati | Dormire con Celati

È molto vera una cosa ripetuta dalle persone che stanno raccontando il loro rapporto con Gianni Celati, e cioè che – rispetto ad altri autori magari più amati, o a torto o a ragione considerati più “importanti” – la sua scrittura fa appello a qualcosa di profondo e intimo, o magari nient’affatto profondo e forse neppure così intimo, ma che sentiamo ci riguarda a un livello molto personale. Qualcosa nella sua scrittura, ribadisco; anche se questo qualcosa di personale si precisa solo una volta che di Gianni si sia fatta la conoscenza di persona.   La prima volta che l’ho visto avevo letto, credo, solo Verso la foce. Eravamo alla fine degli anni Novanta, anzi era il ’98, il centenario di Leopardi. Quel libro, Verso la foce, mi aveva lasciato alquanto incerto. Proveniva da quella che mi appariva, ancorché così recente, un’altra epoca – anni che mi facevano antipatia. Ma già non mi sfuggiva il suo fascino. Sia come sia, Gianni venne alla «Sapienza» a parlare appunto di Leopardi. Ricordo che alla pomposa Aula Uno di Lettere lo presentò un vecchio...

Speciale Librerie | Libreria, scambio umano

E’ una questione di atmosfere, di involucri, perché se si pensa esclusivamente al contenuto non c’è partita: i libri si vendono solo nelle grandi distribuzioni non nei piccoli negozi dedicati. Questa è ormai la nuda realtà. Ciò che sta succedendo a Milano (vedi Cataluccio) o a Roma (vedi Cortellessa) è di fatto accaduto in generale nelle città italiane. Gli antichi luoghi dell’anima che erano le librerie storiche hanno dovuto sloggiare, riconvertirsi o addirittura chiudere i battenti. E questo è accaduto anche in moltissime città europee, poiché è un trend negativo preciso che le “ragioni dell’economia” impongono alle “ragioni della bellezza culturale”.        La chiave per capire sta tutta nella pagina culturale dei quotidiani: in alto, in bella evidenza, la classifica dei libri più venduti della settimana, sotto le diverse recensioni proposte dalla redazione cultura e gli approfondimenti su un libro particolare ritenuto degno di speciale attenzione. In alto Luciana Litizzetto, Benedetto XVI, Mettiamoci a cucinare di...

Writing e Street Art a Bologna

“L’attuale arte d’avanguardia, più che sotterranea, è arte di frontiera; sia perché sorge, letteralmente, lungo le zone situate ai margini geografici di Manhattan, sia perché, anche metaforicamente, si pone entro uno spazio intermedio tra cultura e natura, massa ed élite, bianco e nero (alludo al colore della pelle), aggressività e ironia, immondizie e raffinatezze squisite. Questi artisti sono simultaneamente ‘penne nere e visi pallidi’, e sono i nuovi kids di New York”.   Con queste parole nel 1984 Francesca Alinovi era riuscita a sintetizzare la potenza e il valore del Writing, disciplina che in America, allora, annoverava tra i suoi “kids” personalità come Keith Haring, Jean Michel Basquiat o Kenny Scharf. La giovane critica portò alla GAM di Bologna una mostra che segnò l’apertura a questa cultura underground d’oltreoceano. Oggi, Fabiola Naldi e Claudio Musso hanno deciso, insieme con il Comune di Bologna e la Regione Emilia Romagna, di ripartire da quell’esposizione come nuovo punto di partenza, come collegamento.   Nasce cos...