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Canada

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Scrittura che lotta contro l’altrove anonimo / Kim Thúy, camei di vita tra il Vietnam e il Canada

Oggi è stato assegnato The New Academy Prize, riconoscimento teso a colmare il vuoto della sospesa assegnazione del Nobel per la letteratura. Erano 47 gli autori selezionati dai librai svedesi per questo premio alternativo, tra i quattro finalisti anche Kim Thúy, autrice pubblicata in Italia per i tipi di nottetempo e tradotta da Cinzia Poli.   La terza di copertina dell’ultimo libro di Kim Thúy riporta che la scrittrice è nata a Saigon nel 1968, ha abbandonato il Vietnam all’età di dieci anni con la sua famiglia e altri boat people, rifugiata politica in Canada è cresciuta a Montréal, dove ha lavorato come interprete, avvocato, ha aperto un ristorante e si è occupata di critica gastronomica. Oggi si dedica alla scrittura. Kim Thúy amalgama, nei suoi tre romanzi usciti in Italia, questa esperienza di vita con una forte inventiva letteraria fatta di parole, lingua, odori, sapori, persone: Riva, Nidi di rondine e Il mio Vietnam, sono la sua storia rifratta in altre cento, mille, migliaia di storie che sono state sradicate da una vita, la loro vita, da una tradizione, da un Paese, dagli affetti per ricominciare una nuova vita in una nuova tradizione, in un nuovo Paese, con nuovi...

Michael Ignatieff. Storia di una caduta

Questa è la storia di una caduta. È la vita di Michael Ignatieff, prima intellettuale dalla fama internazionale, poi candidato primo ministro alla guida del suo paese, il Canada. Nel 2011 porterà il suo partito, i liberali, al peggior risultato della loro storia. Arriverà terzo in una competizione elettorale che avrebbe dovuto vincere.   La sua parabola è raccontata in un recente libro autobiografico, Fire and Ashes: Success and Failure in Politics (Harvard University Press, 2013). Storico di formazione, a partire dagli anni Ottanta era stato, nell'ordine, sceneggiatore, saggista, editorialista, memorialista, intervistatore alla BBC, uomo copertina di GQ, biografo del filosofo Isaiah Berlin, autore di romanzi, corrispondente di guerra, esperto di etica e affari internazionali. Nel 2000 Harvard gli offre la cattedra in Diritti umani. Quando diventa un leader politico Foreign Policy lo inserisce nella classifica dei Top Global Thinkers, per dimostrare che «non tutti gli accademici sono irrilevanti». Tutto finisce con la disastrosa sconfitta del 2011. «Ho sacrificato la mia posizione accademica per entrare in politica....

Ghostwriters: parole senza padri

Nella Grecia antica si chiamavano logografi e su commissione componevano discorsi da far pronunciare ad altri. Erano esperti del parlar bene: Lisia, Demostene, Tisia e Isocrate.  Spesso i loro discorsi rappresentavano vere e proprie orazioni che i privati poi utilizzavano per la difesa personale in sede giudiziaria.   Oggi la categoria professionale del logografo esiste ancora? Certamente no. La difesa personale non è contemplata e le orazioni giudiziarie sono prerogativa indiscussa degli avvocati. Eppure si potrebbe credere che una qualche forma di eredità, certamente pattuita con lo stile di vita contemporaneo, ci è stata lasciata: stiamo parlando dei ghostwriters.   È scomparso l’etimo greco e al suo posto ne è subentrato uno anglosassone, ma l’espressione risulta ancora costruita sull’unione di due parole, la cui seconda, scrittori, permane. A far la differenza è dunque il primo termine: da discorso (logos) a fantasma (ghost). E in effetti potremmo quasi ipotizzare che l’evoluzione cui ha assistito questa professione sia da ricercarsi proprio in questo slittamento linguistico.   Nell...

Intervista con Noam Chomsky: le parole in politica

Riportiamo alcuni stralci di un’intervista video di Frank Barat a Noam Chomsky svoltasi nel mese di marzo. L’intervistatore di Red Pepper, un bimestrale inglese indipendente di area socialista, si avvale di alcune domane poste da intellettuali, attivisti e artisti, tra cui John Berger, Ken Loach e Amira Hass.   Qui tutta l’intervista in inglese (non perfettamente redatta). In basso il video completo dell'intervista.   John Berger   La pratica politica spesso sorprende il vocabolario politico, per esempio si dice che la recente Rivoluzione nel Medio Oriente chiede democrazia, possiamo trovare parole più adeguate? Usare vecchie parole spesso fraintese, non è un modo per assorbire lo shock invece che accoglierlo e ritrasmetterlo?   Innanzitutto, penso che la parola rivoluzione sia un po’ un eccessiva. Magari lo diventerà, ma per il momento si tratta della richiesta di una riforma moderata. Ci sono elementi, come il movimento dei lavoratori, che hanno provato ad andare oltre, ma rimane ancora tutto da vedere. Tuttavia la questione è giusta e non c’è modo di uscirne. Non...