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Empire State Building

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Turisti dello sguardo

Il cinema è come il crimine: lascia sempre delle tracce dove passa. Sono parole di un grande regista, Joseph L. Mankiewicz, e descrivono perfettamente ciò di cui andiamo in cerca quando i film restano nella mente e chiedono di ripresentarsi nello spazio. La memoria cinematografica, oltre che enciclopedica o sentimentale, legata a un momento, uno stato d’animo, una conoscenza, è anche geografica: legata cioè a dei luoghi. Luoghi privati, ma soprattutto collettivi, conosciuti nella finzione e rivissuti dal vivo, in sostituzione del reale. Se il cinema, come insegna il piccolo Hugo Cabret, è un’esperienza del mondo, e se amare il cinema significa trovare un posto nel mondo, allora la geografia che ogni film impone al suo spettatore offre la possibilità di un’esplorazione, di un viaggio immaginario ed emotivo nel mondo.   E in questo senso c’è un solo luogo che ciascuno di noi, attraverso il cinema, ha visto, immaginato, ricostruito e in certi casi, se fortunato, infine incontrato. Una città che appartiene non ai suoi abitanti, ma al mondo intero, agli spettatori di un immaginario che plasma...

Di libro in libro scorre la vita

Certe volte capita che la lettura di un libro metta in moto una reazione a catena, per cui si sente il bisogno di dipanare una matassa, si ricorre ad altri libri, ti tocca fare i conti con episodi del passato, si ritorna ai libri e si va avanti, fino a quando si mette un punto. Per modo di dire.   Chernobyl di Francesco Cataluccio mi ha portato a Imperium di Ryszard Kapuscinski, come tenendomi per mano. Il 4 giugno 1933, mentre in Ucraina si muore di fame e le madri impazzite mangiano i propri figli denutriti, il responsabile della catastrofe passata alla storia col nome di Holodomor, Stalin, approva l’esecuzione del suo progetto più folle, la costruzione del Palazzo dei Soviet a Mosca: l’edificio, racconta Kapuscinski, avrebbe dovuto oscurare l’Empire State Building; alto 415 metri, sormontato da una statua di Lenin alta tre volte la Statua della Libertà, (il cui dito indice avrebbe dovuto misurare 6 metri), a costruzione ultimata avrebbe raggiunto una capacità di 7 milioni di metri cubi, equivalente alla cubatura dei sei massimi grattacieli newyorkesi di allora, un vero schiaffo all’America. Mentre sulle strade e fra i...