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Fiume

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Atelier d’estate / 1

L’Istria è un luogo di respiro, un luogo di riposo, un confine. Per Bora Ćosić, Mirko Kovač e altri scrittori belgradesi, durante gli anni di guerra di fine Novecento, è stato il luogo dell’esilio interno. Per molti intellettuali del melting pot jugoslavo anche uno spazio simbolico. Che gli smottamenti della storia e della politica non sono riusciti a distruggere. La sua multietnicità ricorda la Jugoslavia, la sua decadenza si nutre di un senso di nostalgia che condensa il mito mitteleuropeo jugoslavo e comunista.   L’identità spaziale dice quanto l’ambiente possa essere vissuto come un nemico e una minaccia, sentirsi in-place è l’obiettivo di ogni processo di integrazione, l’Istria riesce a trasmetterlo a chi viene da vicino e da lontano. È ancora recente la ricerca del rapporto che si stabilisce con il luogo come “uno spazio fisico che ha acquisito un significato soggettivo per l’individuo” (cfr. T. G. Gallino, Luoghi di attaccamento. Identità ambientale, processi affettivi e memoria, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007) e con il quale dunque si instaura un...

Barcellona: la Trieste di Magris

  Domenica pomeriggio, caldo afoso. Vado a bere un caffè al CCCB, museo di arte contemporanea di Barcellona. Mi aspetta un amico, Claudio Magris. È lì seduto ai tavolini del Caffè San Marco. Claudio, triestino doc, prende per mano i visitatori e li porta a fare una passeggiata per la sua città, Trieste. È un lungo giro quello della mostra, che abbraccia buona parte della vita novecentesca di una Trieste mitteleuropea, al confine tra Italia e Jugoslavia, crocevia di artisti, scienziati e pensatori dell’Europa che si andava formando prima e dopo le guerre mondiali. E che ancora oggi si propone come città di integrazione, di melting pot culturale.     All’ingresso soffia un vento forte e gli schermi mandano video di folate micidiali: sono cappelli che volano via, storie di destini che si incrociano sui corrimani. È naturalmente la bora, amore e odio dei triestini. Superata la prima, terribile prova, si passa per il Carso, montagna di rilassanti passeggiate domenicali tra le rocce di calcare, ma anche luogo di trincee della prima guerra mondiale. Trieste è, infatti, terra di...

I raiders autorizzati del mare

Oltre alla separazione incerta tra pirateria e pacifico commercio di uno statuto ambiguo per eccellenza, segnalato anche dal duplice nome non del tutto sovrapponibile nel significato, vive il pirata/corsaro. Nella prima accezione si tratta di predoni che, pur utilizzando navi e muovendosi sul mare per i loro assalti ai vascelli commerciali o alle città portuali, sono di fatto equiparabili ai banditi di terra. Tuttavia nel corso della storia, fin dall’epoca medievale sul Mediterraneo, alcuni tra i più capaci tra questi ricevono dai governi una patente da corsa per assalire i nemici con raid bellici. Uno dei più temuti fu Khayr al-Din, figlio di un rinnegato greco, che fin da giovane apprese insieme al fratello l’arte familiare della pirateria. Le sue prede furono da subito soprattutto i galeoni spagnoli in transito dalla Sicilia e la sua area di influenza si allargò a tutto il Mediterraneo occidentale, quando dalla piccola isola di Gerbe riuscì addirittura a prendere Algeri nel 1516 facendone la base di lancio per feroci scorrerie. Il pirata si trasforma ed ingigantisce donando la città conquistata a Solimano il Magnifico,...