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Santa Maria Novella

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Festa a Firenze / La Rificolona. Transizioni metafisiche

Scambiare quattro chiacchiere su quale è la più bella città del mondo è un modo vano per sprecare il proprio tempo libero: ma io tanto per introdurre il mio articoletto, tratteggerò le tre città che mi piacciono di più e mi soffermerò su Firenze che, lo dico subito, è la mia preferita. Dunque: Roma, Venezia e Firenze. Roma è troppo vasta e, per essere conosciuta, richiede una vita intera. Inoltre, per mascherare la sua caratteristica di Città Eterna, da millenni si copre di sporcizia e disordine.  Venezia è la maestosa Capitale a mezz’acqua di un Pianeta Oceanico extragalattico.  Città magica è invece Firenze. Avevo stretto amicizia con un solitario studente sperduto, taciturno, e giapponese, che anche lui visitava la città toscana per la prima volta. Alla fine, quando ci salutammo alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, dopo due giornate di meraviglie gli domandai, imbaldanzito: “In conclusione allora?”, e lui dal finestrino: “È davvero fantastica, però perché l’avete fatta solo di fortilizi da guerra?”. “‘Sto giapponese – pensai lì per lì e poi anche per parecchio tempo – ‘sto giapponese è troppo assuefatto alle loro casucce di carta”.   Ma mi sbagliavo...

Giorgio Manganelli / La favola pitagorica

Pur essendo annoverabile in una longeva tradizione novecentesca di viaggi d’autore in Italia, l'odeporica di Giorgio Manganelli sembrerebbe appartenere piuttosto a quel genere letterario che lo stesso autore, altrove, si era premurato di precisare con la sua consueta diligenza di onomaturgo: la geocritica, ovvero il “trattare un luogo alla stessa maniera con cui trattiamo sostanzialmente un libro”. Sulla scorta di questa definizione, i suoi scritti di viaggio in Italia (raccolti da Andrea Cortellessa ne La favola pitagorica) possono così diventare note e trascrizioni di una sorta di di-vagare mentale. Manganelli può interrogarsi diffusamente sull’esistenza di Ascoli Piceno, ovvero discettare sull’Abruzzo tracciandone una cartografia eccentrica; nonché raffigurarsi Piacenza come un luogo esotico quasi quanto Singapore, o ancora osservare le vestigia della Magna Grecia come fossero epifanie misteriosamente familiari.   Come in Spagna mi ispanizzo, e in Germania vagheggio di farmi goethiano, così a Firenze sperimento una trasformazione, una insidia, una seduzione che non saprei descrivere in altro modo:...

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