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Umbria

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Santacristina dopo Ronconi

Scendo con il treno in una stazione secondaria di Perugia e una macchina mi aspetta per proseguire. Lasciamo presto una strada trafficata a più corsie per prendere sentieri che si inerpicano lungo paesaggi naturali mozzafiato. Via via l’asfalto cede il passo a uno sterrato bianco e polveroso. Santacristina, il centro teatrale fondato da Luca Ronconi e Roberta Carlotto oltre dieci anni fa, sta lassù, poggiato in una vallata tra due pendii che sembrano fare da guardia all’intero complesso. Non so bene cosa aspettarmi da questa giornata che trascorrerò qui, in questo posto dove oggi il Maestro, come veniva chiamato da tutti, non c’è più. Era lui che curava la formazione e così avrebbe dovuto essere anche quest’anno. La sua scomparsa ha lasciato una immensa eredità artistica, tra cui anche questo gioiello particolarissimo nella campagna umbra.     Lo sguardo si perde lungo le colline dalle forme dolci, il verde è ovunque, a perdita d’occhio. Quel verde prevale sull’azzurro del cielo, la terra sembra dominare sull’aria. C’è un’energia forte che viene dalla...

Un luogo dove poter andare lenti

«Li osservo e noto che, anche se sono passati dai loro primi scarabocchi, in cui cominciano a prendere forma le cose del mondo tutti, tutti tornano inesorabilmente a quella loro prima casa abbozzata, composta da un rettangolo con sopra il triangolo del tetto.»   Questo libro di Franco Lorenzoni, maestro elementare nel piccolo centro di Giove, in Umbria, con ultratrentennale esperienza pedagogica, è uno scrigno di considerazioni, osservazioni, folgorazioni di rara intelligenza in ambito educativo, che non solo possono servire a chi lavora nella scuola primaria ma si rivolgono a chiunque si occupi di educazione, formazione, cultura. Mentre scorrevo La buona scuola, cercando di poterci scrivere qualcosa, leggere Lorenzoni mi ha aiutato a ragionare su cosa vorrei effettivamente dalla scuola – per la mia bambina seienne, per la mia professionalità docente, per il Paese in cui vivo – perché ci sono ragionamenti vivi, reali e pulsanti che nei documenti ministeriali non trovano posto.   Lorenzoni racconta della sua vita di insegnante e di alcune specifiche esperienze didattiche con concreta semplicità. Il suo approccio,...

Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita?

Preci (Valle Castoriana, Umbria). Molti di noi sono convinti che la vita in campagna sia semplice. Per non arroccarsi troppo su questa depistante certezza è utile, di tanto in tanto, perdersi. Inoltrarsi lungo itinerari fuori mano. Attraversare ad esempio la dorsale appenninica e procedere lungo la valle Castoriana, che da Norcia, nel cuore dell’Umbria, stende il suo paesaggio incontaminato e rasserenante a ridosso dei severi Monti Sibillini. La prima meta è l’abbazia benedettina di Sant’Eutizio, in quel di Preci. Se dal fondovalle si alza lo sguardo ecco la collana di paesetti arroccati e chiese romaniche. Tutti rimessi in piedi con pazienza e gusto dopo il terremoto del ’79. Il traffico è inesistente: guidando si sentono le cicale e lo scorrere dei torrenti.     A sera, mentre con don Luigi Tiana, priore di Sant’Eutizio, torno in auto dalla processione che come tutti gli anni accoglie gli abitanti emigrati nelle grandi città e venuti a riaprire per qualche giorno le loro vecchie case, incontro una volpe. Attraversa la strada proprio sotto il monastero: ha la coda rossa immensa, guarda con occhi...

A piede Lìberos

Lìberos ha un anno di vita, ma solo da sei mesi è una vera start up. Quando siamo nati eravamo una buona idea tutta da sviluppare, un gruppo di lavoro su base volontaria che si muoveva a tentoni e una road map puramente ipotetica, che certo non prevedeva che arrivassero risorse economiche forti in tempi brevi. Grazie alla vincita del premio cheFare quei soldi sono arrivati subito, ma la nostra vera fortuna è che meritarli non è stato per niente facile: c'è voluta una lunga fase di riprogettazione che ci ha permesso di mettere meglio a fuoco gli obiettivi da raggiungere, le azioni da intraprendere e i tempi e le risorse non solo economiche di cui davvero disponevamo. Abbiamo scoperto così che l'organizzazione di queste informazioni si chiama business plan ed è uno strumento banale nella progettazione delle aziende; solo che noi non siamo un'azienda e se non ci fosse stato richiesto per la partecipazione al premio non l'avremmo probabilmente mai fatto, né creduto ci servisse; che se ne fa un'associazione no profit di una cosa che si chiama business plan? Con il senno di poi ci siamo chiesti quante sono le...

Castell’Arquato / Paesi e città

a Castell’Arquato dicono “che bello” perché sembra un borgo umbro o toscano, tipo San Gimignano però in Emilia   a Castell’Arquato ci sono le balene in pieno centro e delle belle spiagge con alte dune di sabbia finissima, dette calanchi, appena fuori dal paese   a Castell’Arquato non c’è un corso dove fare una vasca, per questo si può andare nel torrente Arda o a Piacenza in via XX Settembre   a Castell’Arquato però si può fare un bosslano, che sarebbe una ciambella, praticamente si parte dal Bar Sport e si gira intorno a un isolato di case, non importa in quale direzione   a Castell’Arquato un mio amico, che qualche anno dopo avrebbe fatto una rapina a mano armata, mi ha proposto all’asilo di fuggire dai bagni, e le suore, che hanno le orecchie lunghe e senton tutto, per punizione ci hanno esposto al pubblico ludibrio   a Castell’Arquato non c’è il cinema però c’è un negozio di reggiseni imbottiti   a Castell’Arquato al centro della grande sala dove ora c’è lo scheletro...

Nocciolo sposato alla Vitalba

Avete visto gli orecchini dei noccioli? Sui rami nudi, i pendenti d’un giallo paglierino ornano ogni frasca. Ondeggiano a coppie, i più vanitosi anche a tre o a quattro, allungandosi ben oltre i dieci centimetri d’ordinanza. Non possono passare inosservati nei giorni di fine inverno, quando alberi e cespugli intirizziscono agli ultimi freddi. Sono le infiorescenze maschili del corylus avellana, il nocciolo nostrano diffusissimo nei boschi e nei parchi cittadini. Allo sguardo frettoloso di chi non sa cogliere a terra, tra le foglie secche, i primi azzurri di pervinche e anemoni, annunciano il prossimo cambio di stagione. Sui filamenti centrali girano minuscoli petali con antère dal lieve profumo di miele. Spugnosi al tatto, nel giusto momento della maturità diffondono al vento nubi di polline dorato. Difficile invece soffermarsi sulle assai modeste infiorescenze femminili: simili a gemme, come unico sfoggio hanno in dote un ciuffetto rosso appena visibile. Ma da qui si sviluppanno i frutti golosi. Aerei, sospesi tra i gialli pendagli dei noccioli sorprendono lo sguardo i batuffoli grigio argentei della vitalba in livrea invernale. Sono i...