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Washington

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Thomas Piketty, un amaro american dream

Sono pas­sati due mesi dalla pub­bli­ca­zione dell’edizione inglese del Capi­tale nel XXI secolo e in Ame­rica il trat­tato eco­no­mico di Tho­mas Piketty (696 pagine) può con­si­de­rarsi senza dub­bio il feno­meno edi­to­riale e poli­tico dell’anno. Il volume — dall’intenzionale asso­nanza col Kapi­tal di Marx — è volato in testa alle clas­si­fi­che delle ven­dite e da set­ti­mane viene dato «tem­po­ra­nea­mente esau­rito» da Ama­zon, nelle libre­rie non ce n’è trac­cia e nelle biblio­te­che pub­bli­che figura «in ordinazione».   Il lavoro è stato accla­mato da eco­no­mi­sti illu­stri come Paul Krug­man, il quale ha dichia­rato che l’opera dell’economista fran­cese già con­si­gliere di Sego­lène Royale, rap­pre­senta una ricerca di por­tata «epo­cale». Il New York Times lo ha affian­cato a Susan Son...

Tutti gli Hopper del Presidente

I consigli del presidente.   Il 30 gennaio scorso Obama era in visita ufficiale, in Wisconsin. In un passaggio del suo discorso indirizzato a un pubblico di giovani, il presidente li ha esortati a lavorare nell’industria manifatturiera. Specializzarsi in questo campo, Obama dixit, offre più prospettive di lavoro che una laurea in storia dell’arte. Resosi immediatamente conto della gaffe, ha aggiunto che, ovviamente, non c’è niente di male a studiare storia dell’arte (“I love art history”) e, tra le risate generali, ha pregato gli storici dell’arte di non sommergerlo di lettere di protesta. Gli è sfuggita una battuta, una di quelle non scritte in cui il senso comune se non l’inconscio prendono il sopravvento e s’esprimono a loro modo.   Barack Obama alla General Electric di Waukesha   Qualcuno non l’ha ascoltato fino in fondo. Il 12 febbraio, Obama ha risposto per iscritto a una professoressa di storia dell’arte specializzata in arte medievale e Rinascimento italiano che l’aveva contattato passando per il sito della White House. Obama si è scusato per le sue...

Cecenia: propaganda e primavera

Gennaio 2013 – An education   Cecenia, un villaggio nella provincia pre-montana, verso i confini con Daghestan e Georgia. Una scuola media inferiore, l’edificio è un lungo prefabbricato a un piano unico, provvisorio dalla fine della guerra. Gli alunni più grandi oggi sono riuniti nell’aula magna: lezione di Islam. Ragazze con bandana sul capo e gonna nera (lunga ai piedi per le più grandi, divisa obbligatoria), ragazzini con lentiggini in camicia bianca.     Le scuole cecene seguono in tutto e per tutto il programma della Federazione Russa: le classi sono miste maschi-femmine, è prevista soltanto l’ora di Religioni Mondiali, dove si studiano insieme buddismo, ebraismo e ortodossia oltre alla fede di Maometto, le 4 religioni ufficiali nel paese. Islam, arabo e Corano si studiano solo in scuole apposite e madrasse. Come aggiunta al programma, ci sono anche un paio d’ore a settimana di lingua e letteratura cecena.     Oggi però è un incontro speciale: è venuto uno dalla Muftia di Grozny: su uno schermo proiettano un video sui “wahabiti”, gli...

Farmaggedon

Capitol Hill, Washington DC. Una jeep parcheggia di fronte a un negozio senza insegna. La conducente inforca gli occhiali da sole, apre il portabagagli, prende due grandi congelatori e scambia qualche battuta con la donna davanti al negozio che sembrava attendere la sua visita. Poi scompare dietro un cancello laterale e si dirige verso il retro dell’immobile. Al riparo da sguardi indiscreti, tira fuori dal congelatore una decina di bottiglie di plastica vuote. Riposti i refrigeratori pieni nel portabagagli, riparte accennando un saluto alla donna. Il racconto urbano di un’alcolista nell’America degli anni venti, quelli del proibizionismo? Non proprio, perché questa scena ricorre puntualmente ogni settimana in sedici siti di Washington e perché il prodotto in questione non è alcool ma nient’altro che… latte. Non il milk plus, il latte-più servito dal Korova Milk Bar in Arancia meccanica arricchito con la mescalina, ma il latte crudo o non pastorizzato. Da quando la vendita di latte crudo è stata vietata nel District of Columbia e nel limitrofo Maryland, la donna misteriosa anima una cooperativa di cibo locale,...

Il Ground Zero dell’architettura

  Domenica 11 settembre 2011 è stato inaugurato a New York il Memoriale cittadino di Ground Zero. Esso consiste in due grandi fontane quadrate di granito, scavate fino a una profondità di quattro metri, in corrispondenza del sito su cui sorgevano le Twin Towers. L’acqua scorre lungo le quattro pareti inclinate verso una grande vasca interna, che al centro presenta un’apertura a sua volta quadrata. Lungo il perimetro delle fontane, su placche di bronzo, sono incisi i 2752 nomi delle vittime dell’attacco al World Trade Center. Tutto intorno, la Memorial Plaza, uno spazio lastricato di granito piantumato con centinaia di querce bianche.   Il progetto è dell’architetto israeliano Michael Arad e dell’americano Peter Walker. È denominato Reflecting Absence.     Lasciando perdere l’inutile pletora di grattacieli che si sta via via aggiungendo a quelli già esistenti nella Lower Manhattan, lungo due lati di Ground Zero, e tralasciando pure la zoomorfa stazione dell’underground di Santiago Calatrava, viene da chiedersi: che cosa comunica questo Memoriale? che cosa significa? Per...