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Adriana Faranda

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A Milano il libro dell'incontro

Possibile che tu voglia davvero scrivere di un libro che non hai ancora letto? Sai bene che non si può fare: hai presente quelli che parlano per sentito dire di film mai visti? Una cosa disdicevole. Vero, ma se mi limitassi a raccontare quello che è successo alla presentazione di quel libro? Non so, in questo caso forse è diverso, ci puoi provare.   Sabato 24 ottobre, al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano era prevista la presentazione del Libro dell’incontro: l’evento era previsto per le 19.00 ma erano i giorni di Bookcity e alla stessa ora sarebbero iniziate almeno venti altre manifestazioni. L’Auditorium del Museo di via San vittore è in grado di accogliere più di duecento persone: insomma, mi sono detto, c’erano buone speranze di trovare un posto. Ci tenevo parecchio: del libro mi aveva parlato un paio di mesi prima Manlio Milani, da molti anni presidente della Casa della Memoria di Brescia, sapevo che per la prima volta usciva in Italia un libro frutto delle discussioni fra parenti delle vittime e responsabili dei fatti di sangue legati alla furibonda lotta politica degli anni settanta, di cui nel...

La motocicletta di Moro

Una nuova rivelazione – l’ennesima – cade sul cosiddetto caso Moro, ma non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Infatti ciò avviene alla vigilia dell’istituzione di una nuova Commissione di inchiesta parlamentare sulla tragica vicenda ed è verosimile aspettarsi che altri segnali di questo tipo si susseguiranno nei prossimi mesi.   Con senso di responsabilità e doverosa prudenza bisognerà verificare l’attendibilità di queste nuove informazioni. E, anche in questo caso, siamo sicuri che la magistratura non mancherà di accertarne la fondatezza.   A quanto è dato conoscere, ci troviamo davanti a un ispettore di polizia in pensione il quale sostiene che sulla moto Honda presente in via Fani c’erano due agenti segreti al servizio del colonnello dei carabinieri Camillo Guglielmi (effettivamente presente in prossimità della scena dell’agguato pochi minuti dopo il fatto) con il «compito di proteggere le Br nella loro azione da disturbi di qualsiasi genere». I due agenti, però, non possono essere ascoltati perché sono entrambi defunti e l’arma che...