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Adriano Sofri

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15 settembre 1919 - 15 settembre 2019 / Fausto Coppi da Castellania

La geografia è memoria. Cercate su un atlante i luoghi che uniscono al toponimo il nome di un personaggio che in quel posto ci è nato o ci è vissuto. Arquà è Petrarca, Castagneto è Carducci e San Mauro è Pascoli. Roncole è Verdi, Torre del Lago è Puccini. Sasso (ma anche Pontecchio) è Marconi, Grinzane è Cavour, Castelnuovo è Don Bosco e Sotto il Monte è Giovanni XXIII. Dallo scorso 26 marzo 2019, per delibera del Consiglio regionale del Piemonte, Castellania è Coppi. Coppi non è un poeta, non è un pittore, non è un musicista né un inventore, un patriota, un papa, un santo. È “solo” Fausto Coppi da Castellania: tra il 1940 e il 1960, il più famoso corridore ciclista del mondo, il Campionissimo.   Castellania, uno dei più piccoli comuni delle colline tortonesi – una novantina di abitanti, frazione comprese –, è un borgo di rare case, aggrappate su costoni di argille «che il sole estivo dissemina di crepe e le piogge invernali ammollano in fango spesso e tenace». Così ha scritto Gianni Brera che di Coppi era amico: li univano le comuni umili origini – Fausto figlio di agricoltori di collina, Gianni figlio di un sarto di pianura – e l’orgoglio di aver conquistato l’eccellenza:...

Atlante occidentale / Emancipazione

Poche settimane fa, ascoltando Radio Radicale, mi sono imbattuto in un’intervista a Fausto Bertinotti che esponeva le sue attuali idee – radicalissime – sul futuro della sinistra. Confermando le convinzioni maturate negli ultimi anni, il già segretario di Rifondazione ha ripetuto che è inutile cercar di tirare qualche filo rimasto impigliato nella storia del movimento operaio novecentesco: il ciclo aperto dalla rivoluzione d’ottobre, che da noi ha avuto gli effetti più rilevanti nel contributo comunista alla costituzione e nel welfare del secondo dopoguerra, è ormai chiuso per sempre. Chi prova a tornare su quei passi, non importa con quale acrobazia autocritica, viene subito intrappolato in una logica di eresie e scissioni prive del referente che dava loro un senso autenticamente drammatico.    Accanto alla sinistra legata al marxismo, Bertinotti citava con la consueta affabilità quella liberale, riconoscendone da estraneo i tratti e gli apporti più nobili; e con un certo pathos ricordava il ruolo del cattolicesimo democratico. È un quadro che fa riflettere; tanto più che a delinearlo non è un vecchio togliattiano e nemmeno, in origine, un membro della minoranza Pci, ma...

Le varie lingue di Le metamorfosi / Kafka. Un tram chiamato lampione

La scintilla si accende leggendo un passo all’inizio della seconda parte de La metamorfosi (1915). Da qui prende le mosse il notevole “giallo-filologico” di Adriano Sofri, Una variazione su Kafka (Sellerio). Infatti nella traduzione de La metamorfosi, fatta da Anita Rho e pubblicata con il testo a fronte (Rizzoli 2001), si trova questa frase:   “I rilessi della tranvia elettrica chiazzavano qua e là il soffitto e le parti superiori dei mobili, ma in basso, dov’era Gregorio, faceva buio”.    Ma, nel testo tedesco, al posto di tranvia elettrica (che sarebbe: “elektrischen Strassenbahn”) c’è scritto “elektrischen Strassenlampen” (lampioni elettrici della strada). E infatti, ad esempio, una delle maggiori esperte italiane di Kafka, Andreina Lavagetto, nella sua traduzione (F. Kafka, La metamorfosi e tutti i racconti pubblicati in vita, Feltrinelli 1991, p. 90), traduce così:   “La luce dei lampioni elettrici in strada si posava pallida qua e là sul soffitto…”    Ma già il titolo del racconto di Kafka è diverso dall’originale: “Die Verwandlung” significa infatti “La trasformazione”. In tedesco esiste il termine “Die Metamorphose” quindi Kafka, che...

Un selfie con Enrico Berlinguer

Quando c’era è nel titolo, Addio è invece la prima pagina spiegazzata dell’Unità con cui si apre il film. Walter Veltroni dichiara così fin da subito nel suo primo film – Quando c’era Berlinguer – che le sue intenzioni non sono quelle del racconto, ma dell’enunciazione, della citazione. Non un ricordo di Berlinguer, intimo o politico che sia, ma la dichiarazione di una nostalgia, a tratti anche di una rivalsa tutta votata al presente. Tra i vari testimoni interpellati da Veltroni mancano solo gli esponenti della sua generazione, i suoi diretti concorrenti si potrebbe dire o ancora i suoi compagni, mancano i  cosiddetti berlingueriani. Tutti compaiono solo etichettati sotto la vaga categoria generalista dei “giovani”. E qui Veltroni compie due movimenti: in uno certifica l’azione politica di Giorgio Napolitano che oggi, a novant’anni, comunque sia regge il sistema politico; nell’altro evita di evidenziare la sconfitta di una generazione saltandola a piè pari, citando giusto qualche fuoriuscito da Ferdinando Adornato a Giuliano Ferrara per i soliti usurati birignao d’...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...