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Antonio Rezza

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Scene d’estate: Biennale Teatro 2 / Attore/Performer: apologhi sulla pazienza

Oggetti. Cose senza pace. Esseri umani come cose. Segni imperscrutabili dell’agire, del fare, dell’impegnarsi a distogliersi. Come un destino, un meccanismo, che possiamo continuare a chiamare reificazione, anche se splende dell’illusione dell’individualità, della cifra singolare, personale. Della scelta. La Biennale Teatro di Antonio Latella nella seconda settimana in cui l’abbiamo visitata, a fine luglio, è determinata a esplorare i confini, ormai estremamente labili, tra attore-interprete da una parte e performer dall’altra, intendendo per performer un soggetto che porta in scena un’esperienza, una visione, un’individualità non riducibile alle gabbie di un personaggio. Dopo le due produzioni inaugurali, Orestea di Anagoor e Spettri del giovane Leonardi Lidi (vedi le cronache qui), con un posto d’onore alle invenzioni dei Leoni d’oro Antonio Rezza e Flavia Mastrella, vero uragano che sconvolge le leggi date della scena, la Biennale si concentra a mostrare e a paragonare. Secondo la posizione scelta dal direttore artistico fin dalla prima edizione, sono messe a confronto esperienze europee degli anni recenti, proponendo nomi in Italia sconosciuti o poco approfonditi. ...

Biennale Teatro / Revenants

Lo scandalo della morte domina l’Orestea di Anagoor, lo spettacolo che ha inaugurato la seconda Biennale Teatro diretta da Antonio Latella dedicata all’attore/performer. Questa rivisitazione dell’antica tragedia si snoda in una luce crepuscolare, opaca, ravvivata ogni tanto da sbaffi appena colorati che segnano come didascalie drammatiche alcuni personaggi o oggetti. Ricorre a microfoni, amplificazioni, registrazioni, proiezioni, danze, visioni e videovisioni, musiche, soprattutto una musica continua (di Mauro Martinuz) che sprofonda in inquietudine assoluzione meditazione tempesta, in un lungo continuo crepuscolo dell’agire umano disegnato con meravigliosi colori purgatoriali da Fabio Sajiz, un vero mago della luce e della sua sottrazione.  Simone Derai e Patrizia Vercesi firmano traduzione e drammaturgia (il solo Derai la regia) dell’ultima creazione di uno di quelli che si sarebbero detti nuovi gruppi anni 2000, ormai assurto a un livello da grande ensemble europeo (anche per il numero di coproduttori e sostenitori). Un fitto gruppo di giovani e giovanissimi, cresciuti nella factory di casa a Castelfranco Veneto e dintorni o in precedenti incursioni della compagnia ai...

L'eredità di Totò tra avanspettacolo e ricerca / Totò, Leo e il Nuovo Teatro

«Fisicofollia… Caricatura, abissi di ridicolo, cascate d’ilarità irrefrenabili… Analogie fra l’umanità, il mondo animale, il mondo vegetale, il mondo meccanico... Scorci di cinismo rivelatore, intrecci di bisticci, di motti spiritosi, con tutta la gamma dell’imbecillità, della balordaggine, della stupidità e dell’assurdità, che spingono insensibilmente l’intelligenza fin sull’orlo della pazzia…» (Filippo Tommaso Marinetti, Il Teatro di Varietà, 1913).   Sembra che Totò abbia lavorato per dare corpo e voce al Manifesto di Marinetti, modulato a sua volta su quel varietà nel quale il comico napoletano, marionetta snodabile, eccentrico per eccellenza, nacque e si formò, attraversando poi tutte le forme di teatro popolare del primo Novecento: la farsa, l’avanspettacolo, la rivista, la commedia e la commedia musicale, portando sempre con sé lo spirito anarchico delle origini. Il cinema lo rapì tardi, alla fine anni '30, ma soprattutto negli ultimi due decenni di vita. E nei film mantenne spesso l’istinto del palcoscenico, quell’improvvisazione che non voleva dire inventare sul momento ma mutare ogni volta la prospettiva, fare le cose diversamente, sorprendendo e sorprendendosi,...

Un flusso di nome RezzaMastrella

Quando vai a vedere uno spettacolo di RezzaMastrella è difficile restarsene piccoli piccoli e anonimi seduti nel buio della propria poltroncina, sperduti tra il pubblico. Da un lato perché non sai mai quello che può accadere, dall’altro perché è comunque un’esperienza starsene con la mente aperta a godere di un palco così bene abitato. E allora ti può capitare di essere travolto dal flusso di Antonio Rezza, davvero un animale da palco!, e di rimanere imbozzolato negli habitat di Flavia Mastrella. Il loro lavoro è sempre coinvolgente e a tratti destabilizzante rispetto ai limiti che solitamente (per convenzione o per convinzione) ci imponiamo. I loro spettacoli sono veri e propri laboratori dove si sperimentano idee; spazi in cui le loro bizzarre trovate si affiancano e si susseguono una dopo l’altra. Nell’Antologia che è in programma al Teatro Vascello di Roma fino al 19 gennaio 2014 è possibile ripercorrere il percorso che Antonio Rezza e Flavia Mastrella hanno portato avanti negli ultimi dieci anni. Un decennio molto importante che ha segnato una svolta per i due artisti che erano...

Teatri in città

In estate teatro è sinonimo di festival. Ma cosa succede nelle città?  Chiusi i teatri principali, pullulano proposte variegate, a volte semplicemente destinate a riempire i vuoti di serate calde, senza una programmazione culturale coerente e di respiro, a volte prototipi di nuove possibilità. Viaggiamo da Milano a Roma, attraverso Venezia e Bologna, in questa estate in minore, che spesso si completa con gite fuori porta nelle sedi dei festival. Mai come quest’anno sguarniti anch’essi, i festival, messi in ginocchio dalla crisi, costretti a fare di necessità virtù, eppure incapaci di lanciare un grido forte di protesta e sempre disponibili a festeggiare le nozze con i fichi secchi, in attesa di tempi migliori. Ma di questo parleremo nelle prossime cronache D’estate a Milano nessuno è normale   Mentre sui siti web dei teatri milanesi compaiono vistose campagne abbonamenti per 2013/2014, a fornire una qualche contropartita alla sospensione delle programmazioni è solo il Teatro Franco Parenti, che rilancia con “Quest’anno al Parenti l’estate è donna” una coda di...

Rezza/Mastrella: comici attentati all’ordine del mondo

È spietato e cinico, appare arrogante e irrispettoso nei confronti del pubblico, è un trascinatore e un poeta, un paladino del surreale e un artista capace di immolare il proprio corpo per la causa dell’esperienza artistica. Antonio Rezza ha costruito, e da qualche anno maturato, un proprio codice estetico ben preciso, che si sovrappone perfettamente, senza lasciare spazi vuoti, al personaggio creato. Quel corpo magro e atletico (anche ora che i cinquant’anni si avvicinano) è divenuto ormai “nazionale”. Le tournée e gli spettacoli si moltiplicano in numerosi teatri; un paio di anni fa durante una delle tante repliche del suo cavallo di battaglia Pitecus, allestito all’aperto, il performer annunciò una momentanea sparizione all’estero, e veramente lo fece: portò la sua inarrestabile fisicità e le sue assurde costruzioni drammaturgiche in Francia e Spagna. Stiamo d’altronde parlando di uno di quei rarissimi fenomeni teatrali con un seguito di spettatori in grado di sorpassare le barriere del teatro di nicchia. Eppure non si tratta del cabarettista di turno che riempie le sale perché...