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Arturo Carlo Quintavalle

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Niente di antico sotto il sole / Luigi Ghirri, né genius loci né postmoderno

Luigi Ghirri è in automobile in compagnia di un amico appena ritornato dall’Africa. Arrivati all’altezza di Luzzara, mentre il loro sguardo scorre sulla pianura, dove i colori della terra e degli alberi tendono a confondersi con quelli del cielo dell’autunno avanzato, Ghirri dice ad alta voce: “Però non mi dispiacerebbe abitare in questi luoghi”. L’amico gli risponde che invece a lui quei luoghi impauriscono più dell’Africa. Ghirri non replica e pensa stupito a questa reazione di timore e panico verso la distesa pianeggiante: i campi arati sono più inospitali dei deserti africani e i pioppeti più infidi e misteriosi della giungla? Sorride tra sé e sé alla reazione dell’amico, e pensa: forse l’imprevisto si è trasferito in queste strade di campagna? Alla fine, guardando con più attenzione all’intorno, si convince che l’Avventura abita veramente la carreggiata e il ciglio della strada, e che sono proprio questi i luoghi deputati per ogni sorta di avventura e sorpresa.      Questo breve episodio apre un testo di Luigi Ghirri intitolato Un cancello sul fiume pubblicato nel 1987 e raccolto nel volume Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste (Quodlibet, pp.347...

14 febbraio 1992 - 14 febbraio 2018 / Conversazione con Luigi Ghirri: fotografare l'Italia

Ventisei anni fa, il 14 febbraio 1992, moriva Luigi Ghirri nella sua casa di Roncocesi. Non aveva ancora 50 anni, ma ha lasciato un'opera vasta e complessa. Per ricordarlo ripubblico l'intervista di difficile reperibilità che gli ho fatto nel marzo del 1984, nel momento in cui era stata appena inaugurata la mostra "Viaggio in Italia".    L’appuntamento è in piazza, a Formigine, e mentre aspetto Luigi Ghirri guardo la splendida Rocca. Non ero mai stato da queste parti e ignoravo l’esistenza di questo edificio medievale. Mi immaginavo Formigine uguale a decine di altri paesi dell’Emilia, paesi composti di palazzine, strade d’asfalto, ville neopadronali, sorte all’improvviso a rompere la geometria dei campi, un paesaggio vecchio di secoli. Sono i nuovi profili dell’Italia pensata e realizzata da torme di geometri, tutta uguale da Cantù a Bologna, da Tortona a Rovigo. Invece al centro di questo “regno dell’analogo”, così lo chiama Ghirri, c’è l’unico della Rocca. Come dirà poco dopo, lui non fotograferebbe solo il Castello, ma anche la tabaccheria che vi è di fronte. Del resto in una delle sue più belle fotografie il monumento della piazza di Formigine è visto...

Amicizia / Luigi Ghirri e Gianni Celati

Nel 1981 Luigi Ghirri telefona a Gianni Celati. Ha letto i suoi libri e vuole incontrarlo. Ha anche sentito parlare di lui da amici comuni al Dams di Bologna. Intorno al fotografo modenese si raduna da qualche tempo una generazione di fotografi interessata al nuovo paesaggio italiano. Si propone di rappresentarlo facendo a meno degli stereotipi tradizionali: l’Italia delle cartoline Alinari, quelle “unte di colombi”, come dirà Arturo Carlo Quintavalle. Sono periferie urbane, campagne, luoghi del lavoro, strade, distributori di benzina, case abbandonate, giardini. Celati è contentissimo di questo invito; si entusiasma subito. Seguono lunghe discussioni nella casa di Ghirri, che si protraggono sino a notte fonda. Una sera, poi, il fotografo telefona allo scrittore per chiedere di spiegargli un testo di Wittgenstein, autore che stanno leggendo in quel periodo. Ghirri vuole che Celati partecipi con un suo testo al lavoro fotografico in corso. Diventerà un libro e una mostra: Viaggio in Italia (1984).   Luigi Ghirri, Gianni Celati, 1984-86.   Un capitolo decisivo della storia della fotografia italiana dopo la lunghissima stagione neorealista, almeno come impresa di gruppo, e...

Fotografare il teatro

Se non fossi stato a un incontro con dei gruppi teatrali, quasi sicuramente non ci avrei fatto caso, ma che cosa significa “mi sembrava di essere sulla scena di un teatro d’avanguardia”? Lo dice il protagonista di uno dei bellissimi racconti di Murakami Haruki raccolti in I salici ciechi e la donna addormentata (Einaudi, 2010) come se questo significasse qualcosa di evidente, se non di preciso, ed effettivamente è molto suggestivo. La scena del teatro d’avanguardia – accettiamo la terminologia generica – è effettivamente molto diversa sia dalla realtà che dal teatro tradizionale. Come la si deve o può fotografare allora?   Era la questione sottoposta a un gruppo di invitati, tra cui il sottoscritto, in un recente fine settimana all’Arboreto-Teatro Dimora di Mondaino, nel magnifico entroterra di Rimini . Strehler, com’è noto, insegnava (per esempio a Mulas, che lo riporta nella sua conversazione con Quintavalle), che il fotografo si deve mettere nella precisa posizione del regista durante le prove, dodicesima fila al centro, e deve fotografare tutta la scena così come si presenta...