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Auguste Rodin

(4 risultati)

WOW! / Il salto di scala da Rodin alla cultura Pop

  È una delle esclamazioni dei visitatori alla vista del manichino Bonaveri, collocato nel cortile di Palazzo Pucci durante la mostra Bonaveri – A fan of Pucci. La mostra è articolata in un percorso espositivo che comprende abiti, accessori e installazioni che legano la casa di moda Emilio Pucci a Bonaveri Artistic Mannequins. Il manichino Bonaveri alto 6 metri ha un aspetto Pop per il salto di scala rispetto al contesto e per i disegni della casa di moda trasferiti in scala ciclopica sui volumi del manichino. Visito le sale al primo piano, assisto anche ai laboratori sartoriali e decorativi allestiti al piano terra, ma l’impressione lasciata del gigante non mi abbandona e domina tutte le altre. Il salto di scala grafico e plastico messo in scena a Palazzo Pucci dal direttore creativo Emma Davidge per sorprendere gli addetti ai lavori non è solo un prodotto della cultura Pop.   Bonaveri - A fan of Pucci, veduta dell’installazione nel cortile di Palazzo Pucci a Firenze.   Bonaveri - A fan of Pucci, veduta dell’installazione nella sala grande al primo piano di Palazzo Pucci a Firenze. Ho avuto modo di vedere le foto del manichino mentre l’artista Tiziano Colombo...

Cent'anni senza / Le mani di Rodin

Mai corpo umano è stato così raccolto attorno alla parte più profonda di sé, così piegato dalla propria anima e di nuovo risollevato dal vigore elastico del proprio sangue. E quel lieve staccarsi del collo dal corpo che sprofonda di lato, quel tendersi a levare la testa in ascolto verso il lontano mormorio della vita, è raffigurato con una sensibilità così grande e penetrante che non viene alla mente nessun altro gesto più commovente e più interiorizzato. Colpisce il fatto che manchino le braccia. Rodin le considerò in questo caso una soluzione troppo facile del suo compito, qualcosa di non appartenente a quel corpo teso a ravvolgersi su se stesso, senza aiuto estraneo. Subito si pensa alla Duse, quando, in un dramma di D'Annunzio, dolorosamente abbandonata, tenta di abbracciare senza braccia e di trattenere senza mani.   La Méditation   Quella scena in cui il corpo imparava un abbraccio che trascendeva i propri confini, appartiene ai momenti indimenticabili della sua arte. Riusciva a dare l'impressione che le braccia fossero un qualcosa di superfluo, un ornamento, un lusso da ricchi e da smodati che si poteva gettare lontano da sé per essere totalmente poveri. In quel...

100 anni di Rodin / Rodin e il dominio sessuale

«La gente dice che penso troppo alle donne» disse Rodin a William Rothenstein. Pausa. «Però, in fondo, che cosa c’è di più importante a cui pensare?»   Cinquantesimo anniversario della sua morte. Per l’occasione si sono stampate decine di migliaia di riproduzioni delle sculture di Rodin, destinate in particolare a libri commemorativi e servizi giornalistici. Il culto degli anniversari è un mezzo per informare in modo indolore  e superficiale un’«élite culturale» che, per ragioni di mercato, deve essere in continua espansione. È un modo di consumare – non di comprendere – la storia.   Fra gli artisti della seconda metà del xix secolo oggi considerati dei maestri, Rodin fu l’unico che ebbe onori internazionali e venne ufficialmente considerato un personaggio illustre nel corso della sua vita attiva. Era un tradizionalista. «L’idea di progresso» diceva «è la peggior ipocrisia di cui la società sia capace.» Nato in una modesta famiglia parigina di petit-bourgeois, Rodin divenne un maestro. All’apice della sua carriera dava lavoro a una decina di scultori incaricati di scolpire i marmi per i quali era famoso. A partire dal 1900 dichiarò che le sue entrate annuali...

Fichés

Ha fatto in tempo Ando Gilardi a visitare Fichés. Photographie et identification du Second Empire aux années soixante, la mostra agli Archives Nationales di Parigi chiusa a fine gennaio di quest’anno? E in caso positivo, cosa ne ha pensato, lui che in Wanted! (Bruno Mondadori 2003) ha ripercorso la storia della fotografia segnaletica, mostrando come questa corra parallela alla storia della fotografia tout court e giunga ininterrotta fino ai giorni nostri? La visita di Fichés mi ha lasciato con tante domande aperte, di più, mi ha scosso e persino emozionato. Quel giorno di gennaio mi è mancato un compagno di visita come Gilardi, un privilegio che avrebbe dato un’altra coloritura alle impressioni che seguono.   Entro agli Archives Nationales con le idee molto chiare su cosa aspettarmi dall’esposizione Fichés: come recita il sottotitolo, tratta di Photographie et identification du Second Empire aux années soixante. Fichés, ovvero schedati, ripercorre la creazione, la diffusione e la definitiva affermazione della fotografia segnaletica, giudiziaria e criminale. In questo modo mostra la saldatura...