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Banksy

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Solitudine oggi / L’ala del clochard

Nel grande circo del cinismo sociale anche quest’anno abbiamo assistito al numero del “barbone morto di freddo”, come sempre ben eseguito: tutti a constatare che i barboni esistono, e che tuttavia nessuno sa trovare il modo di superare la loro misera sorte, inchieste e speciali, contriti dibattiti (molto efficace il reportage di “Internazionale”, qui). Ma lui, il barbone, è ancora lì sulla strada, anche dopo la discussione, dopo la trasmissione “partecipata” e l’emozione narrata dallo scrittore. Tranquilli, l’inverno prossimo ce ne saranno altri a morire di freddo, e ci sarà altro rammarico e altra costernazione. Loro, i barboni, saranno comunque lì a presidiare il mondo con il loro grido assoluto di estraneità.   Quegli uomini del nulla che si instaurano come degli ingombri nella nostra vita di tutti i giorni vengono recepiti per lo più come degli esseri “venuti male”, uomini sì, ma non del tutto, e pertanto le loro vite pregresse non sono nemmeno degne di considerazione: in fondo tanti uomini dopo una separazione hanno saputo ritrovare l’equilibrio e la voglia di andare avanti, molti espulsi dal lavoro si sono umilmente rassegnati a cercarne un altro, per mantenere i figli...

Dismaland. I am an Imbecile

Il lancio di Dismaland. Bemusement Park, inaugurato in Inghilterra, a Weston-super-Mare il 21 agosto (e aperto fino al 27 settembre), ideato da Banksy, a cui hanno collaborato 59 artisti contemporanei fra cui Damien Hirst e Jenny Holzer, è stato come prassi vuole, accompagnato da un video.   Il filmato inizia in una tipica casa middle class anglosassone, dove una famigliola fa colazione guardando la televisione. Lo spot in onda è quello che pubblicizza Dismaland: rapiti dalle immagini, i quattro fissano lo schermo a bocca aperta, la mamma facendo traboccare il latte dal piatto di corn flakes del figlio. Finito lo spot, soggiacendo a un impulso irrefrenabile, madre, padre, figlio e figlia si scaraventano fuori dalla porta, saltano in auto e raggiungono Dismaland. Dopo un controllo aggressivamente svogliato ai metal detector da parte di guardie con copricapo troppo grandi, i quattro vagano fra cupe attrazioni che propongono cadaveri, catastrofi ambientali, incidenti, esseri mostruosi, sordide allusioni erotiche, truffe, scontri di piazza e incubi di ogni genere, in un contesto di degrado, incuria e sporcizia, sorvegliati da personale depresso e maldisposto, in...

Omar Calabrese. L’arte del trompe-l’œil

Uno squarcio in trompe-l’œil disegnato sull’imponente muro che separa Gaza da Israele, posto un po’ rialzato da terra, apre su un cielo incredibilmente azzurro, un mare blu e verdi palme. Luoghi paradisiaci: niente guerra né campi profughi al di là.Davanti a questa provocazione realizzata nel 2005 dallo street artist londinese che si fa chiamare Banksy, e della cui vita e identità reale si sa poco o nulla, quello che viene voglia di fare è di mettersi sulle punte, come i bambini: per vedere se sia possibile guardare meglio, affacciarsi di più, saltare al di là. La stessa sensazione che deve avere avuto il ragazzino del dipinto di Pere Borrell del Caso che varca il confine della tela, appoggia le mani e il piede sulla cornice, si guarda in giro con circospezione e si prepara a saltare fuori, per fuggire. Fuggire come noi dal grigio di cemento e come i bambini da una realtà tutta già data.  Per riflettere sull’effetto dirompente di questi squarci di colore non basta mettere a tema il carattere provocatorio del messaggio, né la natura ai margini del graffitismo, ma è necessario considerare il rapporto finzione-realtà che sia l’anonimato d’artista che la tecnica trompe-l’œil...