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Bernardo Bertolucci

(19 risultati)

16 marzo 1941 - 26 novembre 2018 / Bertolucci prima e dopo la rivoluzione

Nel secondo film di Bernardo Bertolucci, Prima della rivoluzione (1964), il protagonista Fabrizio (Francesco Barilli) discute di cinema con un sodale (Gianni Amico): Howard Hawks, Alain Resnais, Nicholas Ray, Il grande sonno, il Rossellini di Viaggio in Italia, senza il quale «non si può mica vivere!». Il cinema, che è «un fatto di stile»; e lo stile, che «è un fatto morale: 360 gradi di carrello, 360 gradi di moralità». Il dialogo è uno dei momenti cardine della cinefilia italiana degli anni Sessanta: chiunque abbia frequentato intorno a quegli anni le salette d’essai, saprebbe recitarlo a memoria, come un decalogo minimo di ogni “mangiatore di film” degno di questo nome. E magari rimarrebbe stupito nello scoprire che l’intero scambio di battute nacque in sala di doppiaggio, all’ultimo momento, sostituendo una discussione sul rapporto fra intellettuali e Partito comunista e un invito a risentirsi per telefono.   Una sostituzione esemplare. L’opera di Bernardo Bertolucci, scomparso ieri a 77 anni, non ha sempre oscillato fra questi due poli? Da una parte il dandyismo cinefilo, il feticcio, il desiderio (sessuale: Bertolucci ha spesso dato l’impressione di “fare l’...

Bellocchio. Fai bei sogni / Sbatti il “Buongiorno” in prima pagina

In Episodio II – L'attacco dei cloni (2002), secondo capitolo della trilogia-prequel di Guerre Stellari, George Lucas ci mostra come il giovane jedi Anakin Skywalker sia diventato l'arcicattivo Darth Vader. La spiegazione sa di freudismo d'accatto: da quando gli è morta la mamma, il promettente cavaliere ha cominciato a diventare un adolescente problematico in guerra col mondo, e da lì non si è mai più rimesso.   Non c'è bisogno di mobilitare i fasti della Hollywood classica per ricordare che dallo pseudo-Freud di paccottiglia possono nascere fior di meraviglie cinematografiche. La carriera di Bellocchio è lì per dimostrarlo, come del resto quella del suo “vicino di casa” Bernardo Bertolucci.  Non sarà un sottovalutatissimo capolavoro assoluto come Sangue del mio sangue – probabilmente il film più bello e importante mai realizzato sull'Italia post-1989 (o, a seconda dei gusti, post-1992) – eppure Fai bei sogni (2016) conferma l'abilità di Bellocchio di partire da premesse francamente sconfortanti per trasfigurarle in qualcosa di molto, molto prezioso, a cui vale la pena avvicinarsi con attenzione.   Marco Bellocchio.    A tutt'oggi, due sono i cardini...

Vacanza al lago e in campagna

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Dopo vacanza al mare e vacanza in montagna, questa settimana è la volta delle vacanze al lago, dalle atmosfere passionali di Dirty Dancing alla tranquillità della Scampagnata di Renoir, dai risvolti inquietanti di Venerdì 13 e Femmina folle ai grandi parchi americani di Wild.    Ci rivediamo la prossima settimana con l'ultimo Intervallo di questo agosto 2015, dedicato alle vuote, desolate, a volte bellissime vacanze in città.        

Il ritorno di Valentina

È nella terza puntata de La curva di Lesmo di Guido Crepax, pubblicata su Linus nel 1965, che entra in scena la fotografa milanese Valentina Rosselli. Capelli tagliati a caschetto, sinuosa, elegante, disinibita, con lunghissime gambe, Valentina prende immediatamente il posto del protagonista della storia a fumetti, il critico d’arte e investigatore dilettante Philip Rembrandt, alias Neutron, suo fidanzato, fornito di una particolarità: possiede uno sguardo che paralizza, rallenta o blocca lo scorrere del tempo. Sono trascorsi quasi cinquant’anni e Valentina ritorna. O forse non se n’è mai andata, dal momento che è lei il personaggio femminile dei fumetti più famoso d’Italia, e non solo. L’editore Mondadori distribuisce in edicola in questi giorni l’intera opera di Crepax con il titolo Guido Crepax – Erotica. Il primo volume s’intitola Venere in pelliccia. Eros e Psiche (€ 9,99): cartonato, di 21 x 26 cm. Nelle stesse settimane s’è aperta a La Spezia, presso lo Spazio 32, centro culturale per i ragazzi con biblioteca specializzata in fumetti, una mostra di venti tavole originali e...

Tu sei supercompetitivo, io quasi per nulla

Ricordiamo François Truffaut a trent’anni dalla sua morte (21 ottobre 1984) con le sue stesse parole.   Pubblichiamo lo scambio tra Jean-Luc Godard e François Truffaut che chiuse definitivamente i rapporti tra i due grandi registi. Da Autoritratto. Lettere 1945-1984 (Correspondance. Lettres recueillies par Gilles Jacob et Claude de Givray, 1988) uscito da Einaudi nel 1989 a cura di Sergio Toffetti, con contributi di Marco Vallora e Jean-Luc Godard     Jean-Luc Godard Lettera a François Truffaut - maggio 1973   Ho visto ieri Effetto notte. Probabilmente nessuno ti dirà che sei un bugiardo, così lo faccio io. Non è affatto un insulto fascista, è una critica, ed è senza un punto di vista critico che ci lasciano film come quelli di Chabrol, Ferreri, Verneuil, Delannoy, Renoir, ecc., di cui mi lamento. Tu dici: i film sono dei grandi treni nella notte, ma chi prende il treno, in che classe, e chi lo guida con la spia della direzione di fianco? A che quelli fanno i film-treni. E se tu non parli del Trans-Europ, allora si tratta forse di un treno per pendolari, o di quello Dachau-Monaco, di...

Sesso per una borghesia senza più corpo

New York provincia di Roma. L’immobiità borghese italiana e nello specifico romana dell’ultimo denso libro di Francesco Pacifico, Class (Mondadori, 2014), sembra essere la principale caratteristica di un colonialismo postmoderno tutto vezzi e paroline dolci da viaggiatori d’occidente sempre in poltrona. La poltrona e i divani sono centrali nella narrazione di Pacifico; più dei letti è la divaneria che, dalle case a Manhattan degli amichetti alle cabine business class degli aerei, meglio rappresenta lo sfaldamento esistenziale di una generazione che vorrebbe essere borghese, ma non lo è più nelle pratiche come nei pensieri, una generazione che vorrebbe fare cose e vedere gente, ma gli riesce solo di fare gente e vedere cose.   L’immaginario è un filtro per i protagonisti di Class, utilizzato come mappa dentro cui poter raggiungere un grado raffinato di imitazione, evita paranoie e angosce, si pone come una cornice certamente invalicabile ma questo è solo rassicurante per i giovani e belli costretti più a fare i conti con il loro eccesso di opportunità che con le costrizioni tipiche della...

Tra Marlon Brando e Johnny Depp

Paul McCartney scende le scale con passo non del tutto certo, per andare ad accomodarsi al pianoforte. Il video è quello di Queenie Eye dal suo ultimo lavoro New. Lo studio di registrazione è quello storico, il numero due di Abbey Road. Macca non corre ormai più il rischio di citarsi addosso, anzi ha fatto dell’autocitazione una forma non banale di metafinzione creativa. Un gioco iniziato anni fa con la leggenda della sua morte che lo stesso McCartney ha brillantemente alimentato (probabilmente anche per scaramanzia) inserendo nei propri lavori divertenti indizi. E questa volta indossa almeno un paio di sandali. Primo custode di se stesso, Paul McCartney gioca brillantemente su più piani: da un lato mostra uno dei luoghi simbolo della propria mitologia, dall’altro una chioma castana improbabile per un settantenne (già cinquantenne ingrigito), allo stesso tempo ospita un gruppo di amici che casualmente stanno tutti nella stanza. Tra di loro Jeremy Irons, Meryl Streep, Gary Barlow, Tom Ford, Lily Collins e Jude Law, probabilmente quelli che ce l’hanno fatta da soli parafrasando Queenie Eye.   Farcela da soli forse...

Partigia. L'ibrido e il grigio

Il commento lucidissimo di Marco Belpoliti uscito su doppiozero sul libro Partigia di Sergio Luzzatto e sullo strano rapporto in esso tra autobiografia, estetica del racconto e ricerca storiografica segna un momento importante nel dibattito accorato, traumatico per alcuni, esploso intorno al libro dal 16 aprile scorso in poi.     Puntando sulla presenza di Luzzatto stesso come personaggio principale del racconto, Belpoliti sposta l'attenzione dall'impossibile giallo dell'uccisione dei due giovani partigiani da parte della banda di Levi nel 1943 – lasciato irrisolto nei suoi elementi essenziali da Luzzatto, come ci spiega Belpoliti – e verso il valore attuale, di cui il libro e' un sintomo illuminante, della Resistenza, della figura di Primo Levi, e della Shoah in generale nell'Italia stravolta del nuovo millennio. Sono le confusioni del presente nei suoi rapporti col passato, a segnare l'importanza il libro, oltre all'abile operato dello storico di mestiere. Come risposta a Belpoliti e in dialogo con Partigia, riprendo qui un intervento pubblicato il 13.09.2013 su "Storicamente" [Robert S.C. Gordon, Shoah, letteratura e zona grigia in Partigia, «Storicamente», 9 (...

Carlo Emilio Gadda. Un gomitolo di concause

E' appena uscito, nella Piccola Biblioteca Adelphi, Un gomitolo di concause, ossia le Lettere a Pietro Citati, scritte da Carlo Emilio Gadda in un lasso di tempo che va dal 14 agosto 1957 al 27 agosto 1969. E' stato recensito con ampiezza da Paolo Di Stefano sul "Corriere della Sera" del 23 agosto u.s. Rimandiamo a quel testo per un'esauriente informazione generale.        Qui vorremmo fornire qualche appunto a caldo, qualche impressione di lettura di fronte a queste eccezionali quarantaquattro lettere. Precisiamo che le ottantacinque pagine del testo gaddiano sono accompagnate da altrettante pagine di note accuratissime di Giorgio Pinotti, da una nota al testo, sempre sua e da due saggi, uno ancora di Pinotti e uno, conclusivo, di Pietro Citati stesso. (Il volume è di complessive duecentotrentanove pagine).   Ricordiamo che Citati era, a quell'epoca consulente di Livio Garzanti (lo rimase dal 1956 fino a dieci anni dopo). Era lui che teneva i contatti tra l'editore e Gadda. Era lui che curava testi come il Pasticciaccio o Accoppiamenti giudiziosi o I viaggi, la morte. Gadda fu il solo grande uomo che...

Io e te

Molto bella l’immagine del manifesto dell’ultimo film di Bernardo Bertolucci Io e te. Due sguardi verso di noi, uno sopra l’altro, uno un po’ più indietro, uno maschile e l’altro femminile, tutti e due silenziosi e concentrati, non relazionati tra loro, non sognanti, non innamorati o arrabbiati o delusi o altro, puri sguardi fissi su di noi. Senza sembrare due teste di un unico corpo, sono però due sguardi inscindibili, siamesi; senza fare uno solo, sono insieme e sono qualcosa di doppio. Difficile guardarli tutti e due contemporaneamente, il nostro sguardo tende a fissarne uno per volta, ma se si guarda al centro tra i due li si coglie simultaneamente. Si scopre solo allora, mi pare, che in realtà gli occhi sono solo due, uno per volto e che il paradosso è proprio quello: il gioco tra uno e due è davvero inestricabile.   L’immagine funziona solo in verticale, così come sapientemente è. Se la girate in orizzontale, ruotandola dunque di 90 gradi sulla destra, la distanza tra di due personaggi aumenta al punto che davvero diventano due e gli sguardi si caricano di psicologia. Così...

Spaesati traghettatori tra rovine e futuro

Un atlante delle rovine, soprattutto se dedicato a un Paese come l’Italia, è creatura troppo variegata e stratificata, mutevole e ingannevole, perché possa accasarsi dentro le pagine di un solo libro, pur intenso e attentamente costruito quale Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro (pp. 250, € 18), che Antonella Tarpino ha appena pubblicato da Einaudi. Già c’è qualcosa di paradossale e contraddittorio, di speranzoso e scorato al tempo stesso (che sia “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo etc etc…”?) nel progetto di dar vita a una costruzione, seppur fragile come un libro, attingendo a rovine.   Rovine, non macerie, come già nelle pagine iniziali precisa l’autrice: poiché “la maceria… è traccia inerte del passato, sequenza muta di un tempo che non parla più”, mentre la rovina è il suo contrario: “irriducibile alla storia, o almeno alla cronologia (in quanto… incrocio di passati multipli, tutti inesorabilmente “in rovina”) essa dà tuttavia ancora segni di vita”....

Bernardo Bertolucci. Io e te

Doppiozero dedica un piccolo speciale al nuovo film di Bernardo Bertolucci, Io e te, attraverso le recensioni di Pietro Barbetta e Margherita Chiti.       Potremmo inserirlo nella trilogia romana di taglio psicologico con La luna (1979) e L’assedio (1999). Due figli rifugiati in una cantina, nascosti sottoterra come accadeva a ebrei e dissidenti durante il nazismo, come ai sequestrati che s’innamorano dei sequestratori, come in un sogno: “ero nascosta nella grande casa del Padre, qualcuno mi stava braccando, mi cercava, sentivo il suo respiro; ma io ero in un luogo sicuro, sapevo che non mi poteva trovare”.   Così Lorenzo, figlio quattordicenne di una madre preoccupata, decide di marinare la gita sciistica della classe e rifugiarsi presso la cantina di casa.   Il ragazzo si presenta alla prima azione nello studio dello psicoanalista, un Pippo Delbono in sedia a rotelle. Che cos’è la normalità? Poi arriva a casa e trova la madre che parla al telefono di lui, di come abbia deciso da solo di andare dallo psicologo e di come lei sia contenta. Il figlio che va dallo psicologo per conto...

Lungo il Po

“Andate a fare le gare a casa vostra”. Sono a Sabbioneta in uno di quei giorni d’autunno che conservano la memoria dell’estate e un gruppo di ciclisti bresciani settuagenari riceve questa accoglienza. Poveretti! Stan solo cercando un ristorante per celebrare la piccola impresa di aver percorso 70 km in pianura. La voglia di muoversi è comune a tutti, così come il pensiero che tra poco le giornate saranno più brevi e si tornerà a una vita più domestica.   Anch’io, col più fido compagno di vagabondaggi, son partito in direzione Po senza programmi né baedeker. Prima tappa la reggia di Colorno, transennata per via del terremoto, che ospita ALMA, scuola internazionale di cucina italiana. Un vecchio libraio ci dice che la scuola ha 400 allievi da tutto il mondo ed è ben avviata. Proseguiamo per Viadana, per rendere omaggio a Daniele Ponchiroli e a Roberto Boninsegna detto “Bonimba”, ma la cittadina ci pare un po’ addormentata e non troviamo l’osteria che corrisponde ai nostri desideri. La giornata è diventata estiva, il fiume un magnete e i lidi di Boretto e...

#140 cine: da giovedì 25 ottobre al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da giovedì 25 ottobre in sala. Amour di Michael Haneke (id., Austria, Germania, Francia 2012) #140cine Non fatevi ingannare dalla fama di Haneke: questa volta, sotto la freddezza della superficie, cova per davvero un amore infinito. Io & te di Bernardo Bertolucci (Italia 2012) #140cine Un altro assedio, un’altra storia di dreamers, anche se malati e disillusi. Bertolucci è sempre lui, chi lo ama non sarà deluso. Le belve di Oliver Stone (The Savages, Usa 2012) #140cine Che Stone sia bollito è noto. Se poi si mette a fare film da Winslow, è fin scontato che venga fuori la tamarrata tirata a lucido. The Possession di Ole Bornedal (id., Usa 2012) #140cine Ma quanto è largo sto fondo del barile che l’horror satanicoconfessionaleincuiunabambinadàdimatto sta raschiando da anni? Viva l’Italia di Massimiliano Bruno (Italia 2012) #140cine E se invece della verità...

Matthew Spender

Matthew Spender ha una sega elettrica in mano e affronta in un crescente pulviscolo bianco una forma di polistirolo. “Proprio una cosa facile”, commenta soddisfatto, intanto che si toglie frammenti da dosso e che di fronte a sé vede la forma che cercava. Accende poi una sigaretta, aspira profondamente. Deve fare un albero sacro, per la foresta di Irminsul: starà al centro di una versione di Norma alle Terme di Caracalla.   Però nel frattempo ha da finire una filastrocca per i quattro nipoti, in cui il lemma Parma Ham rima con qualche altro cibo anglo-italiano. La casa è quella a Gaiole in Chianti, che ha ispirato il film di Bernardo Bertolucci, Stealing Beauty. La bellezza è quella delle colline chiantigiane, amate da molti (ma non mancano i detrattori acerrimi), in cui è approdato insieme alla moglie Maro Gorky negli anni ‘60.   Scultore di fama, negli ultimi anni ha affrontato la scrittura in una serie di volumi, editi in Italia da Barbès, che hanno come filo le complicate e fascinose vicende familiari. Quelle, quindi, di Arshile Gorky e di Stephen Spender. Suo padre è una delle voci...

Parigi. Jean-Pierre Léaud

Scomparsi i filosofi (o presunti tali) in salsa Glucksmann o in salsa Bernard-Henri Lévy a seconda delle preferenze del salotto o del più modesto tinello, i grandi assenti delle elezioni francesi paiono essere proprio i pensatori e gli artisti. Il rapporto tra le élite culturali e il paese si è rarefatto, in buona parte ha cambiato forma e preso direzioni inedite. Prima che in una piazza, è così necessario entrare in un cinema e fare caso ad alcuni personaggi negletti e secondari. Ad esempio quelli interpretati negli ultimi anni da Jean-Pierre Léaud che ha saputo trasformare una dichiarazione pubblica di rivolta in un discorso intimo, e il buio di questi tempi in quello di una sala cinematografica.     Dopo avergli donato il personaggio di Antoine Doinel e un posto di rilievo assoluto nella storia del cinema, Francois Truffaut muore nell’inverno del 1984 abbandonando quello che resterà per sempre il suo figlioccio e alter ego sullo schermo. François Truffaut sta ormai morendo e Jean-Pierre Léaud vaga inconsolabile e disperato lungo boulevard Raspail: così lo incontriamo per l...

Citazione

È negli anni ottanta che la pratica della citazione diventa predominante nella produzione culturale occidentale. Dall’architettura alla letteratura, dall’arte visiva al design, dal cinema alla musica - in un percorso che vede i suoi sicuri precursori in autori come E. L. Doctorow (Ragtime, 1975; Loon Lake, 1979), Thomas Pynchon (V., 1963; The Crying of Lot 49, 1966; Gravity’s Rainbow, 1973) e Donald Barthelme (Snow White, 1967; City Life, 1970; The Dead Father, 1974) da una parte, Bernardo Bertolucci (Il Conformista, 1970), Francis Ford Coppola (The Godfather, 1972; The Godfather, part II, 1974), Brian De Palma (The Phantom of the Paradise, 1974; Dressed to Kill, 1980; Blow Out, 1981; Scarface, 1983) e George Lucas (American Graffiti, 1972; Star Wars, 1977-83) dall’altra - gli oggetti culturali del decennio si inseriscono in un sistema molto coerente anche se i rimandi si dirigono nelle direzioni più disparate.                   Così, tra fine anni settanta e ottanta gruppi musicali si rifanno nel nome e nel look ad esperienze artistiche ben localizzate (Cabaret...

Confidare ancora nei galantuomini?

L’articolo di Repubblica dello scorso 21 agosto era un perfetto tappabuchi di stagione, un petit rien da ombrellone. Il titolo suonava Rivoluzione a Miss Italia: nel nuovo decalogo per aspiranti reginette è raccomandata, si leggeva, la lettura di “almeno tre libri l’anno”. Fra i titoli consigliati Madame Bovary, Orgoglio e pregiudizio e Acciaio di Silvia Avallone. Facendo assurgere a classico con stupefacente rapidità – a un anno e mezzo dalla pubblicazione – l’ennesimo monnezzone scala-classifiche fabbricato da quell’industria del cinismo in cui da tempo s’è trasformata l’editoria italiana. Canonizzazione a tappe forzate che aveva previsto altresì, nel furor promozionale della volata (persa per un soffio) allo Strega 2010, l’oltranza di un editoriale avallonesco imposto alla prima pagina del quotidiano di scuderia, il Corriere della Sera (un temino di poche righe d’impostazione debitamente reazionaria, pour épater col pasolinismo degli stenterelli che tanto si porta in questi casi). Questa primavera è seguita la proposta d’un raccontino della medesima scala-...

Marketing dell’indignazione: il ritorno

Qualche anno fa, a proposito di alcune fortunate operazioni editoriali che mescolavano il giornalismo d’inchiesta con una certa facile retorica giustizialista, avevo proposto di riflettere sul senso e le forme del “marketing dell’indignazione”. In famiglia mi hanno insegnato che non è bene parlare di sé in pubblico, e certi studi strutturalisti di gioventù hanno radicato in me questa convinzione. Se dunque adesso lo faccio, dicendo di quella proposta, è perché adesso l’indignazione è diventata straordinariamente di moda, e cammina benissimo sulle proprie gambe anche senza un marketing che la supporti.   Il riferimento è ovviamente al libretto di Stéphane Hessel che, nella sua freschezza e genuinità, promette molto di più di quanto, a lettura ultimata, non mantenga. Ma che sta avendo quanto meno il merito, nel nostro Paese che ne ha tanto bisogno, di rilanciare un certo entusiasmo collettivo verso una passione che è al tempo stesso etica e politica, corporea e spirituale, economica e filosofica. Agli italiani che hanno ancora la capacità di indignarsi...