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Bette Davis

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Una conversazione con Tatti Sanguineti / Io, Sonego e gli altri

Non avevo mai parlato con Tatti Sanguineti prima di questo pomeriggio. Al telefono, dove subito ci siamo dati del tu, abbiamo fissato l'intervista per la sera, intorno alle nove, perché, mi ha spiegato lui, «preferisco lavorare di notte, nella penombra, quando nessuno ti scoccia con le telefonate e ti puoi dedicare con tranquillità alle cose da fare». L'oggetto dell'intervista è Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema (Adelphi 2015), versione riveduta e parecchio accresciuta de Il cinema secondo Sonego, edito nel 2000 dalla Cineteca di Bologna.   Durante la nostra chiacchierata, mi accorgo che Tatti non utilizza mai il termine “riscrivere”, ma sempre parole come “ricostruire” o “rifare”. Evidentemente, per lui questo libro è qualcosa di più e di diverso da un libro di cinema, e non soltanto per le dimensioni (poco meno di seicento pagine): man mano che ci si inoltra nella lettura, si ha sempre più l'impressione di avere a che fare con un folto romanzo di avventure, una cavalcata a rotta di collo attraverso cinquant'anni di cinema italiano. Il protagonista è un personaggio tutto sommato poco noto al grande pubblico: Rodolfo Sonego (1921-2000), ex...

L'illusione di Woody Allen

Evidentemente non siamo più in grado, in un film, di distinguere tra semplicità e banalità, di riconoscere la differenza fra un’immagine limpida e senza orpelli e una povera e piatta. Magic in the Moonlight, ad esempio, potrebbe essere entrambe le cose: un film semplice, limpido, senza orpelli, e per le stesse ragioni la deriva di tutto questo, e cioè un film sciatto, banale, già visto nella filmografia di Allen. È probabile che sia entrambe le cose, dal momento che una metà degli spettatori che l’ha visto questa settimana pensa in un modo e l’altra metà nell’altro.     Viene allora da chiedersi da cosa nasca una tale confusione di giudizi e di sguardi; cosa cerchi lo spettatore che a un’immagine chiede semplicità e limpidezza, e cosa, invece, chi si annoia di fronte a una regia di campi e controcampi, campi medi, totali e primi piani, e in una storia d’amore che parla di magia, inganni, dubbio e rimpianto.   Se possibile, una risposta potrebbe stare nelle pieghe stesse dello stile di Magic in the Moonlight, nei particolari minimi che, a guardarli o ad...

Identità Fabbrica Europa

La Storia è una garza per ferite che non si rimarginano. Tutti gli uomini hanno la testa fasciata nel III atto de Il Gabbiano del Teatro Nazionale Serbo di Novi Sad, per la prima volta in Italia, alla Stazione Leopolda di Firenze, grazie al Festival Fabbrica Europa che quest’anno ha dedicato quattro spettacoli al Teatro dei Balcani. Kostja si è sparato: ha fatto fuoco sul suo talento incompiuto e le fiamme hanno toccato anche Sòrin, Trigòrin, Dorn e Medvèdenko. Se non è riuscito a uccidersi, li ha messi però con le spalle al muro del proprio ruolo. Fermi immobili, seduti in fila di fronte al pubblico, parlano solo per bocca delle loro voci registrate, della ragione di (ciò che è) stato, del precipitare degli eventi. Le donne, Arkàdina, Nina, Polina e Mascia, amiche, mogli, amanti, “madripatrie”, li stringono forte al seno di fiele e compassione. È successo tutto, ma non possono fare niente, quindi succederà di nuovo. Kostja come Gavrilo Princip che cento anni fa, a Sarajevo, innescò con la sua pistola la Prima Guerra Mondiale e l’insaziabile resa dei conti nella...