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Byung-Chul Han

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Sesso postmoderno

Sarebbe Eros a doverci salvare dalla depressione, Eros a strapparci dall’inferno narcisistico, dal lento precipitare in noi stessi, prigionieri del sempre identico. Ma oggi dell’Altro non si fa più esperienza e, come scrive Byung-Chul Han, Eros agonizza (Eros in agonia, Nottetempo). Prestazione e risultato, lo si è ripetuto fino all’eccesso, sono i nuovi dèi ai cui altari ci sacrifichiamo, e l’Altro, in questa prospettiva che ci riguarda, si riduce a specchio: a lui il compito di confermare il nostro ego. Chiamiamo Altro quello che, in fin dei conti, Altro non è: siamo noi, con le nostre ripetizioni, i nostri fantasmi, i nostri ideali. «Io posso»: il soggetto si sottomette alla violenza della libertà, che lo conduce all’autosfruttamento. Bauman ne Gli usi postmoderni del sesso (il Mulino) sottolinea che alla «sana costituzione» richiesta dai poteri di controllo, si è sostituito il diktat della «forma fisica» dei nuovi poteri, che addestrano attraverso la seduzione e la creazione di bisogni. Non vi è un limite, alla forma fisica: non può essere misurata, né fatta oggetto di comparazioni; è il nome che si dà a un confine destinato a essere spostato indefinitamente, a...

Una stanchezza che cura

Nel suo libro La società della stanchezza (Nottetempo, 2012, pp. 81, Traduzione di Federica Buongiorno), il filosofo Byung-Chul Han sostiene che la società del XXI secolo non può più essere intesa come una società di tipo disciplinare, ma una società della prestazione. I soggetti infatti che la compongono non sono più sottoposti, attraverso determinati dispositivi, a forme di obbedienza, come magistralmente ci ha insegnato Michel Foucault, si caratterizzano piuttosto come imprenditori di se stessi.   Le patologie cui tale soggetto incorre non sono più di tipo batterico o virale, a istanza immunologica, quanto di tipo neuronale. La depressione, la sindrome da deficit di attenzione o iperattività, il disturbo borderline di personalità o la sindrome di burnout, derivano da un eccesso di positività. È il terrore di non essere all’altezza delle proprie aspettative, qui ed ora, immediatamente, nella situazione di performance che ogni singolo individuo sente di dover offrire, ma che in effetti pretende prima di tutto da se stesso.   Questo non significa che il cambiamento di...