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calamità

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Storia e cronaca / Il terremoto, Wikipedia e il tempo

Domenica 30 ottobre ero inchiodata, come milioni di italiani, di fronte alle immagini del terremoto che ha colpito, di nuovo, il centro Italia. Le immagini erano un po’ sgranate, pixellate, e già questo, in tempi di Full HD e banda larga e fotocamere sensibilissime nei cellulari, dava tangibile evidenza della difficoltà delle comunicazioni. Era un segno evidente dell’inciampo, dell’inadeguatezza della tecnologia, o per meglio dire dei suoi limiti, anche della sua fragilità, che a volte rischiamo di non percepire più. Sentiti per telefono i miei parenti, saputo che stavano bene fisicamente, benché fossero provatissimi nello spirito, gli occhi tornavano alle immagini televisive. Soprattutto a quella facciata della basilica di San Benedetto, foglio di pietra rimasto miracolosamente in piedi mentre, dietro, mura e tetto sprofondavano, accumulandosi in macerie scomposte. Era come guardare il volto di Medusa, col fascino e l’orrore che si rincorrevano a gara.   Guardando quella chiesa bellissima, che colpevolmente non avevo mai visto di persona, pensavo che – come la Siria, ad esempio – esistono luoghi, nel mondo, che sembrano scolpiti nell’eternità: uno pensa “prima o poi devo...

Il terremoto, la ricostruzione e l’anima dei luoghi

I paesi del Centro Italia distrutti, danneggiati, resi insicuri dal terremoto del 22 agosto dovranno essere ricostruiti. La lunga storia delle catastrofi e dei disastri che hanno colpito le popolazioni di tante regioni ci mostra, infatti, i rischi di dispersione e di abbandono a cui vanno incontro le comunità coinvolte dal sisma. Si tratta di fare presto. Ma anche di fare bene, di considerare le soluzioni possibili al netto delle retoriche e degli appetiti dei gruppi d’affari e di potere. La ricostruzione non è solo una scelta urbanistica e architettonica. Riguarda la memoria dei paesi, la possibilità di mantenere la rete di relazioni e legami che li costituisce, la capacità di rigenerarne e re-inventarne l’identità. Per questo è necessario riflettere da subito, ora che la macchina della ricostruzione sembra mettersi in moto, su «dove e come ricostruire» e sul suo senso per il futuro dei paesi colpiti.   1.   «Ai luoghi ormai non si rivolge più l’ascolto silenzioso e devoto in cerca della verità, ma la curiosità mobile e ciarliera, assetata di sempre nuovi spettacoli. Il luogo non è più una voce enigmatica ma veritiera, ma un oggetto su cui lasciare correre uno sguardo...

Quarant’anni dopo / Terremoto in Friuli

Una vecchia foto in bianco e nero: due sorelline inquadrate in un piano americano, la minore con cappottino chiaro davanti alla maggiore con cappottino più scuro; dai fazzoletti annodati sotto il mento spuntano una frangetta e una ciocca bionde. La più piccola ha un’espressione imbronciata, non pare contenta di essere immortalata dall’obiettivo: inquieta, ha disatteso l’ordine di star ferma, lo scatto l’ha colta mentre piega il gomito destro tagliandone di netto la mano. La maggiore (quella con la frangetta), più ubbidiente, è in posa con un sorriso imbarazzato, il braccio sinistro lungo il fianco e le dita della mano semi chiuse. Doveva essere stata una bella giornata di fine inverno: strizzano gli occhi per il sole in faccia. Sullo sfondo incombe il versante roccioso di un monte e a sinistra, dietro la spalla della piccola, s’intravede una vigna spoglia e una casa dall’architettura anni sessanta. Nessuna scritta sul verso, non i nomi, né l’anno, né il luogo. Ma non servono.      Conservo questa immagine da quasi mezzo secolo, so chi sono quelle bambine, posso ricostruire l’anno in cui sono state fotografate, e so qual è il paese. Un paese distrutto dal terremoto...