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Cantico dei Cantici

(7 risultati)

Altre visioni a Coltano / Animali Celesti per un canto alla follia nei boschi

Prima di tutto il canto dei grilli. Sotto i pini, “nell’utero della notte”. Poi immagini di primavere seccate, di orchi che offrono la pancia al gioco dei bambini, donne violate dal nostro guardare voyeuristico, dal nostro desiderare, e da un’altra parte la luna in ciel del pastore errante di Leopardi, e un cercarsi, dirsi, mangiarsi, ansimarsi degno del Cantico dei cantici, “io capriolo e tu cerbiatta”. E cavalli nella notte, placidi, grandi, come apparizioni, come calmanti delle ansie notturne generate da Pandemia, e cani illuminati da lucine di fiera, sempre sotto i pini, i lecci, tra i cespugli, con canti d’uccelli notturni. Figure immobili, di re regine profeti e profetesse, in trono o spodestate, di martiri, splendenti solitarie misteriose icone, attori e persone decretate “matte” da qualche dolore della vita, rifulgenti come presenze àncora in spettacoli caleidoscopici.   Oracoli in/versi, ph. Michele Lischi. Provo a sintetizzare così due giorni vissuti a Coltano, presso una villa medicea da dove – si dice – Guglielmo Marconi lanciò il primo segnale radio fino in America, ai margini della tenuta presidenziale di San Rossore, Pisa, già immersi nella meravigliosa...

Colum McCann / Apeirogon. Il dolore di due padri

Questa è la storia di due padri, uno israeliano e uno palestinese. Hanno visto le loro figlie uccise bambine dalla violenza che strazia quelle terre e invece dell’odio hanno scelto le parole. Insieme raccontano. “Sono Rami Elhanan, il padre di Smadar”. “Sono Bassam Aramim, il padre di Abir”. Da anni, nelle scuole, nei teatri, nelle librerie, per un attimo riconsegnano alla vita quelle ragazzine che mai diventeranno donne. Raccontano, con fatica, con dolore, perché la pace fiorirà solo nel dialogo, nella tolleranza, nella riconciliazione. “Non finirà finché non ci parliamo”. Questa è una storia vera ed è l’asse attorno a cui ruota, con superba lentezza, il brulicante universo che anima le pagine di Apeirogon, l’ultimo lavoro di Colum McCann, da poco in libreria in italiano (Feltrinelli, 528 pp.). Un libro-mondo che per dire uno dei territori più frequentati dall’immaginario contemporaneo scardina l’impianto tradizionale del romanzo, rimescola i generi e domanda tempo e fiato per compiere un tragitto vertiginoso fatto di schegge e stralci – 1001 secondo la lezione delle Mille e una notte.    L’apeirogon che dà il titolo al libro è un poligono dal numero infinito di lati. E...

Portamento / Cedro del Libano

La domanda li sorprende sempre: «che alberi sono quelli di Piazza Ateneo Nuovo?». È un piccolo test che talora pongo agli studenti del mio corso di letteratura italiana contemporanea sul loro grado di curiosità e di attenzione a un elemento costante nella loro vita quotidiana. Di solito tirano a indovinare, e non ci azzeccano mai. Una volta una studentessa, forse per spiritosaggine, rispose: albicocchi. Eppure, passano sotto quegli aceri in tutte le stagioni dell’anno, si siedono sulle panchine sotto le loro chiome. Non sanno rispondere nemmeno se chiedo loro che alberi hanno in giardino o quali si vedono dalla finestra di casa. Al più, sono genericamente alberi, e tanto basta. Se pure ne conoscono il nome, non sanno ritrarli. Semplicemente: non li vedono, non sono presenze significative, non esistono.   Non che pretenda una precisione botanica, spero solo che ricordino almeno la forma o il margine delle foglie, che abbiano ammirato i fiori o badato ai semi... Allora leggo loro un passo letterario dove la descrizione di un elemento naturale e l’attenzione al dettaglio si fa rivelazione, oltre che lezione di stile.  Dico degli alberi, ma mostrano un atteggiamento simile...

Torino spiritualità / «Mi sono nascosto» (Genesi, 3,10)

1. La parola, il nome Adamo ha già disobbedito, ma non ha ancora imparato a mentire. Nell’Eden, quando Dio finalmente lo scova e lo interroga, l’uomo risponde con sincerità sconcertante: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura perché sono nudo, e mi sono nascosto» (Gn 3,10). Dal punto di vista procedurale, è un passo falso irrimediabile. La nozione di nudità, inconcepibile senza l’accesso alla conoscenza, si trasforma nell’indizio che permette a Dio di strappare una confessione definitiva. Non avrai mangiato il frutto dell’albero proibito?, insinua l’Altissimo. E l’altro, creatura ancora sincera e già un po’ ipocrita, ammette sì di essersene cibato, ma dietro istigazione e insistenza della donna. Dopo di che, non c’è più niente da fare. Per il resto del capitolo 3 di Genesi, infatti, Dio parla e l’uomo ascolta, a testa bassa: il dolore, la fatica, la sentenza del ritorno alla polvere. Anche il serpente viene condannato per la sua malizia di tentatore, e viene condannata la donna, alla quale toccano le doglie del parto. Solo in rapporto alla sua compagna Adamo sembra ritrovare per un momento la grazia primordiale. Dona un nome anche a lei, Eva (Gn 3, 20), come in...

Per Severino Cesari / Ancora parole, quando è finita la benzina

Nell’ottobre del 2013 ero a Roma per un paio di giorni, c’era l’uscita del libro di un’amica da festeggiare, e alcune incognite sul mio secondo romanzo che sarebbe uscito a fine marzo del 2014. Ne volevo parlare con Severino, ero arrivata da Bologna con la speranza che potessimo ritagliarci un paio di ore insieme, anche se sapevo che era parecchio affaticato, la prima ischemia lo avevo colpito e, nonostante al telefono e per mail mi rassicurasse che la fisioterapia lo stava aiutando moltissimo, conoscevo per esperienza quanto la semiparalisi debiliti e rallenti. Ero ospite da amici in via del Corso e ci demmo appuntamento davanti a Santa Maria in Vallicella, lì dove la strada si allarga per accogliere una fontana e una piazza davanti alla chiesa. Quando scese dal taxi e ci abbracciammo, mi disse: “Be’ adesso non sono più in incognito”. Alludeva a una conversazione che avevamo avuto tre anni prima, alla stazione di Torino dove era venuto ad attendermi al binario e probabilmente colpito da quanto poco simpatica fosse la manovra per fare scendere una persona in sedia a rotelle dal treno, mi aveva detto: “Sono anch’io un disabile, ma in incognito”, poi mi aveva raccontato le peripezie...

"Tentate di spiegare il nome mela" / La mela: discordia, d'oro e d'amore

La mela, a modo suo, è cosa. È piccola (sta nel palmo di una mano), è rossa (non sempre, d'accordo), è profumata, è dolce. Sembra semplice da ritrarre, la mela, da parte del pittore della realtà, ma non è così, come ben spiega Jacques Prévert in un piccolo squisito poema del 1949 dal titolo Promenade de Picasso:    Su di un piatto ben rotondo di reale porcellana  posa una mela;  faccia a faccia si trova  un pittore della realtà  che prova, vanamente, a dipingere  la mela tale quale è  ma  mica si lascia fare, lei...   Sur une assiette bien ronde en porcelaine réelle une pomme pose. Face à face avec elle un peintre de la réalité essaie vainement de peindre la pomme telle qu'elle est mais elle ne se laisse pas faire...   E no che la mela non se la lascia fare, la mela sul cui tema Prévert prosegue esibendosi in variazioni virtuosistiche cui partecipano Adamo, Eva e il serpente, Ercole, Wilhelm Tell e Isaac Newton; così il pittore comincia a capire che tutte le apparenze della mela sono contro di lui, e non sapendo più che fare per ritrarla tale e quale è, prende sonno. Passa di lì Picasso, che vede la mela e il piatto e il...

Croco, il poeta dei prati

I primi a fiorire sono i gialli poi, in successione, i bianchi e i blu. Al primo sole di febbraio, i crochi con rapidità sorprendente sembrano spuntare dal terreno con le corolle già aperte. Ogni anno mi rammarico – come Vita Sackville-West – di non aver piantato in autunno altri bulbi, tale è la gioia di vederli affollare l’erba non ancora rinnovata.      Da non confondere con i colchici (famiglia delle Liliacee, antesi autunnale), i crochi appartengono alla famiglia delle Iridacee e possiamo averne in fiore sia in autunno sia alla fine dell’inverno. Il genere comprende circa un’ottantina di specie provenienti dall’area mediterranea, dai Balcani e dall’Asia Minore, ma gli ibridatori hanno selezionato, per lo più dallo spontaneo Crocus vernus, innumeri varietà dai colori, screziature e profumi dilettevoli.   È bene piantare i bulbi da settembre a ottobre (ma si è in tempo fino a dicembre), a una profondità di 7-8 centimetri in un terreno ricco misto a sabbia, fresco ma ben drenato. Si moltiplicano per bulbilli, che crescono attorno al bulbo madre, e per seme se volete cimentarvi nel creare nuove varietà. Usateli per far corona agli alberi, a macchie nel prato...