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Carlin Petrini

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La scomparsa di un cantautore grande quanto schivo / Addio a Gian Maria Testa

Quando ho saputo della morte di Gian Maria Testa, dal cd della radio dell’auto stavo ascoltando “Lasciami andare”, dove il cantautore piemontese – lo spiegava nei suoi concerti – confessava l’imbarazzo di presenziare alle cerimonie funebri di amici che ci hanno lasciato più soli. “ Non sono venuto per salutare che io non lo conosco il tono giusto del saluto … e nemmeno le parole per la circostanza … lasciami andare”.Non conoscevo personalmente Gian Maria, ma da qualche anno erano sue le canzoni che mi accompagnavano nei tragitti in auto, forse un po’ stanco di tanti altri cantautori più blasonati e affermati, italiani e francesi, o di lingua inglese. Non so se mai è apparso in televisione, ma possedeva la stima di quanti apprezzano chi non ama i riflettori e preferisce un ascolto più schivo e pensoso. La malinconica tenerezza di alcune sue perle – non so se definirle canzoni d’amore –, come “Dentro la tasca di un qualunque mattino” o “Come al cielo gli aeroplani”, era la stessa che risuonava nella sua “poesia civile”, quella del disco “Da questa parte del mare” del 2006, dedicato ai migranti di ogni tempo. Una delle canzoni aveva per titolo “Ritals”, termine con cui nel sud della...

San Francisco

Nonostante le spiacevoli traversie dei viaggi andati a male sappiamo che non sarà questo a fermarci. Le esperienze di viaggio ci insegnano che la prossima volta potrebbe andare meglio, anche quando tutte le evidenze volgono al peggio. C’è, nel viaggio, la forza di una sorpresa, l’idea di novità, la deriva profonda dell’avventura, quella che il filosofo Jankélévitch pensava fosse la chiave dell’idea di inizio, di ri-partenza o di qualcosa che “stacca” il tempo normale e lo fa diventare una freccia. C’è, nel viaggio, la busta a sorpresa che una volta si comprava in edicola. Non importava quel che c’era dentro, giornaletti, soldatini, cianfrusaglie, ma era l’aprirla il momento magico. Il viaggio è un avvio. E soprattutto esso è una riproposizione del presente, riporta il presente dove dovrebbe stare.   Adesso che sto ballando in un posto improbabile, nell’unico quartiere off rimasto a San Francisco, Bayview, un ghetto nero in cui la gentrification tarderà ad arrivare, adesso lo sento il presente. In una dark room di un bar malandato all’angolo della...

L’enciclica papale bestseller

Con questo articolo di Gianfranco Marrone proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti e proseguita con l'intervento di Alessandro Zaccuri, sulla recente enciclica papale Laudato si'.   Quanto meno un merito, apparentemente di dettaglio, questo libro senz’altro ce l’ha: è un testo, anzi un Testo, senz’ombra di dubbio, e tutto d’un pezzo. In un’epoca in cui – si ribadisce fino all’esaurimento – la testualità tradizionale ha sconsolatamente perduto autorità e autorevolezza, se non esistenza ontologica e spessore sociale, e in cui le grandi narrazioni si son sciolte in milioni di cinguettii più o meno social che ci investono a fiumi per dileguarsi ancor più rapidamente, e in cui, fra l’altro, ogni canone letterario s’è dissolto nelle valanghe di enunciazioni minori e variamente queer, ecco un testo-testo come non se ne vedevano da tantissimo, un testo canonico per definizione, di quelli che, per statuto comunicativo e disposizione culturale, sono e saranno soggetti a decine e decine di interpretazioni possibili e impossibili, di...

Navigare fuori rotta

Il Gps, questo sconosciuto. Nessuno ne parla, ma a ben pensarci un simile aggeggio tecnologico sta a poco a poco modificando la nostra vita quotidiana quasi quanto il più acclamato telefonino. Grazie al navigatore satellitare, non abbiamo più bisogno di orientarci: abbandoniamo mappe e carte geografiche, dimentichiamo i mille segni del territorio che ci permettevano di attraversarlo, perdiamo il senso dei luoghi. Tutto diviene uguale a tutto: paesi, città, periferie, svincoli autostradali, ponti, viali, piazze, cul de sac. Al punto che – fateci caso – stanno sparendo dalle strade anche i cartelli con le indicazioni, le insegne, gli stessi segnali stradali. Cosa fare per arginare quest’occulto potere d’una macchinetta a prima vista innocua? Come diceva il grande Goffman, per comprendere le regole sociali bisogna mettersi dal punto di vista del ladro, cioè di uno che sa come aggirarle. Allo stesso modo, possiamo capire i punti deboli del navigatore satellitare osservando i tempi e i modi in cui ci risulta molesto.   È quel che è accaduto alcune settimane fa, quando, in giro per le Langhe, con alcuni...

Santa polenta!

Chissà se sarebbe piaciuto al notaio Franco Cavallone il “Santa Polenta”? Io credo di no, non tanto per come si mangia, ma, per un gran borghese come lui, l’idea di bere vino in un bicchiere di plastica, di apparecchiarsi la tavola con posate da pic-nic ai bordi dell’autostrada, l’avrebbe certo infastidito. Da persona di grande educazione, nonché traduttore della classica espressione “Good Grief” di Charlie Brown in, appunto, “Santa Polenta”, non avrebbe fatto mostra di infastidirsi, ma certo i velluti rossi del “Cambio” con il tavolo di Cavour sono un’altra cosa. Venendo da Milano, varcato il Ticino, Torino colpisce perché tutta impavesata di tricolori: terrazzi, balconi, strade e palazzi. Gli amici torinesi ci fanno notare come il pallido Cota (novarese) abbia fatto una magra figura e non abbia colto un sentimento condiviso dalla quasi totalità dei torinesi nel dissociarsi maldestramente dalle celebrazioni risorgimentali. Tornando al “Santa Polenta”, cominciare una rubrica di ristoranti con una gastronomia stride un po’, tanto più nel Piemonte che...